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Colognola ai Colli: cosa vedere e cosa fare

Il Comune sparso di Colognola ai Colli è il sorriso aperto della provincia di Verona in Veneto e i suoi denti sono ben 8.600 (gli abitanti ndr). L’ardito accostamento metaforico rende però l’idea di un luogo territorialmente equilibrato e vivo, contestualizzato dalla vallata del Progno d’Illasi, la relativa area collinare, la vallata del Tramigna e la Bassa, ambienti la cui storia ha sempre propugnato un progressivo sviluppo del paese a partire da tempi molto antichi, testimoniati da diverse roccaforti archeologiche coincidenti con gli hot spot del viatico colognolese.

Storia

Il nome della località si evince dal toponimo latino Coloniola, il cui significato è “piccola colonia” in afferenza al 148 a.C., l’anno in cui i veterani dell’XI legione romana Claudia Pia Fedele vi si stabilirono dando vita a un avamposto militare molto ben organizzato. L’eredità di quell’epoca la si può vedere ancora oggi, contenuta in un bacino allargato di vestigia di matrice chiaramente archeologica come iscrizioni, epigrafi, cocci e tombe. Tracce più monumentali e inopinabili si traducono in cappelle che sopravvivono ancora oggi, vedesi la Pieve dedicata al Santissimo nome di Maria, poi Santa Maria della Pieve. Il Medioevo portò con sé l’esigenza di una difesa adeguata a contrastare le minacce esterne, in prevalenza incursioni barbare: a tale scopo venne eretto un castello, distrutto nel 1231 dal podestà di Verona Guido da Rode, intervenuto per sedare una ribellione. Colognola conobbe in seguito il dominio della Signoria Scaligera, dei Visconti, della Serenissima e, più avanti, dei conti Nogarola e dei Priuli. Se gli abitanti, seppur falcidiati, non vennero comunque piegati dalla terribile peste del 1630, allo stesso modo non poterono farlo Austria e Francia, impegnate a contendersi molti territori italici: sballottati da un’egida all’altra, i colognesi finalmente poterono giustamente anelare un po’ di stabilità una volta completata l’Unità d’Italia.

Cosa visitare tra le sue frazioni

Dal 1931 l’abitato è diviso in sei frazioni, ognuna imperlata di punti d’interesse che il turismo si ritrova a conoscere fra lunghe passeggiate o semplici toccate e fughe. La più centrale, Monte, detiene i resti del castello, contrapposti all’integrità della Parrocchiale di San Fermo e San Rustico, così come alla bellezza delle ville Paverelli-Cavalli, Spinola, Pozzoni e Portalupi. Villa è sede del Municipio, accoglie altre splendide residenze come Villa Maffei-Faccioli, Apollonio, Baldo e Gemma (ma ce ne sono molte altre), inoltre fa da cerimoniere il terzo fine settimana di maggio alla partecipata Sagra dei Bisi, che celebra il tenero e dolce pisello “Verdone Nano”, legume di alta qualità utilizzato per numerose ricette a prova di papille gustative, citiamo la crema di bisi, la faraona con i piselli e lasagne e bisi, piatto principe della manifestazione. San Zeno, tessuto per l’omonima Chiesa, fa posto ad altre tenute storiche, Villa Ceriani e Villa Vanzetti su tutte. Strà, l’ultima frazione annessa nel 1931, sfoggia la Posta Vecia. Molto più rurale e ageste si rivela essere San Vittore, disseminata di cave di pietra e mulini in parallelo all’ennesima presenza di ville, La Colombara, Zanella e l’antica Prepositura di Santa Maria della Giara. Il Santuario di Santa Maria della Pieve sorge appunto a Pieve e si trova lì ubicato dall’XI secolo sui resti di un tempio eretto per venerare Mercurio. Si tratta di una struttura molto sobria specialmente per quanto concerne la veste esterna, adorna di un fiero campanile romanico, e l’interno a tre navate mostra un altare maggiore di fattura settecentesca, un organo a canne fabbricato nel 1947 dalla ditta Benzi e alcuni affreschi tra cui si distinguono la Crocifissione di Cristo, le Nozze mistiche di Santa Caterina e San Zeno. Il dipinto dell’Annunciazione sovrasta l’altare.

Nei dintorni

L’hinterland di Colognola ai Colli può raccontare effettivamente tanto della sua storia attraverso riesumazioni archeologiche ormai assorbite da una natura che cela e rivela a fasi alterne. Elementi di riflessione li offre ad esempio la necropoli datata VI secolo a.C., il mosaico di Bocca Scalucce, le vecchie marogne (muretti costruiti a secco), i resti fossili delle nummuliti, le rocce nerastre e altri riferimenti di origine vulcanica.

L’economia del paese è permeata dalla coltivazione dei piselli, ma non va trascurata la viticoltura di pari importanza, foriera di pregiati vini DOC come il Valpolicella, l’Amarone e il Recioto di Soave DOCG.

Come arrivare

In auto si segua l’Autostrada A4 fino alle uscite di Verona est o Soave; la stazione ferroviaria più vicina è a Caldiero ma si può usufruire anche di quella di San Bonifacio sulla linea Milano-Venezia; le linee autobus sono gestite dall’ATV e prevedono diversi passaggi a frequenza fitta; l’aeroporto di riferimento è quello di Verona.
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