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Arcidosso (Toscana): visita al borgo sul Monte Amiata

Arcidosso, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Il piccolo borgo di Arcidosso riassume tutta la pittoresca toscanità di una regione avvezza all’estetica mischiata al fragoroso gusto storico. Alle pendici dell’imponente Monte Amiata (il nucleo urbano si trova adagiato a 679 metri di altitudine) entro il settore boscoso della provincia di Grosseto, questo paese di poco più di 4.000 abitanti vive di eterogeneità geografica (si estendono montagne, vallate e pianure maremmane), sociale e ovviamente architettonica.

Storia

La storia ha imposto un dictat importante che ha finito con il permeare l’intero abitato e le sue splendide chicche. Arcidosso ha visto la luce intorno all’860 d.C. ma non è affatto esclusa un’origine ben più antica. È certa l’etimologia del nome, che unisce i toponimi arx e dossum, rispettivamente aventi il significato di "fortezza" e "dosso", ed effettivamente le fortificazioni arrivarono con gli interventi ordinati dagli Aldobrandeschi al fine di far erigere il Castello poi preso lungamente d’assedio nel 1331 dalle milizie senesi di Guidoriccio da Fogliano, conquistatore del borgo assorbito temporaneamente dalla Repubblica di Siena.

Nel 1559 si verificò la prima consistente svolta con il subentro dei Medici di Firenze, ma Arcidosso sbocciò in piena regola nel periodo immediatamente precedente l’Unità d’Italia, cioè sotto il Granducato di Toscana, quando la popolazione locale aumentò letteralmente portando le proprie unità a 12.000, vale a dire quattro volte tanto gli abitanti della ben più influente Grosseto. Una parte della storia ottocentesca del paesello di lega alle desuete gesta di David Lazzaretti, il noto “profeta dell’Amiata”, visionario predicatore eremita e promotore della Chiesa giurisdavidica. Fondata una comunità religiosa, nel 1878 l’uomo venne ucciso insieme ad alcuni suoi accoliti nel corso di una violenta repressione che colpì il gruppo intento a condurre una processione pacifica.

Cosa vedere ad Arcidosso

La Casa di Lazzaretti è ancora ubicata nel centro urbano, scrigno di tesori che offre una traduzione in palazzi, chiese e monumenti il cui il leit motif è l’eccezione, quella che fa spalancare gli occhi e aprire involontariamente la bocca. Oltre alla già citata Rocca Aldobrandesca (che coabita la piazza insieme al Teatro degli Unanimi, il più antico teatro della provincia di Grosseto), si distinguono vestigia rivelatrici aggiungendo preliminarmente al computo il Cassero di Montelaterone (detto Roccaccia) e quanto rimane di Castel Vaiolo su una collina nei pressi di Stribugliano: c’è il seicentesco Palazzo Giovannini Banchini con l’ammirevole camino in pietra e l’edicola cinquecentesca recante l’immagine della Madonna Assunta che lo fiancheggia; Palazzo Ferrini Amati possiede invece un impianto trecentesco, vi si nota il bel portale bugnato ad arco ed è di un secolo più giovane rispetto al Palazzo Pretorio in frazione Montelaterone, ch’è del Duecento.

Citiamo dunque gli edifici della storia antica poiché la maggior parte interessa per contro la storia relativamente recente: ne danno un esempio il Palazzo Comunale (1851), Palazzo Giabbani (primi anni del ‘900), Palazzo Pastorelli (prima metà del XIX secolo) e Palazzo Conterio (primi anni del XX secolo). Tutt’intorno e al contempo internamente al centro storico s’ergono le Mura di Arcidosso, organizzate in una doppia cinta costituente in epoca medievale il primigenio sistema difensivo del paese, i cui passaggi oggi si riconoscono nella Porta del Castello, nella Porta dell’Orologio e nella Porta Talassese. Dell’apparato civico architettonico fa altresì parte un complesso di matrice industriale, il Lanificio dei Bagnoli sito nell’omonima frazione, operante fra il 1875 e il 1930, poi convertito ad altri usi e infine lasciato al completo abbandono.

Camminando fra le Fonti del Poggiolo, la Fontana di Piazza Indipendenza (è in travertino e si fregia della presenza scultorea di una Maternità di Alberto Lozzi) e la Fontana medicea dell’Incoronata si arriva a toccare con mano il lungo stuolo di luoghi di culto di cui il tessuto cittadino appare a dir poco tempestato, per non dire ricoperto. La più antica esponente della religiosità in loco è sicuramente la Chiesa di San Niccolò, datata 1144, che serba all’interno tripartito arredi pregevoli come l’acquasantiera d’inizio ‘600 e il cinquecentesco Crocifisso ligneo. Al 1188 risale la Chiesa di Sant’Andrea, ove si trova sepolta la salma del poeta Giovan Domenico Peri. Coeva risulta essere la Chiesa di San Leonardo, che tra gli altri conserva uno stupendo altare in trachite realizzato dall’artista Pietro Amati.

La Pieve di Santa Maria a Lamula, forse del X secolo, ricorda lo scomparso villaggio medievale di Lamula e si dice sia stata eretta nell’esatto punto in cui una mula si inginocchio trasportando una statua della Madonna. Più verità che leggenda è quella che ha accompagnato la costruzione del Convento dei Cappuccini tra il 1590 e il 1593, sommo comprensorio sacro (frontalmente al quale si pone l’elegante Villa della Palazzina risalente al 1620) inglobante la suggestiva Chiesa di San Francesco a navata unica con copertura a capriate, portico e duplice cappella laterale. All’interno custodisce la pala raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i Santi Bernardino da Siena, Francesco e Leonardo, opera di Francesco Vanni. Una Madonna con Bambino è presente anche nel trecentesco Santuario della Madonna delle Grazie, ricolmo di altre preziose opere pittoriche.

I dintorni e il Monte Amiata

Moltissime cappelle si dispongono dentro e fuori l’abitato o insite nelle diverse località, ma va accentuata maggiormente l’eco della Torre Giurisdavidica, voluta nel 1869 da David Lazzaretti e restaurata nel tempo dopo crolli e cedimenti. Di genere totalmente diverso è il Gompa di Merigar West, sacro tempio tibetano a forma ottagonale inaugurato nel 1990 niente meno che dal IV Dalai Lama Tenzin Gyatso sulla cima del Monte Labbro, punto focale della Riserva Naturale Monte Labbro che circoscrive il Parco Faunistico del Monte Amiata. L’hinterland palesa in verità tante aree di sublime e coinvolgente bellezza, basti pensare alla Cascata dell’Acqua Alto, alla Grotta di Merlino (così denominata poiché la leggenda vuole che vi abbia trovato rifugio il mitico mago alla corte di re Artù) e alla Riserva Naturale Poggio all’Olmo.

Eventi, sagre e manifestazioni

La castagna IGP del Monte Amiata, la zuppa arcidossina e il delizioso vino Montecucco DOC sono solo alcune delle prelibatezze che si possono gustare in occasione dei principali eventi organizzati ad Arcidosso. Si ricordano allora Castagna in Festa nel mese di ottobre, l’Amiata Folk Festival a luglio e lo spettacolare Natale di Luce a dicembre.

Come arrivare ad Arcidosso

Percorrere l’Autostrada del Sole A1 fino all’uscita Firenze/Certosa, immettersi successivamente sul raccordo autostradale Firenze – Siena, imboccare la superstrada verso Grosseto fino a Paganico, infine seguire le indicazioni per Arcidosso; la stazione ferroviaria più vicina è quella di Civitella – Paganico, da cui bisogna proseguire fino al paese a bordo degli autobus Rama; l’aeroporto di Firenze è quello di riferimento, distante 169 km dalla località.

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