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Sant'Alfio (Sicilia), alla scoperta della cittą ed i suoi alberi millenari

La piccola Sant’Alfio è accolta da una collina della provincia di Catania, con sguardo rivolto all’Etna e sbocciata da tempo immemore con la sua rigogliosa vegetazione (annoverante splendidi esemplari di cerro, pino laricio, valeriana e romice) che si sviluppa in uno spazio altimetrico altalenante fra i 400 e i 3.300 metri sopra il livello del mare.

Tutt’intorno beneficia di un paesaggio ben conscio delle proprie caratteristiche di vera e propria oasi naturale, contraddistinta da un caleidoscopio suggestivo di colate laviche antiche e recenti nonché dalla Valle del Bove incastonata fra evidenti crateri sommitali. L’appeal turistico si localizza fondamentalmente in luoghi assolutamente da visitare e vivere appieno come la Grotta dei ladri, i sentieri del monte Sartorius, il cospetto delle betulle etnee e il bosco cerrita.

Le origini della cittadina risalgono alla fine del ‘600, quando essa non era che un esiguo agglomerato di casette rurali, poi riorganizzate a partire dal centro storico sorto intorno alla Chiesa Madre, in rustico lavico e a tre navate con campanile che ospita una campana di ben 45 quintali. In virtù della sua crescente importanza come sito di produzione vinicola in grado persino di esportare i propri prodotti – tanto da giustificare la creazione del “Museo della vite, del vino e degli antichi mestieri” - Sant’Alfio diviene comune autonomo nel 1923 vedendo inoltre aumentare la popolazione locale di oltre 2.000 unità prima della grave crisi causata dalla malattia che avvilì gran parte delle viti autoctone, costringendo molti abitanti all’emigrazione in America e Australia.

L’origine del nome – si racconta – è dovuta ai tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, perseguitati e successivamente martirizzati per la loro identità religiosa cristiana: il loro viaggio da Taormina a Trecastagni si ricorda per il “miracolo della trave”, che vide un vento violento alzarsi improvvisamente e liberare i tre uomini dalle travi a cui erano legati.

Oggi Sant’Alfio si presenta come una ragnatela graziosa di stradine segnate da portali in pietra lavica, elaborati balconi in ferro battuto, minuscole case e grandi palazzi uniti in un rapporto dicotomico a ogni modo armonioso, inscritto nell’epicità bucolica di un panorama mozzafiato fattosi teatro scenografico a cielo aperto: boschi di castagni, noccioleti e ciliegeti ammantano montagne e colli, tra cui la collina del Calvario, sulla quale sorge l’omonima chiesa ottocentesca con scalinata in pietra lavica, dove si celebrano i riti liturgici del Venerdì Santo e la festa della Madonna di Lourdes.

Al centro del quartiere Nucifori trova posto la chiesetta della Madonna del Tindari. Risalendo l’Etna, si arriva allo stupefacente Castagno dei Cento Cavalli, esemplare faunistico dalle oltre 2.000 primavere (per alcuni sfiora i 4.000 anni di anzianità) dichiarato nel 2008 dall’UNESCO “Monumento Messaggero di Pace nel Mondo” in quanto albero più antico e più grande d’Europa, vicinissimo al Castagno La Nave, millenario. In direzione nord-ovest sorge quieto il santuario di Magazzeni, costruito nel 1958, cioè trent’anni dopo la spaventosa eruzione che risparmiò Sant’Alfio abbattendosi però rovinosamente sulla città di Mascali. Il Rifugio Citelli si trova molto più in alto, a 1.700 metri, e s’offre come luogo di rifocillamento per gli escursionisti, voluto dall’esimio professor Salvatore Citelli.

A Sant’Alfio le feste proprio non mancano cosicché celebrazioni religiose come la tradizionale luminaria di legna resinosa “Dera” a maggio, la Via Crucis il venerdì di Pasqua e la festa in onore dei Santi Alfio, Cirino e Filadelfo, precedono le più popolari manifestazioni aggregative che fanno capo alla bella sagra “Ciliegia… gioiello dell’Etna” con infiorata tra fiori e frutta a giugno, proseguendo con l’”Estate a Sant’Alfio” e “Calici di stelle” (degustazione enogastronomica sotto le stelle durante la notte di San Lorenzo). A dicembre si svolgono le celebrazioni delle novene, preludio del Natale, accompagnato da musica, esposizioni presepiali e culminante con l’Epifania, che conclude l’intera rassegna festaiola.
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