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Porto (Oporto), Portogallo. Tour nella terra del vino

Oporto, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

La chiamano la “capital do Norte”, la capitale del nord. Oppure la “cidade invicta”, la città mai vinta, che seppe tenere a bada sia i Mori sia Napoleone. Ma a Porto (Oporto), seconda città del Portogallo, 312 km a Nord dalla capitale Lisbona, i titoli di merito non servono, dato che il suo stesso toponimo ha dato origine al nome di un Paese intero. Porto, il porto sulle acque. Portogallo, quel “Porto di Cale” che da secoli è la frontiera dell’Europa occidentale, quelle colonne d’Ercole che ancora oggi, simboleggiano il viaggio e il limite, l’oltre ed un confine dell’anima che i portoghesi – da Vasco Da Gama in giù - hanno spesso attraversato, pur non volendolo sempre, se non per contratto.

UNA LINGUA DUE MONDI
La loro lingua si parla anche in Brasile, sono stati grandi navigatori ed esploratori, ma la domanda che si sono sempre fatti prima di affondare il remo nelle acque è sempre la stessa, a sentire i racconti della gente di qui. “Perché partire se qui c’è già tutto?”. Tu chiamala, se vuoi, “saudade”, quella nostalgia dolce che ti fa andare avanti, guardando indietro, solcare mari e affrontare avventure nuove senza mai scordare da dove si è partiti. E, soprattutto, sognare sempre di tornare, prima o poi, in un porto. A casa. A Porto. Qui la gente è sicuramente “portugues”, potrebbe essere “portista”, se tifa per la mitica squadra “del drago”, e non ha mai dimenticato di essere “tripeira”. Sì, mangiatrice di trippa, di interiora: perché le altre parti di carne, quelle più nobile e nutrienti, erano destinate, nel Cinquecento, ai marinai che partivano per solcare i mari.

OCEANO E FIUME
E a Porto di acqua per navigare ce n’è tanta perché non solo c’è l’oceano Atlantico che ribolle vicino, ma in primo luogo c’è soprattutto il Douro, il fiume “d’oro” che attraversa la città, dividendo il centro da Vila Nova de Gaia, la patria del Porto, il vino “tinto” e liquoroso che ha fatto la fortuna di questi luoghi e che ovviamente, con estrema sintesi non poteva che chiamarsi come la sua città natale.

PRIMO GIORNO IN DISCESA
Ma prima di alzare i calici è bene iniziare la visita dal centro e dalla rive destra del Douro. Perché Porto va capita e se possibile percorsa in discesa. La comoda e pulitissima metropolitana ( www.metrodoporto.pt con sito anche in inglese) è il mezzo migliore e più immediato per accorciare le distanze quando ci si voglia prendere una pausa senza camminare.
Già, la città sembra fatta a “piani” e il centro è abbarbicato sul fianco del colle, come su una spalliera che si allunga da Praca da Republica con i viali monumentali, fino a scendere giù verso Cais de Ribeira in un progressivo tripudio di stradine che si rimpiccioliscono e si fanno tortuose. In mezzo c’è un mondo.

OCCHIO AL SIMBOLO
Che ha bisogno di simboli: il primo da tenere in considerazione è la piazza del municipio che si allunga in discesa (o in salita se si arriva al contrario in salita dal fiume) lungo Avenida dos Aliados fino a Praca da Liberdade con la sua “menina nua”, la ragazza nuda, che simboleggia, dal 1929, la giovinezza e condivide la scena, con un altro simbolo molto amato: il monumento equestre di Pedro V lo “speranzoso”, trentunesimo re del Portogallo che a meta dell’Ottocento molto si spese anche per una riforma sanitaria proprio ai tempi di un epidemia di colera che se lo portò pure via.

IN ALTO FRA I CLERICI
A questo punto un primo “livello” della città è stato percorso e per orientarsi si può alzare il naso all’insù e tenere d’occhio la Torre “Dos clerigos” (www.torredosclerigos.pt), il campanile dell’omonima chiesa, che segna deciso lo skyline della città. Da ovunque si osservi, lei c’è, svetta sulla città con i suoi 76 metri di granito, è la più alta torre dell’intero Portogallo e porta la firma dell’architetto toscano Nicola Nasoni. Se non si vogliono salire i 240 salini che in 6 piani portano “in cima alla città” si può almeno sperare di ascoltare il suono dei 49 carillon che suonano due volte al di, alle 12 e alle 18. Con minore fatica, si può visitare la chiesa Igreja dos Clerigos ( con entrata da Rua de Sao Filipe de Nery) che ha un’originale pianta ellittica e decorazioni in stile rocaille, un bel cocktail fra barocco e rococò. Sotto il pulpito ha accolto proprio le spoglie dell’architetto Nasoni che qui lavorò, per oltre 30 anni, pare senza nemmeno essere pagato.

A CASA DEL MAGHETTO
Magia dell’arte? Forse, ma c’è un’altra ragione che vi porterà in questa zona di Porto e la troverete in Rua das Carmelitas, dove al civico 144, c’è sempre una strana coda di gente pronta a farsi selfie e fotografie. Non c’è trucco, ma è questa una delle “case” del maghetto più famoso del mondo. La libreria Lello & Irmao (www.localporto.com), che tutti qui chiamano “El Chardron”, era già nella top list dei negozi di libri più belli al mondo prima di essere scelta per molte inquadrature della scuola di Hogwarts nei film di Harry Potter. Ora il flusso di “babbani”, pardon di visitatori, è perenne e varcata la soglia la gente è molto più intenta a scorrazzare fra le sue scalinate di legno elicoidale, e fra gli intarsi neogotici, a caccia della miglior inquadratura, piuttosto che a scegliere il prossimo da leggere. Ma tant’è. E’ il business, bellezza. E a Porto c’è posto per tutti.

SALAZAR E’ CASALINGO
E soprattutto fuori da questo mondo magico della saga brulica il vero spirito di Porto: il quartiere che vi troverete di fronte è uno dei più belli. A due passi, in Rua Galeria de Paris ecco alcuni negozi da non perdere. Tanto per scaldare i motori con lo shopping c’è “A vida portuguesa” (www.avidaportuguesa.com) una vetrina “all round” dove comprare casalinghi, ceramiche ed utensili “made in Portugal”, come l’utilissimo “salazar”, una sorta di spatola per raschiare pentole, che i benevoli portoghesi hanno soprannominato come il loro dittatore, ricordandone la proverbiale “taccagneria”, trovando così il modo anche di sorridere su un non facile periodo di storia.

POMERIGGIO AZULEJOS
Poco oltre, superata di nuovo la libreria del maghetto, c’è il palazzo dell’università che affaccia su piazza Teixera, dove svettano gemelle, le due chiese “Do Carmo” e “Dos Carmelitas” (www.gooporto.com) con le quali si può prendere confidenza con un altro aspetto fondamentale della cultura lusitana: le azulejos, le mattonelle di ceramica che decorano - di solito in bianco e azzurro, ma anche con policromie – le facciate di chiese e palazzi e che qui adornano i fianchi dell’edificio, fra i più fotografati della città. Poco oltre, in Piazza Carlo Alberto c’è anche un po’ di Italia che non va scordata.

L’ESILIO DEL RE
E’ quella del nostro re, anzi del Re di Sardegna, Cipro e Gerusalemme, come ricorda lo Statuto Albertino da lui promosso nel 1848, come primo esempio di Costituzione. Carlo Alberto di Savoia a Porto giunse, con una rocambolesca fuga in carrozza, dopo aver abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II che sarà il primo re d’Italia. In patria si consumavano le guerre di indipendenza e l’esilio portoghese, per lui gravemente malato di fegato, durò pochi mesi, da marzo a luglio 1849. Giosuè Carducci però ce lo ricorda, nella poesia “Piemonte”, immortalando anche l’atout di Porto con questi versi: “A tristi errori meta ultima Oporto/ oh sola e cheta in mezzo de’ castagni/ villa del Douro”.

TUTTI IN CARROZZA
Già, Il Douro c’è ma (per ora non si vede). Nella ”discesa“ verso il fiume, tappa d’obbligo è la Stazione di “Sao Bento” in piazza Garret (www.visitportugal.com). No, non per cercare il binario 9 e ¾, caro ad Harry Potter, anche se in effetti l’edificio è un vero viaggio nella fantasia e nella poesia. La stazione, infatti, sorge su un vecchio convento ed è ricca di oltre 20mila azulejos che compongono un “affresco” etnografico, ideato ai primi del Novecento da Jorge Colaco. Il grande atrio che prende il nome di “sala dei passi perduti” è decorato anche da un curioso fregio che riporta la storia dei mezzi di trasporto. Qui ognuno sembra affrettarsi verso una meta, fra ritardi e treni cancellati, un po’ come in ogni stazione del mondo. Per una volta non tocca a noi che, da visitatori, possiamo rallentare e “perdere il treno” per soffermarci in uno degli edifici più iconici della città. Fuori prospetta la chiesa “Congregados” che fra forme barocche e mattonelle dipinte e quel tocco di giallo ad inquadrare le grandi finestre, comincerà a sembrarvi familiare.

UN ATTICO IN CATTEDRALE
Di chiesa in chiesa non si può non visitare la Se, la cattedrale di Porto che dista pochi minuti di cammino dalla stazione di Sao Bento per una passeggiata in lieve salita: la sua piazza, sulle alture già occupate dai Romani, è una sorta di attico sulla città da cui dominare l’intero centro e vedere finalmente il fiume con i suoi ponti di ferro. Ma intanto la chiesa: da non perdere la sua facciata rigorosa con rosone e incorniciata da due torri. L’interno barocco e il chiostro, gotico e potente, completano la visita. Si può scegliere di scendere verso il fiume da qui oppure, allungando il percorso per vedere un altro scorcio di città, tornare verso la stazione ed imboccare a sinistra una delle vie più vivaci di Porto.

IL FUTURO IN UNA VIA
E’ Rua das Flores, una strada sghemba e pittoresca ricca di botteghe e caffé. Qui, dove un tempo erano gli antichi giardini (e i fiori) del vescovo, oggi, dopo la recente pedonalizzazione, fervono sempre lavori. Si restaura, si chiudono vecchie storie e se ne aprono di nuove. Siamo ormai nel cuore della città e anche all’occhio più svagato - come è giusto in una vacanza - non può sfuggire che molte case restino disabitate e ancora da restaurare. La ragione è semplice: il centro sta rinascendo solo ora e la “moda” fra i portoghesi è stata in passato quella di allontanarsi verso la periferia dove per “status symbol” si potevano acquistare case con metrature più ampie e comodi garage. Insomma tutto il mondo è paese: le case del centro vengono dunque riconvertite in affittacamere e deliziosi bed and breakfast. Fino a quando? Almeno finché i “tripeiros” non si accorgeranno di che bellezza si perdono a vivere fuori dal centro.

O LA BOLSA O LA (MO)VIDA
Perché loro alla movida non rinunciano e te ne accorgi passeggiando in discesa, verso la piazza dove svetta l’ottocentesco Palacio da Bolsa (www.palaciodabolsa.com), la Borsa cittadina che qui non serve solo alla finanza creativa – è ancora sede della Camera di commercio - , ma anche al divertimento reale. Non è raro, infatti, vedere incedere sicure sui tacchi, fasciate in abiti sgargianti di raso, signore più e meno giovani, dirette “in borsa” a qualche ricevimento. Il Patio das Nacoes o ancor più, la “ridondante” sala araba, in stile neomoresco, sono gli ambienti più amati della borghesia cittadina, mentre poco lontano, nello stesso palazzo anche Gustav Eiffel, quello “della tour” parigina, aveva il suo studio. Che cosa ci faceva qui?

A FERRO E FIUME
Semplice: aveva visto il fiume e pensato di costruirvi, se non proprio un’altra torre che sarebbe arrivata a Parigi 10 anni dopo, almeno un ponte. Il suo capolavoro qui a Porto, data 1877, è poco lontano dalla Borsa ed è dedicato alla regina Maria Pia (www.gooporto.com). Alto 61 metri perché in questo punto la città sta sul bordo di un profondo canyon, il ponte di Eiffel non aveva tenuto conto della concorrenza. Se Porto è, infatti, conosciuta, fra i mille epiteti, come la città “dei ponti”, quello che tutti ricordano non è il ponte della regina e di Eiffel, ma quello del re.
Ed eccolo, “il” ponte per antonomasia: il Dom Luis I arriva una decina di anni dopo, nel 1886, e batte tutti i record: alto 70 metri e lungo quasi 400 metri, ha due livelli per far passare il treno al piano superiore. A pensarlo così, con un’unica arcata in ferro, fu una società belga, la Willebroeck, regalando a Porto forse il suo brand più noto, dopo il porto. Quello da bere.

RIBEIRA E L’ALTRA SPONDA
A questo punto è tutta una questione di fiume. Sia che lo si attraversi, al primo piano, dopo aver indugiato per i vicoli e i caffè del pittoresco lungo fiume di Riberia, premiato anche dall’Unesco, sia che lo si percorra dal secondo, nobile, piano, il Dom Luis I è un vero traghetto per il divertimento. C’è solo un giorno all’anno in cui potreste non volerlo attraversare. È il 24 giugno quando per la festa più pazza e più bella di Porto, che celebra Sao Joao (short.visitporto.travel/saojoao), in città arriva mezzo milione di persone. Un pacifico “rave”, un “campovolo” senza cantanti, ma con una fiumana di gente pronta a prendersi, sempre amichevolmente a martellate con un aggeggio di plastica che alternativamente può essere sostituito da ortaggi, meglio se porri, con cui picchiettare il capo altrui, sorridersi e proseguire nel cammino. La meta? La prossima “cerveza” e il prossimo banchetto che venda cibo da strada, aspettando la mezzanotte, quando i fuochi d’artificio che annunciano l’estate, illuminano a giorno la città. In quella notte anche il ponte traballa sotto il peso della gente che si muove lenta. Ma in tutti gli altri giorni in pochi minuti si è a Vila nova de Gaia.

SECONDO GIORNO IN CANTINA
Benvenuti nella casa del porto. E’ da qui che può cominciare un secondo giorno di visita, o terminare il primo, magari con un bel bicchiere di Tawny Port. Già, “o vinho”, semplicemente, in realtà ha almeno sei bellezze o varietà. Standard, tawny, ruby, colheita, vintage e bianco, a secondo del tipo di invecchiamento e di uve, un bel bicchiere liquoroso sarà sempre una sorpresa che potrà essere vecchia anche di 50 anni. Taylor’s (www.taylor.pt), Sandeman (www.sandeman.com), Graham’s (www.grahams-port.com), Calem (www.calem.pt) sono solo alcuni dei produttori che lavorano ancora come una volta le uve di Tinta e Touriga che arrivano dai vitigni sulle colline della valle del Douro, 100 km più all’interno del Portogallo. Ecco perché al porto serviva Porto e il fiume, lungo cui le uve viaggiavano su barche che ancora oggi si possono ammirare ormeggiate a Vila Nova de Gaia dove è obbligo fare un tour fra le cantine, ma anche un salto su una delle terrazze più ”cool” del momento: è quella di Porto Cruz (www.porto-cruz.com) che un altro brand mondiale del “vinho” ha allestito come casa museo dove fare una scoperta sensoriale che culmina anche nelle proposte light del raffinato ristorante e del panoramico lounge bar. Per solcare direttamente le acque del Douro si possono prendere battelli o yacht privati che propongono mini crociere ( 1 ora 200 euro www.bsport.com.pt).

PORTO COOL
Come ogni “capitale” che si rispetti Porto non basta a se stessa e negli anni ha sviluppato mode e tendenze per rinnovarsi. Uno dei quartieri più all’avanguardia va sotto l’intelligente “esperimento di marketing” di Porto cool e si snoda nel nord ovest della città, oltre la piazza dedicata a Carlo Alberto. Qui, fra Rua Miguel Bombarda e Cedofeita cresce la città che sarà. Deliziosi locali e caffè come la Rota do cha (www.rotadocha.pt) sono l’idea nuova: ad un piano si beve e si fa merenda, al secondo si fanno acquisti fra temporary shop e concept store. Spezie, te ed incensi si comprano da Flor D’Acafrao (www.flordacafrao.com).

CASA DA MUSICA
Quando nel 2001 Porto fu scelta come città della cultura non tutto era pronto, ma la città non si vergognò e andò avanti. Uno dei simboli dell’evento doveva essere la Casa Da musica (www.casadamusica.com), una grande sala per concerti e centro polifunzionale delle arti. Completato una decina di anni fa, è oggi uno dei punti d’orgoglio della città. Modernissima nelle forme che ricordano un diamante o un meteorite, non convinse subito. Ma poi il suo cuore di tecnologia (per gli impianti di insonorizzazione e l’utilizzo dell’alluminio), e tradizione ( per la sua promozione di arte e musica a prezzi low cost che diventano gratis d’estate) ne fa oggi una delle principali attrazioni di Porto. Da sempre in lotta con un bilancio che non quadra – come sempre quando si parla di cultura - ma con un calendario ricco di eventi di cui sono spesso protagonisti anche musicisti italiani, una visita alla “casa” può significare anche la fortuna di assistere ad una prova d’orchestra dal vivo. L’edifico è vicino alla rotonda da Boavista, che in realtà è un parco intitolato a Mouzinho de Albuquerque. Ma non chiedete questo indirizzo perché per tutti questa è la rotonda “dell’oceano”, quella che, in sei chilometri di passeggio, lungo l’omonima “avenida” da percorrere oltre che in auto, anche in bici o di corsa, conduce alle onde e al mare.

TERZO GIORNO FUORI PORTA: MATOSINHOS
Benvenuti a Matosinhos, il primo indirizzo fuori porta della città. Qui si viene anche quando la nebbia umida dell’oceano avvolge i contorni delle case. Così si vede meno qualche condominio un poco sgraziato, segno del boom edilizio che fu. Mentre invece le mura e il forte che profilano la spiaggia, quello no, non scompare mai e si staglia con ogni meteo, a ricordare che non lontano da qui c’è la foz, la foce del Douro che abbraccia l’oceano. Vale il viaggio trascorrere qui un paio d’ore e poi rientrare in città a bordo degli tram storici tram elettrici che passano accanto agli altri ponti nuovi sul fiume e riaccompagnano a Ribeira e in centro, lungo il Passeio Alegre, sfilando accanto all’imponente dogana de Alfandega (www.ccalfandegaporto.com), oggi moderno centro congressi.

FONDAZIONE SERRALVES
Per una gita fuori porta anche di un’intera giornata, che coniughi arte e natura, da non perdere è la Fondazione Serralves (www.serralves.pt) il museo (di arte contemporanea) che si fece giardino su disegno di Alvaro Siza (www.alvarosizavieira.com). In una dimora nascosta nel quartiere di Rua Joao de Castro, convivono dalla fine degli anni Novanta, un edifico moderno che ospita esposizioni temporanee ed un museo dedicato ad artisti contemporanei portoghesi ed una villa Anni 30 in pieno stile art Deco. Le opere proseguono con grandi installazioni nel parco che ospita oltre 4mila specie di piante differenti.
Città mai vinta, capitale del nord, città dei ponti o semplicemente come dicono oggi i ragazzi, storpiandone il nome, “Op -Port-unity”. Un Porto. Per tutti.

Per organizzare il viaggio:
it.visitportoandnorth.travel
www.portotours.com
www.flytap.com ( Volo diretto da Milano o Roma da 86,80 euro a tratta, oppure via Lisbona anche da Bologna – prezzi riferiti all’autunno 2015 per una permanenza di 4 giorni a cavallo del fine settimana)
Dove dormire:
Hotel Casa da Musica www.hoteldamusica-porto.com
Hotel Das Artes www.eurostarshotel.com
Dove mangiare:
Cafe majestic – www.cafemajestic.com
Dop Porto – www.ruipaula.com
Os lusiadas - www.restaurantelusiadas.com
Henrique Downtown - www.hoteldomhenrique.pt
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 Pubblicato da - 23 Settembre 2015 - © Riproduzione vietata

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