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Gavi (Piemonte): il Forte, il vino e la visita alla cittadina

Gavi, guida alla visita: cosa fare e cosa vedere tra le sue attrazioni. Gavi dove si trova? Cosa visitare nei dintorni, come arrivare e il meteo.

140 km da Torino, 60 km da Genova e 40 km da Alessandria che ne costituisce provincia: sono le distanze che separano Gavi da città che hanno comunque saputo ispirare nascita e sviluppo di un borgo oggi popolato da 4.500 persone.

La storia e il forte

La sua posizione è strategica come lo era all’epoca in cui venne fondato con il nome latino Gavium, sorto nell’Alto Medioevo, nel 972 secondo alcune testimonianze documentate sebbene un solido agglomerato urbano fosse già presente nell’ultimo periodo di vita dell’Impero Romano d’Occidente.

Il comune si formò ogni modo nel XII secolo sotto l’egida di Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa. A quei tempi quasi tutta l’opera del marchesato retto per ben 60 anni da Alberto Obertenghi ruotava intorno al Castello finché l’abitato non venne rilevato dalla Repubblica di Genova nel 1202. Un secolo dopo subentrarono i Visconti, da qui una lunga serie di passaggi di proprietà fino al ritorno della Repubblica genovese, garante di una pace duratura e necessaria a Gavi, stanco di essere al centro di dispute, alleanze e giochi di potere. Nel 1625 avvenne l’assedio insistito del Forte da parte dei Franco-Piemontesi, il cui assalto si protrasse per 17 giorni: il castello dovette suo malgrado cedere all’impeto delle milizie occupanti, ma a scacciare prontamente gli invasori pensarono ancora una volta i Genovesi.

A questo punto la Rocca subì modifiche e ampliamenti per trasformarsi in vera e propria fortezza la cui imponenza accrebbe non scongiurando, tuttavia, una nuova empasse in epoca napoleonica, quando si trovò al centro dei conflitti bellici fra transalpini e austriaci. La storia di Gavi si può dunque brevemente riassumere citando a più riprese il suo maniero, abbandonato e disarmato in prossimità dell’Unità d’Italia, recuperato come struttura detentiva fino al 1907 e infine reso campo di prigionia nel corso delle due guerre mondiali. Oggi questo sommo punto d’interesse è affidato alle cure della Sovrintendenza dei Beni Architettonici del Piemonte.

Cosa vedere a Gavi

Non solo di castello dobbiamo parlare, poiché chi mette piede a Gavi si rende subito conto di un patrimonio molto più esteso, di un tesoro che pingue tappezza il nucleo urbano incastonando le sue gemme, come ad esempio la Chiesa di San Giacomo Maggiore, che ha per così dire raccolto l’eredità antica della Pieve di Santa Maria di Lemme, edificio costruito prima dell’anno Mille e vera chiesa matrice del paese. La costruzione, posta a strapiombo sull’ansa fluviale, si trova lungo la strada per San Cristoforo e non vi si officiano messe in quanto abbandonata e sconsacrata. Alcuni escursionisti ancora la visitano per osservare i resti affascinanti della sua facciata e qualche traccia di affreschi duecenteschi, tra cui la Madonna col Bambino e San Pietro.

La Chiesa di San Giacomo Maggiore, dal canto suo, non vide la luce fino al 1172, edificata in stile romanico e abbellita da un pregevole portale che, slanciato da agili colonne, possiede un architrave nobilitato dall’Ultima Cena scolpita. L’impianto ecclesiastico è internamente apprezzabile in virtù delle modifiche barocche permeanti le tre navate e le altrettante absidi semicircolari che si ornano di scenografie dense di raffigurazioni mitologiche, antropomorfe e zoomorfe. Tutto il resto dell’ambiente vanta la presenza di parecchie opere d’arte, in maggioranza affreschi. Volendo definire una selezione di questi gioielli dell’ingegno umano, si citino San Sebastiano e San Rocco (periodo tardo medievale), la settecentesca Vergine marmorea di Carlo Cacciari, la cassa processionale dell’Assunta realizzata in legno da Luigi Montecucco nel 1854 e, ancora, la pala quattrocentesca che unisce le rappresentazioni della Madonna in trono con il Bambino e i Santi Giacomo e Giovanni Battista dipinti da Gandolfino da Loreto.

Ci sarebbe ancora molto da dire su questa chiesa, ma non dobbiamo riempirci troppo di meraviglia, dirottando l’attenzione su altre meritevoli magnificenze che rispondono a oratori di conclamata beltà. Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie sorge nel ‘400 ma ingloba strutture risalenti ai tre secoli successivi risultando in questo modo un complesso assai variegato stilisticamente e contemplabile da diverse prospettive. La chiesa custodisce un bel dipinto della Vergine con il Bambino, un valente gruppo ligneo raffigurante l’Estasi di San Francesco e due statue insigni, San Bernardino e San Bovo. Dalla stupenda sacrestia di arriva al chiostro loggiato perfettamente quadrato, insomma uno spazio conventuale fatto di arcate a tutto sesto sostenute da robuste colonne in pietra.

Il Santuario di Nostra Signora della Guardia, per quanto simile in molteplici aspetti, riporta per contro delle differenze non ignorabili. Innanzitutto è di quattro secoli più giovane, essendo stato eretto in un tempo record di appena 4 mesi nel 1861. Posto sul Colle dei Turchini quasi a volersi isolare per mantenerne inalterato il fascino, è un vero e proprio tempio a croce greca e molto snello, il cui interno cattura immediatamente l’attenzione palesando un pregiato pavimento in marmo rosso di Levanto e un novero di tre altari dedicati rispettivamente al Sacro Cuore di Gesù, allo Sposalizio della Vergine e alla Celeste Guardiana di cui si conserva una raffinata statua lignea.

Se le chiese si fanno ammirare il tutto il loro splendore, non meno affascina il celebre Portino, l’unico ingresso sopravvissuto fra i quattro che nel Medioevo attraversavano le mura permettendo l’accesso al centro urbano. Consta di una semplice torre rettangolare con tetto a spioventi, una copertura dapprima assente, preceduta da classiche merlature.

Di maggior eleganza alcuni palazzi gotici e rinascimentali sparsi nell’hinterland di Gavi, dimore signorili come Casa Romano e Casa Ayroli, Palazzo Serra, la Cheirasca e la Toledana che corrispondono a bellissime ville di cui è capofila per postura la Lomellina che s’erge sull’omonima via immersa nel verde.

Vino e prodotti tipici

In una località di villeggiatura qual è Gavi, cultura gastronomica e tradizione vitivinicola assurgono a cardini di un prestigio mai tramontato e oggi al servizio di un turismo al centro dell’economia locale. Dialetto, costumi e arte culinaria rappresentano capisaldi inossidabili che rendono il borgo un baluardo di tipicità.

Il Cortese di Gavi è un vino DOCG che si sposa con prelibatezze assolute, i buonissimi ravioli nati proprio qui, carni caprine e ovine fatte principalmente in umido, gnocchetti e lasagne caserecce, frittate e focacce ad anticipare dolci golosi, fra tutti i celebri amaretti di Gavi.

Eventi, sagre e manifestazioni

Il senso dell’aggregazione è molto vivo presso la popolazione, che ama reiterare manifestazioni molto partecipate, le rievocazioni storiche in seno all’evento Gavi, il Forte e il Borgo a maggio, le numerose processioni sacre che si svolgono nel periodo primaverile, la Sagra del Raviolo e dello Spiedino in piena estate (fine luglio) e la Festa patronale di San Giacomo Maggiore, non dimenticando ad agosto la Sagra della Patata e del Raviolo al sugo di birra.

Come arrivare a Gavi

Una volta giunti ad Alessandria, imboccare la SS 30 verso Ovada, continuare sulla SP 185 e poi SP 179 finché, una volta superato Predosa, non si sfocia sulla SP 176 diretta a Gavi; non essendoci una stazione ferroviaria, bisogna arrivare in treno ad Alessandria e da qui proseguire in autobus fino alla località; l’aeroporto più vicino dista 42 km circa ed è il “Cristoforo Colombo” di Genova.

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