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Niscemi (Sicilia): la sua storia e la visita alla cittą

Niscemi, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

La cifra comunale di Niscemi è in provincia di Caltanissetta assai elevata e il numero dei suoi abitanti, ben 27.500, parla chiaro chiamando in causa tanti altri aspetti della sua fisionomia. Alle pendici dei Monti Iblei, contempla all’orizzonte i maggiori centri cittadini della Sicilia, da Caltanissetta stessa (da cui dista una settantina di chilometri) a Enna, da Catania a Ragusa.

Il territorio a carattere prevalentemente collinare si rivela, dal punto di vista prettamente geologico, piuttosto interessante in quanto in tale morfologico contesto s’inseriscono elementi come le sabbie plioceniche e i tufi calcarei, caratteristici di alcune parti dell’isola.

Storia ed origine del nome

Come altre realtà, anche Niscemi ha subito le contaminazioni storico-artistiche della dominazione araba, e il suo coinvolgimento nell’occupazione saracena lo si evince nitidamente dal nome, dapprima Nixenum, declinato in Nixima e Niscemi, che significa letteralmente “siriani” o, meno rigorosamente, “uomini siriani”. Il primigenio abitato era proprio al tempo della permanenza musulmana un borgo fortificato conosciuto all’epoca come Fata-nascim, ovverosia passo dell’olmo, che prosperò grazie alle proficue tecniche agricole introdotte dagli invasori: tale prosperità venne però bruscamente interrotta dall’arrivo irruento dei Normanni, i quali nel XIII secolo distrussero il consolidato insediamento abitativo inducendo la popolazione a fuggire in cerca di una nuova terra in cui potersi stanziare, magari definitivamente.

Nixenum venne così infeudata alla famiglia Branciforte, sotto la cui egida il possedimento acquisì nel Seicento l’altisonante titolo di baronia. Due secoli dopo, Niscemi partecipò all’insurrezione contro i Borboni, sposò l’azione libertaria di Giuseppe Garibaldi che portò nel 1860 all’annessione della Sicilia all’Italia, preliminare all’Unità nazionale dell’anno successivo. La cronaca legata alla dittatura fascista racconta dell’assassinio in pubblica piazza del ribelle socialista Salvatore Noto, poi s’abbatté su tutta l’Europa la Seconda Guerra Mondiale e il trambusto s’intensificò esponenzialmente portando in paese rivolte, fenomeni di banditismo e generale malcontento originante una massiccia emigrazione verso realtà più redditizie dal punto di vista occupazionale.

Cosa vedere a Niscemi

Oggi Niscemi è una città considerata “difficile”, terreno di frequenti faide interne e malaffare, ma va considerata la sua doppia veste da cui emerge un profilo turistico davvero allettante. L’esteso paese si è impregnato di tradizioni secolari che non vogliono spiantarsi, e il suo attaccamento a un passato di semplicità e arte perdura risaltandone la fisionomia primigenia facente parte di un quadro nel complesso edificante. Il centro storico seicentesco appare un ottimo punto di partenza per un lungo giro a spasso per le tante gloriose quanto imponenti chiese, parte delle quali affaccia sulla centralissima Piazza Vittorio Emanuele II, la Chiesa di Santa Maria d’Itria dalla peculiare facciata incompleta e la Chiesa dell’Addolorata, il cui prospetto riflette il meglio del barocco siciliano. Da vedere di quest’ultima la cripta, spazio ipogeo suggestivo e con qualche macabra ma affascinante sfumatura.

Man mano che si cammina spuntano altri spettacolari luoghi di culto sempre appartenenti al ‘700, un secolo a quanto pare molto denso di realizzazioni architettoniche di stampo religioso. La Chiesa di Sant’Antonio da Padova risale al 1746 e, sebbene restaurata due centurie dopo, conserva tutti i cardini dello stile, la torre campanaria posteriore all’edificio anziché frontale, la sagrestia addossata al corpo centrale e il portale in pietra. L’organo posto all’interno è invece ottocentesco. Ecco poi la Chiesa di Maria Santissima della Grazia, datata 1773 ma finita a Ottocento inoltrato: stupiscono le volte a botte, le decorazioni barocche e l’ampia navata unica, che offre ai visitatori un bello scorcio ecclesiale.

Il Santuario di Maria Santissima del Bosco ha una storia che intriga focalizzando l’attenzione sulla piccola nicchia entro cui sono riposti candelieri e base di una mistica croce scoperta insieme a un quadro raffigurante la Madonna nel 1599: il riferimento è a un episodio antico che vide protagonista il pastore Andrea Armao il quale, a seguito dello smarrimento di un bue nel Bosco di Santa Maria, si mise alla sua ricerca ritrovandolo inchinato al cospetto di una fonte d’acqua ove splendeva un’immagine della Madonna, secondo i popolani una creazione diretta degli angeli. D’impianto più semplice e di più essenziale storia sono la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa delle Anime del Purgatorio. La Chiesa di Sante Croci sopravvisse fortunosamente alla scossa tellurica verificatasi nel 1790, una fortuna poiché oggi la possiamo ancora ammirare in tutta la sua arcaica bellezza. Citazioni doverose per le chiese dedicate alla Madonna dello Spasimo, a San Francesco e San Giuseppe d’Atanasio, con il Convento di San Francesco che ha dismesso l’abito religioso convertendosi in ospedale civile. Sfoggia internamente un chiostro scenograficamente impeccabile.

Palazzi civici a Niscemi ce n’è a iosa, una ventina almeno, ma si suggeriscono visite approfondite a Palazzo di Città (colosso dalla sobrietà equilibrata e da bel portico a tre arcate decorato con pietra di Pilacane), Palazzo Masaracchio, Palazzo Branciforte e Palazzo Malerba. Per osservare l’immenso circondario cittadino ci si porti sul Terrazzo Belvedere (gli autoctoni lo chiamano Tunnu) per sedersi su una delle sue graziose panchine in ferro battuto adagiate sulla sua superficie tondeggiante. Non dimenticatevi di fare un salto al Museo della Civiltà Contadina e al Museo Didattico di Storia Naturale, grandi avamposti culturali. Uscendo dal perimetro di Niscemi, restiamo comunque nella sua magnifica aura avvolta piacevolmente dalla Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, area protetta in passato eccezionale bacino di sughero, il più grande della Sicilia secondo numerose attestazioni.

Eventi, sagre e manifestazioni

Tanto vivo è il fuoco del folclore e della devozione in paese che da moltissimi anni ormai si celebra la più importante manifestazione in loco, la Festa della Madonna, che si tiene la seconda domenica di agosto. Esattamente una settimana prima, si assiste alla processione dell’icona della Madonna dal Santuario di Maria Santissima del Bosco alla Chiesa di Santa Maria d’Itria, anticipata da quella dell’11 gennaio che ricorda il terremoto del 1693. San Giuseppe è festeggiato a marzo. Eventi molto più leggeri si organizzano nell’arco dell’anno in periodi più o meno distanti fra loro, e tra questi raccoglie molti avventori la Sagra del Carciofo, l’ortaggio di maggior soddisfazione prodotto nel contesto agricolo locale. La cucina, d’altronde, fa molto affidamento sulla genuinità delle materie prime, vedesi le mpanate e i piruna, buonissime sfoglie rispettivamente a base di cavolfiori e spinaci.

Come arrivare a Niscemi

Da Caltanissetta in auto, percorrere la SS 640RACC e presso Iuculia Quinto svoltare sulla SS 626, inoltre conducono al paese la SS 115 e la SP 12; Niscemi è provvista di propria stazione ferroviaria; autobus di collegamento appartengono alla Etna Trasporti; dall’aeroporto di Catania Fontanarossa prendere l’Alibus che conduce in città, poi avvalersi di treno o autobus.

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