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Ricetto di Candelo (Piemonte), visita alla Pompei medievale del Biellese

Come suggerisce il termine latino receptum, ovvero ‘rifugio’, il ricetto medievale era una struttura fortificata in cui si accumulavano i beni materiali e alimentari della borgata: qui il signore locale raccoglieva foraggi, vini e provviste di ogni genere in modo che il villaggio non rimanesse sfornito, e in caso di attacchi nemici la popolazione vi si poteva rifugiare, garantendosi la sopravvivenza. Il Ricetto di Candelo, in provincia di Biella, è uno degli esemplari meglio conservati di questo tipo di edifici medievali: nel cuore del Piemonte, tra vette imponenti e una vegetazione centenaria, le mura solide del ricetto sono così pittoresche e fiere da essere incluse nel club dei Borghi più belli d’Italia.

Per la loro importanza storica, economica e collettiva i ricetti sono stati oggetto di studi approfonditi, e quello di Candelo, in particolare, è privilegiato per la sua postazione panoramica e la vicinanza ad attrattive turistiche notevoli: dalle vie del borgo si possono ammirare il comprensorio delle Prealpi Biellesi e la Riserva Naturale Orientata delle Baragge. Nominato per la prima volta in un documento di Ottone III, in cui se ne confermava il possesso feudale a Manfredo, il Ricetto di Candelo è un testimone prezioso dell’epoca medievale, capace di farci viaggiare nel tempo.

Le abitudini contadine degli abitanti attuali hanno contribuito a mantenerlo vivo: fino a poco tempo fa, infatti, nelle ‘cellule’ si produceva ancora un buon vino e si mettevano al sicuro i prodotti della terra. Oggi invece le 200 cellule sono quasi tutte di proprietà privata, ma ancora adesso, come un tempo, vanno a comporre un edificio grandioso e affascinante: a pianta pentagonale, con un perimetro di circa 470 metri, il ricetto ha un superficie di 13 mila mq, una larghezza di 110 metri e una lunghezza di 120 metri. Tutto il perimetro è segnato dalle mura, ad eccezione del lato meridionale su cui si erge il palazzo comunale del 1819, realizzato in stile uno neoclassico contrastante con il gusto medievale dell’insieme.

Ciottoli disposti a spina di pesce compongono le fortificazioni, culminando in un decoro merlato, e agli angoli del ricetto se ne stanno impettite quattro torri a pianta rotonda, ristrutturate con coperture in cotto e decorazioni in mattoni. A proteggere l’unica via d’accesso, nella parte sud del borgo, c’è ancora una torre-porta massiccia che pretend rispetto, mentre sul lato nord, tra i torrioni angolari, ancora oggi si ammira la torre di cortina realizzata con grandi pietre squadrate.

Passando sotto la porta di ingresso si ha la sensazione di immergersi in un tempo lontano, tra cavalieri e dame, e ci si immette in una pittoresca piazzetta che ha il pavimento di ciottoli, raccolti lungo il vicino torrente. Qui, nel cuore del Ricetto di Candelo, spicca l’imponente palazzo del principe, commissionato da Sebastiano Ferrero nel 1496 quando divenne feudatario del villaggio, rimaneggiato più volte nelle epoche successive.

Tutte le strade che percorrono il borgo sono costituite da grandi ciottoli inclinati, in modo da consentire il deflusso delle acque verso la torre di cortina, e il tessuto viario si compone di cinque assi che vanno da est a ovest, intrecciati con due strade ortogonali. La rua principale (francesismo con cui si indicano le vie del centro) doveva servire al passaggio dei carri e aveva un’ampiezza maggiore delle altre, mentre gli edifici sono corpi edilizi non comunicanti tra loro, raggruppati in isolati diversi.

La costruzione tipica di Candelo comprende un ambiente al pianterreno, la caneva, che assomiglia a una cantina e ha il pavimento in terra battuta, vi si lavorava l’uva e vi si custodiva il vino a lavori finiti; al piano terra, detto solarium, l’ambiente secco e asciutto era ideale per la conservazione delle granaglie ed era accessibile mediante una lobbia, ovvero una balconata in legno sorretta da travi massicce.

Allontanandosi dal perimetro fortificato del ricetto ci si lascia la torre meridionale sulla sinistra, si scivola a valle lungo un sentiero erboso e si imbocca un sentiero acciottolato: si arriva così al cospetto della chiesa di Santa Maria, costeggiando la roggia Marchesa, che è il canale da utilizzato per l’irrigazione delle campagne sin dal 1561. In quest’area, sino alla piana del Cervo, c’erano le fosse per la macerazione della canapa, in uso fino ai primi anni del XX secolo. La chiesa, nominata per la prima volta in un documento del 1182, è stata rimaneggiata a più riprese ma conserva una facciata elegante in stile romanico, realizzata con le pietre del torrente disposte ancora una volta a spina di pesce. Dentro si possono ammirare raffinati capitelli del Quattrocento, begli affreschi della stessa epoca e un pregevole pulpito di metà Seicento.

Benché il Ricetto di Candelo non sia più destinato alla conservazione delle provviste, certe tradizioni radicate nel passato si sono mantenute sino ad ora, e sono ben visibili durante le feste popolari o semplicemente durante i banchetti, se ci si sofferma sulle ricette locali. Tra i prodotti del borgo ci sono il ‘salam ‘d ‘lula, un saporitissimo salame sotto grasso, e i dolci croccanti del Ciavarin.

Ad animare le strade del borgo ci sono alcuni appuntamenti speciali, in particolare ‘Candelo in fiore’, che si svolge tra la fine di maggio e l’inizio di giugno e ha l’intento di valorizzare i luoghi legati alla spiritualità, addobbandoli con fiori variopinti e mettendoli al centro di giochi, visite guidate e percorsi a tema: si comincia la passeggiata da Candelo e ci si muove attraverso un itinerario fiorito verso la Burcina, l’Oasi Zegna e altri santuari della zona. In dicembre invece, quando l’aria si fa frizzante, il Ricetto di Candelo si trasforma nel Borgo di Babbo Natale, proponendo ai bambini laboratori didattici appassionanti e allestendo un vero e proprio ufficio postale, in cui Babbo Natale in persona attende impaziente le lettere coi desideri dei più piccoli. Un ricco mercatino natalizio invaderà le rue del centro, con bancarelle cariche di dolciumi e oggetti artigianali in legno, sculture e decorazioni da portare a casa, in ricordo di questo magico villaggio.

Raggiungere Candelo non è difficile. In auto da Milano e Torino si prende l’autostrada A4 e si esce a Carisio, poi si percorre la statale 230 fino al bivio per Candelo; da Genova invece si prende l’autostrada A26 e si esce a Vercelli, imboccando nuovamente la statale 230. Chi preferisce l’autobus può contare sulla linea Biella-Vercelli-Milano, e in treno si scende direttamente a Candelo sulla linea ferroviaria Torino-Milano-Vercelli-Santhià. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Torino, Milano Malpensa e Milano Linate, rispettivamente a 86 km, 92 km e 115 km.

A destinazione si trova il tipico clima delle aree prealpine, con inverni freddi e nevosi e estati calde, talvolta afose: in gennaio, il mese più rigido, le temperature medie vanno da una minima di -1°C a una massima di 5°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 16°C ai 27°C. I periodi più piovosi sono la primavera e l’autunno, con maggiori concentrazioni nei mesi di maggio e novembre.
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