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Melendugno (Puglia): le spiagge, la Grotta della Poesia e il borgo del Salento

Melendugno, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Una finestra aperta e appagante sull’Adriatico, perla del Salento, appendice rinomata del suo capoluogo, Lecce, da cui dista solo 18 km. Tutte queste fascinose caratteristiche fanno di Melendugno una vera località turistica che si prende uno dei migliori tratti di costa presenti nella regione dell’abbondanza, la Puglia.

Le spiagge di Melendugno

Cittadina di 10.000 abitanti, si spalma su un litorale meraviglioso che vede sventolare animatamente la prestigiosa Bandiera Blu a riconoscimento di una bellezza paesaggistica onorata da articolati lidi attrezzati e servizi efficienti che ispessiscono il blasone delle varie marine marine.

Si parte con Torre d’Orso (nella baia in cui risalta una lingua di sabbia finissima di color argento si situa la suggestiva Grotta di San Cristoforo), e poi San Foca (possiede uno dei porti turistici più influenti del litorale e falesie che ne caratterizzano il territorio celando la leggendaria Grotta degli Amanti), Sant’Andrea (vi è attivo dal 1932 un faro d’altura costruito in mattoni) e la magica Roca Vecchia (eccezionali le Grotte della Poesia, la cui specificità sta nell’essere entrambe a cielo aperto) identificate ciascuna da una vetusta torre di guardia e costellate di splendide insenature, vaste spiagge, i faraglioni delle Due Sorelle e calette protette da corone di dune sabbiose, pinete e folta vegetazione propria della macchia mediterranea.

Cosa vedere a Melendugno

Il centro nevralgico del nucleo urbano dista in realtà 6,5 km dal mare, per cui è un borgo che vive appieno l’inveterato entroterra pugliese occupandone l’area con case a corte d’estrazione chiaramente medievale intervallate da numerose strutture agricole e frantoi ipogei che pullulano nella zona di frazione Borgagne (ove si concentrano masserie ed edifici di rilievo come Castello Petraroli, la Chiesa Madre Presentazione del Signore e la Chiesa della Madonna del Carmine) testimoniando una fiorente economia basata sulla terra e le tradizionali consuetudini, maturate a fronte di una storia molto antica che affonda le proprie radici addirittura nell’epoca preistorica come indicato da reperti archeologici e i dolmen neolitici denominati Placa e Gurgulante. Da queste parti sorgevano delle città fortificate, la più antica risalente al XVI secolo a.C., distrutta da un incendio e sostituita quasi cento anni dopo dalla Roca dei Messapi, invasa da Maometto II nel 1480.

Tutt’intorno ancora oggi fiocca una molteplicità di grotte sotterranee al tempo abitate da monaci basiliani abituati a condurre una vita cenobitica prima di diffondersi massicciamente in epoca normanna e fondare moltissime abbazie in tutta Italia, specialmente nel Meridione. Una di queste, l’Abbazia di San Niceta, si trova ubicata nel bel mezzo di un incantevole uliveto fuori del paese. Voluta nel 1167 da Tancredi d’Altavilla, è ormai rappresentata soltanto dalla chiesa ristrutturata in stile gotico nel corso del ‘400 e affrescata con varie icone sacre, Sant’Antonio da Padova, San Paolo, San Nicola, l’immancabile Madonna col Bambino, una duplice Crocifissione e San Rocco. La costruzione dell’insediamento fortificato di Roca Nuova succede la caduta di Roca Vecchia precedendo l’istituzione del comune di Melendugno nel 1808 a opera di Giuseppe Bonaparte re di Napoli. Nel 2008 è stato avviato l’imponente recupero della Roca e del borgo sviluppatosi intorno alla fortezza, un’ottima notizia per tutti i turisti.

Primo simbolo architettonico di Melendugno è il Palazzo Baronale D’Amely, allocato nel centro storico e inizialmente semplice torre difensiva progettata sul finire del Cinquecento da Gian Giacomo dell’Acaya e ancora presente nel suo slancio poligonale in grado di raggiungere un’altezza di 12,5 metri. Tale monumento architettonico va certamente visto e ammirato per la particolare pianta a forma di stella considerata un’autentica rarità nel trend costruttivo salentino. La proprietà dell’edificio è detenuta attualmente dalle Suore Povere Figlie delle Sacre Stimmate, le quali continuano a venerare la statua della Madonna Immacolata in bella vista sopra lo stemma baronale e gli affreschi raffiguranti il Cristo Crocifisso e una Madonna col Bambino.

Affacciata in postura elegante sulla bella Piazza Monsignor Durante, la Chiesa di Maria Santissima Assunta è sorta nel 1575 ma reca una facciata realizzata nel Settecento. L’interno conserva un pingue campionario di pezzi d’arte preziosi, l’altare della Madonna del Rosario scolpito da Aprile Petrachi, l’Ultima Cena dipinta sul paliotto in pietra leccese e lo stupendo tabernacolo ligneo anch’esso creato dal Petrachi. Lasciandosi trasportare dal vento della conoscenza che soffia fra le graziose strade del borgo si arriva al cospetto di altri luoghi di culto di apodittico splendore, e fra questi spiccano l’Edicola della Madonna del Buon Consiglio, la seicentesca Cappella dell’Annunziata, la settecentesca Chiesa dei Santi Medici e infine la Chiesa dell’Immacolata.

Eventi, sagre e manifestazioni

Il culto si esprime peraltro attraverso tantissime feste che riempiono il calendario comunale da gennaio a dicembre, una lunga fila di ricorrenze capeggiate dalla Festa patronale di San Niceta che si svolge il 15 e 16 settembre. Appuntamenti enogastronomici sono costituiti dalla Sagra dell’Ulivo che elogia l’oro verde di Melendugno, dalla Sagra te lu purpu (sagra del polpo) nel mese di agosto e dalla Festa della Castagna e del Vino salentino a ottobre. Durante questi ritrovi, includendovi anche la Sagra delle Quattro Stagioni a Torre dell’Orso, la Sagra ortofrutticola a Borgagne e la Sagra del pesce a San Foca, è possibile accedere a un paniere di prelibatezze contenente fra gli altri le frittelle inzuppate nel vino cotto che gli autoctoni chiamano pittule, il pane alle olive e i conosciutissimi taralli.

Come arrivare a Melendugno

Da Lecce la località è raggiungibile percorrendo la SS 16 Adriatica Lecce – Maglie; dalla stazione ferroviaria del capoluogo leccese si prosegue su autobus extraurbani; l’aeroporto di Brindisi è quello di riferimento.

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