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Montella (Campania): le cascate e la visita alla cittą dell'Irpinia

Montella, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Non parliamo dell’ex giocatore e ora allenatore, bensì di un comune di quasi 8.000 abitanti posto nell’hinterland di Avellino in Campania. Montella s’inscrive in un paesaggio da sogno che include l’Irpinia nell’area florida del Parco Regionale Monti Picentini, un territorio a carattere montuoso dove non mancano suggestivi siti naturalistici come la Grotta del Caprone e la Grotta dei Centraloni, ampie faggete, boschi e copiose sorgenti che irrorano una terra foriera di non poche soddisfazioni a livello agricolo, economico e sociale.

Le cascate di Montella
Il parco si contraddistingue per alcune spettacolari cascate, alimentate dai corsi d'acqua che scendono dal Monte Terminio e Cervialto. Da citare la Cascata della Maronnella, che si trova in un contesto naturale ricco di vegetazione, la Cascata della Lavandaia, che serviva con la sua potenza un antico molino, oggi caduto in rovina, e infine la Cascata del Fascio, che come dice il nome, venne creata in epoca fascista ed oggi attrae turisti ed escursionisti.

Eventi, sagre e manifestazioni

Il paese gode appieno dei più pregiati frutti, in particolare la prelibatezza di punta che va sotto il nome di Castagna di Montella IGP (cucinata nelle versioni valani, varole e frisuli) di pari passo all’altra gemma, il Tartufo Nero. Non per niente, il primo fine settimana di novembre è molto caldo non per il clima ma per l’eccitazione e il folclore che la Sagra della Castagna di Montella si porta dietro dal 1982, anno della prima edizione (siamo attualmente alla 35° e non finisce qui, come avrebbe detto il compianto Corrado). La squisitezza non si fa mancare proprio nulla, lo conferma il Museo della Castagna, che offre agli avventori sei ambienti la cui multimedialità afferisce ai cinque sensi.

Storia ed origine del nome

L’origine etimologica del comune è piuttosto semplice da trovare, dato che Montella deriva dal termine Monticulus, chiaro riferimento al colle fortificato che fu presidio militare poco prima dell’arrivo dei Romani e della guerra fra i nuovi conquistatori e la coalizione sannitica. Prima municipio, poi feudo medievale appartenuto a famiglie influenti come i D’Aquino, il paese passò sotto dominazione normanna, sveva, angioina e aragonese nel corso dei secoli ergendosi a località strategica in epoca borbonica e durante la Seconda Guerra Mondiale quando, nel 1936, fu visitata da Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III.

Cosa vedere a Montella

Il censo architettonico di Montella è vasto, variegato e multi genere, per questo risulta stimolante visitarne il centro urbano, su cui svetta distaccato e magnifico il Complesso del Monte, nel quale al Castello murato s’aggiungono il Monastero del Monte e la Chiesa di Santa Maria della Neve. La Rocca è del X secolo, conserva la torre alta, il corpo centrale, le mura e altri importanti resti strutturali: sul finire del Duecento, Carlo II d’Angiò lo convertì in luogo di divertimento, Carlo II lo implementò con la cisterna idrica e le famiglie D’Aquino e Cavaniglia ne rinnovarono l’unicum prima che venisse abbandonato nel Cinquecento. L’edificio ecclesiale vanta una sola navata e la presenza di ben sei altari, un elegante coro e una bella pala lignea raffigurante la trecentesca Madonna dell’Umiltà, oltre all’immancabile organo di marca settecentesca. In riferimento al monastero ultimato nel 1586, si precisi che esso presenta una pianta quadrata, un chiostro con volte a crociera e un impianto in cui convivono i diversi locali per i frati che lo abitarono, orto esterno incluso.

Più isolato pare essere il Santuario del Santissimo Salvatore, posto in cima a un monte solitario da cui sovrasta la valle, meta di pellegrinaggio e luogo della Sacra campana, 20 quintali forgiati nel 1849 dai fratelli Marinelli di Agnone per essere suonata ogni giorno da almeno quattro fedeli. Misticismo e religioso silenzio animano l’aura che aleggia intorno al santuario, visitato molto spesso da ammiratori del suo altare in marmi policromi di fine XVIII secolo, la statua lignea del Gesù giovinetto, le cinque vetrate istoriate e molteplici altri elementi, su tutti il mosaico della Trasfigurazione e i tre sensazionali porte in bronzo di Tarcisio Musto.

Il Convento di San Francesco a Folloni è stato dichiarato monumento nazionale, più volte modificato e migliorato dalle casate angioine a seguito della fondazione operata da San Francesco nel 1222. Le due primigenie chiesette sono state sostituite da una nuova costruzione barocca con influssi rococò, ma delle antesignane rimangono visibili alcune parti come il portico d’ingresso, l’abside divenuto Cappella del Crocifisso e il campanile. L’ecclesiale esempio ultimo mostra valenti stucchi realizzati da Francesco Conforto, il pavimento a maioliche, il sarcofago di Diego I Cavaniglia e la lastra sepolcrale della contessa Margherita Orsini. Chicca importante è la Biblioteca annessa, che custodisce un numero elevato di manoscritti, complessivamente 20.000 volumi.

Il Convento comprende il fondamentale Museo dell’Opera che, istituito nel 1999, documenta per oggetti la diuturna storia del monumento: si può dunque accedere alla visione maestosa di arredi, suppellettili, argenti, ceramiche, stoffe, stampe e plurime reliquie che vanno a formare un corredo a dir poco straordinario in relazione a oltre 700 anni di vita conventuale. Il Chiostro è location di un’esposizione pittoriche che porta all’ammirazione collettiva pezzi come il San Francesco in estasi. Con tutto questo “ben di Dio” si raggiungono tranquillamente i 35.000 visitatori annui, interessati soprattutto ad approfondire quelle che sono le leggende, i racconti e le storie legati ai principali luoghi solcati dal santo di Assisi.

Nel centro storico di Montella sorge la Collegiata di Santa Maria del Piano, ovvero la Chiesa Madre o Duomo che dir si voglia: di essa cattura immediatamente lo sguardo l’austera porta lignea in noce intagliata e lavorata da Fabio Moscariello, un’opera pregevole che introduce a un interno a navata unica accompagnata lateralmente da molteplici cappelle sovrastate in alto da un soffitto a cassettoni ottagonali. Sono minori eppur degne di menzione le chiese di San Nicola, Santa Lucia, Sant’Anna e Madonna della Libera, cui si aggiungono le chiese gemelle di San Michele Arcangelo e della Madonna Santissima Addolorata, addirittura esistenti dal XII secolo.

Riconducibili a un’unica e più precisa categoria, i vari palazzi signorili arricchiscono l’intero abitato con la loro inesauribile bellezza dal sapore anticato. Palazzo Abiosi è eclatante per la sua annessione al giardino all’italiana la cui superficie raggiunge i 10.000 mq; seguono Palazzo Bruni Roccia, Villa Trevisani, Casa Carfagni e Palazzo Coscia, tutti edifici in buona parte ricostruiti o profondamente restaurati a causa del terribile terremoto dell’Irpinia datato 1980. Elegantissima Villa Elena, sontuosa figlia dello stile Liberty, la cui facciata a doppia rampa di scale e lunghe balconate stupisce anche alla seconda e terza visita. Dell’architettura fascista è rimasto Palazzo Gambone.

Prodotti tipici

Montella è fucina di prodotti tipici a iosa, che spaziano dalle già citate castagne e tartufo nero ai funghi, dalle specialità casearie alle caserecce fino alle tante varietà di carne, verdure e legumi. Entrando più nel dettaglio come è doveroso fare, ecco comparire prelibati latticini come il provolone, il caciocavallo impiccato, ricotta e scamorza, poi le stèse cotte con i ceci e i cecaluccoli (entrambi corrispondono a tipologie di pasta fatta rigorosamente in casa), mogliarelli (involtini di intestino farciti con cotenna e spezie) e pizza gialla. Sono tutti motivi più che validi per visitare Montella, comune che nel turismo ha trovato una sorta di Eldorado e seconda vita dopo il sisma irpino.

Come arrivare a Montella

Prendere l’Autostrada A16 Napoli – Canosa, uscire al casello di Avellino est, imboccare la SS Ofantina/Ofantina bis e uscire a Montella; praticabile anche l’Autostrada A3 SalernoReggio Calabria e da qui si esce a Contursi e ci si immette nella medesima Statale con uscita sempre a Montella; Montella possiede una stazione ferroviaria; Napoli Capodichino risulta l’aeroporto di riferimento.

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