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Calatafimi Segesta (Sicilia): la casa di Garibaldi, il sito archeologico e il Festival

Calatafimi Segesta, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Ancora prima di metter piede a Calatafimi Segesta, cantuccio siciliano di 6.712 abitanti in provincia di Trapani, ci si interroga legittimamente sull’origine del suo curioso e quasi interminabile nome: ebbene, questa bella cittadina della terra dei pupi ha risentito come tante altre dell’influenza mora, tant’è che Calatafimi – la cui traduzione in italiano ortodosso è Rocca di Eufemio – deriva dall’arabo Qal’at Fimi che, stando a quanto riporta la storia, fu un ufficiale di Bisanzio capace di agevolare la penetrazione in loco degli invasori Saraceni.

Quanto a Segesta, esso denomina un importante sito archeologico compreso nel territorio e incluso nella giurisdizione comunale dal 1997, anno in cui si è sancita la completa nomenclatura addotta alla località. L’area, proprio per la sua prestanza all’ammirazione turistica, è andata incontro a una meritoria rivalutazione (anche in virtù delle ultime scoperte in relazione alle rovine dell’antica città toccata dal mito di Enea) nel corso degli anni ’90 e dal 2013 è ufficialmente un parco archeologico che sfoggia pregevoli resti legati a edifici come il teatro, il tempio dorico, il santuario di contrada Mango, la casa del navarca e il quartiere medievale.

Spalmato sulle colline sinuose dell’agro segestano, Calatafimi si presenta alquanto stimolante da percorrere a piedi, con un impianto stradario che ha aderito alla morfologia vivace di una tal bizzarra collocazione geografica foriera di irregolari pendenze continue e inclinazioni da paese fumettistico. In questo pittoresco tessuto s’ergono meraviglie architettoniche con un vissuto longevo e il capofila insignito dall’orgoglio italico non può che essere il Pianto Romano, monumento inaugurato nel 1892 e atto a commemorare i caduti della famosa battaglia avvenuta il 15 maggio 1860, che ha visto anteporsi i coraggiosi Mille di Garibaldi all’esercito borbonico.

La Casa Museo dedicata all’eroe dei due mondi è ubicata in via Marconi e qui l’impavido generale trovò ospitalità pronunciando un solenne discorso il giorno successivo al cruento scontro con i militi borbonici, accennando alla volontà ferrea di unire l’Italia tramite il motto “O Roma o morte.” A un altro periodo storico appartiene il castello Eufemio, un esempio medievale di ingegno normanno-svevo dapprima utilizzato a scopo difensivo e poi divenuto progressivamente dimora feudale, presidio militare e prigione, con una parentesi di luogo strategico a vantaggio di Federico II, impegnato a contrastare orde di ribelli musulmani. Assumono una connotazione più autoctona palazzo Zuaro, la fontana di “li cannola” e la ruota dei Proietti, dove venivano abbandonati i neonati non desiderati.

Il corredo religioso di Calatafimi è satollo di un’incredibile varietà di chiese il cui numero si attesta a 30, a cominciare dalla chiesa madre (XII secolo) intitolata a San Silvestro Papa, patrono del paese. L’edificio un tempo era molto piccolo e il proliferare di fedeli ha indotto la comunità all’ampliamento del locale sacro così da permettere messe partecipate e persino grandi diete popolari: una facciata scevra di decorazioni, tre ampie navate e un abside in polittico marmoreo la identificano come esempio di sobrio barocco pervaso da un marcato stile rinascimentale.

La chiesa di San Michele Arcangelo apprende dettami neoclassici, evidenti soprattutto nel trittico di navate interne, nella struttura di un’acquasantiera di pregio e nella statua del Santo. Il tetto ligneo a capriate corrisponde a una modifica dovuta al terremoto del Belice nell’anno 1968. La chiesa del Santissimo Crocifisso sussiste per una serie di miracolose guarigioni attribuite proprio al Crocifisso di legno presente in passato nella sacrestia della primigenia chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria e attualmente all’interno del santuario in coabitazione con il busto in marmo di Nicolò Mazzara e un ciclo di dipinti e affreschi riportanti l’iconografia sacra tradizionale.

La chiesa del Giubino, costruita fra il 1721 e il 1734, è dedicata a Maria Santissima del Giubino e la sua intitolazione si deve a un’estrazione popolare avvenuta dopo l’invocazione dello Spirito Santo e resa necessaria per sconfiggere la fastidiosa invasione di cavallette del 1655. Tra i tanti edifici religiosi figurava anche l’ex convento di San Francesco d’Assisi, adesso adibito a scuola pubblica e sede del Museo Etno-Antropologico focalizzato sull’esposizione di attrezzi da lavoro e oggetti di uso domestico appartenenti alle vecchie generazioni.

Essendo Calatafimi Segesta articolata in miti stradine e brevi tracciati, il comune ha istituito l’Itinerario dei Vicoli per rendere accessibili al turista tanti incantevoli angoli del centro storico, risorti dopo una sensibile ristrutturazione. Sulle pareti di alcuni caseggiati compaiono dipinte le imprese di Garibaldi e riportati per iscritto celebri proverbi contadini.

Tra i tanti eventi che si svolgono a Calatafimi si ricordano la Festa del Santissimo Crocifisso ogni 5 anni, la giornata dei Garibaldini, l’Estate calatafimese e il Presepe Vivente, che ha luogo nelle strade del centro storico con un seguito di sfilate, concerti e canti di Natale. Gli antichi miti trovano la loro ideale celebrazione nel Calatafimi Segesta Festival Dionisiache, di stanza al teatro greco da fine giugno a inizio settembre e articolato in diversificate rappresentazioni classiche.

Poco distanti dalla cittadina si collocano le Terme Segestane, raccolte in uno stabilimento dotato di tre piscine termali e altrettante sorgenti di acque sulfuree idonee a terapie curative o semplicemente rilassanti.

Come arrivare
Da Trapani percorrere la A 29 in direzione Palermo con uscita a Segesta. L’alternativa è la SS 113 fino al bivio successivo a quelli per Vita e Pianto Romano.
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