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Vallonia (Vallone): tour nella regione del Belgio

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E' piuttosto diffusa l'idea che il Belgio, date le sue ridotte dimensioni, non offra particolari motivi d'interesse ai visitatori se non una visita a Bruxelles e una buona quantità di birre di primissima qualità, risultando spesso – agli occhi dei viaggiatori meno attenti – solo una tappa intermedia tra Parigi ed Amsterdam.

Decisi a sfatare questo falso luogo comune ed incuriositi da un paese particolare, con un territorio nettamente diviso tra due regioni distinte per cultura, lingua e tradizione, ci siamo spinti in Vallonia, nel cuore del Belgio francofono, per scoprire cosa potesse offrire in realtà questa zona del nord Europa al turista intenzionato a trascorrere un weekend diverso dal solito.

Non si può che rimanere impressionati fin dalla partenza dall'Italia: collegamenti dalle nostre principali città frequenti ed economici (la compagnia aerea Brussels Airlines propone tariffe interessanti) (1), ampia disponibilità di sistemazioni per il pernottamento ed un rapido arrivo a Bruxelles che conferma l'idea di essere giunti in quella che è considerata e tutti gli effetti la capitale d'Europa: un aeroporto immenso dal quale transitano ogni anno milioni di turisti, uno scalo che smista persone dirette in ogni angolo del pianeta; è qui che inizia l'avventura in uno dei paesi europei più piccoli ed al contempo più ricchi di storia.

Prima di conoscere Bruxelles (la cui area metropolitana forma una regione a sé stante), abbiamo però ritenuto giusto scoprire la Vallonia più autentica, quella delle località che si stanno valorizzando giorno dopo giorno per richiamare un numero sempre maggiore di visitatori: la prima tappa del viaggio non può che essere Liegi, città industriale che nella seconda metà del XX secolo ha accolto decine di migliaia di emigranti italiani che si spingevano fino a qui per trovare lavoro nelle miniere di carbone più importanti d'Europa. E' indubbio che Liegi sia ancora oggi una città industriale, ma è altrettanto vero che le opere di riqualificazione messe in atto negli ultimi anni hanno cambiato completamente il suo volto: ecco allora che a dominarne il panorama svetta l'imponente stazione ferroviaria ideata e realizzata dall'architetto spagnolo Santiago Calatrava, i cui lavori di costruzione durati dieci anni e costati trecento milioni di euro hanno conferito alla città una nuova prospettiva. Non è tuttavia la moderna stazione l'unica attrazione di Liegi: dallo storico Palazzo dei Principi-Vescovi, omaggio al Rinascimento italiano e ispirato ai progetti di Leonardo, alla cattedrale di St.Paul con il suo tesoro o alle chiese sparse per il centro, che conservano capolavori unici al mondo come le fonti battesimali del XII secolo, il restyling della città ha toccato tutti gli aspetti dell'area urbana. A differenza di molte altre città del Paese, dove la vita mondana invernale subisce spesso le insidie del meteo con il risultato di trovare città già deserte nel primo dopocena, Liegi è una località molto vivace: complici le festività di dicembre (il 6/12 si festeggia St.Nicolas) ed i mercatini di Natale del centro storico, nei vicoli del Carré si riversano ogni sera migliaia di persone di ogni età pronte a far baldoria fino a notte fonda.

Affacciata sul fiume Mosa che ne ha favorito per secoli l'attività economica, la zona di Liège è, come detto, nota ai più per l'intensa attività estrattiva delle sue miniere: a pochi chilometri di distanza – quasi sul confine olandese – si trova Blegny-Mine, sito entrato a far parte del Patrimonio dell'Umanità dichiarato dall'UNESCO a luglio 2012. Questa è certamente una delle visite più coinvolgenti che si possano effettuare nella regione: scendere fino a 60 metri sotto terra nel cuore della miniera e provare direttamente cosa significasse lavorare come minatore fino al momento della sua chiusura, ad inizio anni '80. Come spiegare a chi non ha mai visto niente del genere la sensazione di essere come un topo in trappola, totalmente in balìa degli eventi, dove un errore tuo o di un compagno di lavoro può far crollare tutto, l'esser costretti a mangiare polvere ogni giorno per trent'anni sperando di arrivare alla pensione se non ti ammali prima di tubercolosi o silicosi; come si fa a lavorare con un martello pneumatico in mano, da sdraiati, per 8 ore al giorno e descrivere il senso di impotenza durante la discesa e la risalita con il montacarichi nel buio più assoluto, ad una velocità tale da non capire neanche più se si sta sprofondando verso l'Inferno o uscendo a riveder le stelle? Una visita alle miniere di Blegny è imprescindibile per capire non solo la storia del Belgio – uno dei motori trainanti della Rivoluzione Industriale europea dal XVIII secolo in poi – ma anche per comprendere la società odierna, gli spostamenti delle masse da un Paese all'altro in cerca di lavoro, e vedere come gli italiani sessanta anni fa rimboccandosi le maniche e mettendo sul piatto la propria vita abbiano contribuito a costruire un paese che non era il loro, accolti dapprima come semplice forza-lavoro, ma capaci negli anni di dimostrare tutto il proprio valore come uomini e donne fino ad assumere oggi ruoli di prim'ordine nella vita pubblica belga.

Smaltito il carico di emozioni e adrenalina nel ventre della Terra, in ottica più prettamente turistica, molti visitatori sono attratti dalla fama di Durbuy – a sud di Liegi, addentrandosi nelle Ardenne, già nella provincia del Lussemburgo (confinante con il piccolo stato omonimo) – nota internazionalmente per essere la città più piccola del mondo. Pur trovandoci in Belgio – paese del fumetto per eccellenza – Durbuy non ha niente a che vedere con i Puffi o simili creature: ad un primo sguardo infatti si presenta come un borgo medievale costituito da case in pietra a vista e cresciuto attorno al fiume Ourthe, dominato da un castello privato di proprietà di un anziano conte. La conformazione del territorio, inoltre, non aiuterebbe nemmeno lo sviluppo di una città per come siamo soliti immaginarla: le Ardenne sono infatti le uniche montagne del Paese e non sarebbe sensato volerne fondare una qui; da dove deriva dunque la definizione di città più piccola del mondo? Se è vero il detto “fatta la legge, trovato l'inganno”, vi raccontiamo che l'idea di insignire Durbuy del titolo di città nel 1331 fu Jean de Bohême, l'allora Re di Boemia, nonché Conte di Lussemburgo, per il fine di poter disporre di truppe militari, che per legge potevano essere assegnate solo alle città.

Anche qui oggi, in periodo pre-natalizio, la località si anima con i mercatini di Natale e diventa una meta assiduamente frequentata per una passeggiata pomeridiana tra le bancarelle che propongono prodotti tipici, mentre nei mesi estivi consente di pernottare in una zona verde e tranquilla dedicandosi magari ad attività sportive lungo il fiume. Il tempo di un pranzo e qualche assaggio alle golosità belga (compresa una tappa nel micro-birrificio locale, anche questo forse uno dei più piccoli al mondo) ed è giunto il tempo per dirigersi verso la tappa finale del weekend: la capitale Bruxelles. Con un giorno in più a disposizione però gli appassionati di Storia non dovrebbero lasciarsi scappare l'opportunità, vista la vicinanza geografica, di spingersi ancora un po' più a sud nelle Ardenne fino alla cittadina di Bastogne, luogo entrato nella Storia per la cruenta battaglia che si tenne nel dicembre del 1944 tra le truppe Alleate e quelle della Germania nazista. Di rientro a Bruxelles, magari dopo aver scoperto i luoghi dell'Offensiva delle Ardenne, si trova inoltre un altro grande campo di battaglia che nell'Ottocento stravolse gli equilibri europei: stiamo parlando di Waterloo, proprio alle porte della capitale, dove nel 1815 le truppe di Napoleone furono sconfitte dalla coalizione anglo-prussiana; anche qui, tra musei e memoriali, gli amanti della Storia potranno rivivere le emozioni di uno dei luoghi simbolo del nostro continente.

... Pagina 2/2 ... Bruxelles – va da sé – è la capitale del Belgio, ma entrando in città si ha subito la sensazione che essa sia anche qualcosa di più: gli edifici, l'eleganza, la commistione tra antico e moderno ricordano infatti che qui ha sede il potere centrale dell'Unione Europea. Se da un lato molti studenti giungono da tutta Europa per studiare Scienze Politiche od Economia, i turisti possono invece scegliere di scoprire anche altri aspetti della metropoli belga: dal Palazzo Reale alla superlativa Grand Place, che ospita il Municipio cittadino ed è anch'essa iscritta nella Lista del Patrimonio dell'Umanità protetto dall'Unesco, non mancano affatto i siti d'interesse. Se il Manneken Pis (la celebre statuetta del bambino che fa pipì) o l'enorme Atomium sono riconosciuti come simboli della città, sono però anche altre le peculiarità di Bruxelles: dalle cioccolaterie al Museo del Fumetto, dalle centinaia di ristoranti del centro storico al Museo Magritte, passando per la Cattedrale di St.Michel-et-Gudule e dal mercato delle pulci di Marolles, la capitale d'Europa dimostra di essere molto più che un semplice luogo di burocrazia e potere.

Anche qui poi, come in tutte le città, la tradizione dei mercatini di Natale sembra non conoscere ostacoli: ci sono insomma tutti gli ingredienti per un weekend alla scoperta di una regione costruita in buona parte dagli italiani nei decenni passati, una visita col cuore in gola nelle miniere, un giro di degustazioni fra i 1300 tipi di birra prodotti in tutto il Belgio, una serata nell'intensa vita mondana liegese, una giornata golosa nel Paese del Cioccolato o una passeggiata nei grandi campi di battaglia della Storia; non resta allora che preparare armi e bagagli e partire per la Vallonia.

Per maggiori informazioni sulla Regione Vallonia si può contattare direttamente l'Ufficio Belga per il Turismo con sede a Milano o visitare il loro sito internet:
Ufficio Belga per il Turismo Bruxelles-Vallonia
Viale Vittorio Veneto, 28 - 20124 Milano
Tel. +39 02 86463136
www.belgioturismo.it
info@belgioturismo.it

(1) www.brusselsairlines.com
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