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Visitare il Reno e i suoi castelli, da Magonza a Colonia

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Dalla Svizzera fino alle coste d'Olanda, il Reno scorre proprio nel cuore del nostro Continente. Più volte, nei secoli, gli abitanti delle sue sponde sono stati nemici tra loro, e il fiume fu spesso un confine tra due mondi ostili. Ma lungo il suo corso,instancabilmente, il flusso continuo di navi e battelli contribuiva a ristabilire rapporti e contatti, sviluppando con gli scambi la prosperità e la pace. Il tratto del fiume compreso fra Magonza e Colonia non ha invece nulla a che vedere con la politica e il commercio.

Lungo le sue rive, punteggiate di castelli e di torri medioevali, si respira ancora un' atmosfera di leggenda: fin questo intatto scenario le dame e i cavalieri antichi fanno compagnia ai sogni del turista moderno. Già nel 1333, su queste rive, Francesco Petrarca ammirò l'affascinante spettacolo della natura, animato da una scena incantevole e strana: donne e ragazze, a gruppi, che immergevano le mani e le bianche braccia nelle acque del fiume. Alla sua incuriosita domanda, le donne tedesche risposero spiegando che in certi giorni tradizionali l'atto di bagnarsi nel Reno aveva un'efficacia salutare, allontanando i mali per tutto l'anno.
Sulle rive del grande fiume il Medioevo si è fermato con la sua magia e le sue leggende.

Vogliamo iniziare insieme il viaggio lungo il Reno romantico? Dopo aver lasciato Magonza, con le magnifiche guglie del Duomo che l'ultima guerra ha prodigiosamente risparmiato, ci inoltriamo fino alla grande curva tra Bingen e Riidesheim e qui ci viene incontro, su un'isoletta, la smilza AI iiuseturm, la «torre dei topi». Oggi essa serve per le segnalazioni ai battelIieri che affrontano i pericolosi gorghi del fiume.
Un tempo, invece, era un osservatorio dei doganieri, e la leggenda narra che proprio in questa torre l'arcivescovo Hatto fu divorato dai topi.
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Il Reno, ora, punta decisamente a nord. Sulle due sponde le colline diventano sempre più scoscese. Ecco apparire la lunga serie dei castelli merlati: Rheinstein, Reichenstein, Sooneck, Stahleck. Poi d'improvviso il fiume, tra Bacharach e Oberwesel, è interrotto dalla cupa e appuntita fortezza del Pfalz.
Ormai siamo vicini ai luoghi di Lorelei. Una dolce emozione afferra il visitatore: davanti alla roccia che vide nascere la leggenda della bionda ondina vengono alle labbra i versi della canzone che Enrico Heine dedicò alla misteriosa fanciulla del Reno: «I eh weiss nieht was soll es bedeuten - dass ich so traurig bin...» (lo non so perché mi sento così triste...). Il fiume è stretto, qui, le acque sono profonde e scure. L'essenza del romanticismo tedesco è tutta racchiusa in questa indimenticabile valle.
Dopo Lorelei, il Reno si impigrisce in ampie volute, in uno scenario rasserenato. A Coblenza, ricevute le acque della Mosella, il suo corso si fa lento e disteso, con un senso di tranquilla maestà. Il Reno torna ad essere il «gran padre ». Un'ultima emozione ci riserva Bonn, con l'ombra di Ludwig van Beethoven, ed ecco ci a Colonia, con la sua cattedrale stupenda.


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