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Triora, visita al borgo ligure, tra streghe e storia

Triora, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Neppure i suoi 400 abitanti, uniti dall’amore per questo borgo incantato, si trovano d’accordo sulle origini del nome: certo è che Triora, nome del paese in provincia di Imperia, derivi da “tria ora”, ovvero “tre bocche”, quelle del cerbero che compare tuttora sullo stemma comunale. Ma secondo qualcuno starebbero ad indicare i tre fiumi che fendono il territorio, con il loro corso scrosciante e argentino; per altri si riferirebbero ai tre prodotti su cui si basava l’economia del borgo vecchio, cioè il grano, le castagne e le viti.

Nessuno, tuttavia, ha dubbi nel definire il territorio di Triora magnifico, ricco com’è di boschi, torrenti, montagne e pascoli incontaminati. Compresa nella Comunità Montana Argentina Armea, la cittadina in provincia di Imperia dista dal capoluogo circa 47 km, se ne sta incastonata nella Valle Argentina ed è appollaiata a 780 metri di quota, al di sotto della sua frazione sciistica Monesi di Triora. Il paese ha ricevuto, nel 2006, la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano per il turismo montano di qualità, ed è da tempo inserito tra i Borghi più Belli d’Italia. Chi giunge nel cuore del paese capisce subito il perché: Triora è un dedalo pittoresco di viuzze tortuose, caruggi, volte e cortili segreti, dove spiccano i bellissimi portali scolpiti, realizzati in ardesia.

Basterebbe lo stile architettonico delle semplici case a fare di Triora un gioiello, ma il borgo non si accontenta di così poco e stupisce i visitatori con monumenti di grande valore. Tra gli edifici più interessanti c’è la Chiesa di San Bernardino, eretta nel X V secolo e caratterizzata da un bel porticato a tre arcate davanti alla facciata. Dentro si possono ammirare degli splendidi affreschi, attribuiti tradizionalmente al pittore Giovanni Canavesio, ma recentemente considerati l’opera di un ignoto artista toscano rinascimentale.

Da vedere anche la Madonna della Misericordia, custodita nella Chiesa di Sant’Agostino, realizzata dalla scultore Paolo Olivari e protagonista di una famosa processione che si svolge la seconda domenica dopo Pasqua, insieme ad una croce e a un crocifisso trecentesco. Nell’Oratorio di San Giovanni Battista del 1632, invece, c’è una splendida statua che rappresenta il santo, opera del Maragliano, attorniata da varie tele di Lorenzo Gastaldi, Giovanni Battista e Luca Cambiaso. Altri luoghi di culto interessanti sono la Collegiata dell’Assunta del XVIII secolo, modificata più volte nel corso dei secoli, la trecentesca Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, purtroppo fortemente danneggiata, e infine la Chiesa di San Dalmazzo, nominata per la prima volta in un documento del 1261 e custode di un bel dipinto che raffigura San Pietro Nolasco alla celebrazione della sua prima Messa.

Ma l’anima di Triora nasconde anche un lato più oscuro, che fonde la storia alla leggenda e immerge i visitatori in atmosfere più misteriose. Uno degli avvenimenti passati più famosi del borgo, infatti, risale al 1558: si tratta di un processo a cui vennero sottoposte tredici donne accusate di stregoneria, ritenute colpevoli della carestia che aveva messo in ginocchio la zona nell’anno precedente. Dapprima condannate a morire sul rogo, vennero poi graziate e rinchiuse in carcere: qui alcune di loro morirono di fame e di stenti, ma nulla si sa sulla sorte delle altre, e tuttora si bisbigliano leggende spaventose a riguardo.

Questa antica storia ha dato lo spunto per la creazione del Museo Etnografico e della Stregoneria, allestito nelle vecchie carceri di Triora, in cui le presunte streghe avrebbero scontato la propria pena. Aperto ogni giorno dell’anno, compresa la domenica, il museo ospita nei sotterranei i documenti che testimoniano l’andamento del processo, e vi è riprodotto un originale “antro della strega” con tanto di focolare, pentolone per le pozioni e gatto nero. L’altra sezione della mostra quella etnografica, dedicata alla vita quotidiana dell’antica Triora, con gli attrezzi utilizzati dai contadini di una volta, dai mulattieri, dai panettieri e dai falegnami. Nelle varie sale sono ricostruite le cucine di un tempo, col fuoco e l’essiccatoio, le cantine piene di botti e gli ambienti per la lavorazione del latte.

Il quadro che ne emerge è delizioso: un vero e proprio viaggio nel tempo alla riscoperta dei valori dimenticati, semplici e genuini, che dominavano le campagne della zona. Ancora oggi, comunque, le tradizioni più autentiche sopravvivono e si ripropongono ad esempio nella cucina e nell’artigianato locali: tra i prodotti tipici di Triora ci sono il pane rotondo, i formaggi d’alpeggio come il “bruzzo”, le castagne, il miele e i funghi. Con questi prodotti si realizzano ricette prelibate: le più famose sono quelle della torta di patate e verdure, dei ravioli, delle lasagne con le rape e dei bügaeli, ovvero delle palline di farina di castagne cotte nel latte. Non sono da meno i dolci, ad esempio i turrun natalizi, i canestrelli e le ciambelle farcite con la marmellata fatta in casa.

La tradizione è protagonista anche nelle feste popolari e nelle manifestazioni paesane, che a Triora sono davvero tante e costellano l’intero arco dell’anno. Da non perdere il folkloristico raduno di san Zane alla fine di giugno, la Festa della Madonna della Misericordia a inizio luglio, la Fiera di san Tusco nello stesso periodo, e la Festa di San Rocco il 16 di agosto. Chi si lascia affascinare dal mistero e dalle storie di stregoneria non può mancare all’appuntamento con Strigoria, alla fine do agosto, quando le streghe invadono le stradicciole e le piazze del centro. Infine, da metà settembre a metà ottobre, c’è la golosa festa del fungo, per scoprire i sapori genuini del sottobosco.

Ad incorniciare la magia di questo borgo ligure, fuori dal tempo e lontano dal caos delle città, c’è un clima gentile e piacevole, con temperature sempre miti e un sole generoso. I valori medi di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 2°C a una massima di 5°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 17°C ai 27°C. Le precipitazioni raggiungono il picco massimo tra aprile e maggio, quando cadono in media 113-124 mm di pioggia al mese.

Chi ha deciso di raggiungere Triora può scegliere tra diverse opzioni. Con l’auto bisogna imboccare l’Autostrada A10 e uscire ad Arma di Taggia, quindi seguire le indicazioni lungo la SS548. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Taggia-Arma, sulla linea Ventimiglia-Genova, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Nizza e Genova, rispettivamente a 103 km e 163 km.
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