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Vejer de la Frontera, vacanza nella perla della Costa de la Luz

Vejer de la Frontera, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Perfetta sintesi del villaggio andaluso per antonomasia, Vejer de la Frontera è una splendida cittadina di poco più di diecimila abitanti costruita in cima a una collina distante una decina di chilometri dal litorale della Costa de la Luz all’altezza di Barbate, 50 km a sud di Cadice. Avvicinandosi al centro dalla pianura attraverso la trafficata N340 si resta letteralmente a bocca aperta: le case bianche incastonate nell’intricato labirinto di stradine in salita spiccano tra i colori pastello del cielo e degli alberi baciati dal sole, regalando scorci da cartolina che riassumono meglio di tante parole cosa significhi visitare l’Andalusia.

Abitata sin dal Paleolitico e già fortificata durante l’Età del Bronzo, Vejer de la Frontera fu battezzata dai romani con il nome di Baessipo. Nel 711, l’intera regione assistette inerme all’avanzata degli arabi, che mantennero l’egemonia del territorio fino alla metà del XIII secolo. Per cinque secoli e mezzo Vejer fu conosciuta come Besher, declinazione musulmana dell’antica denominazione latina, prima di essere riconquistata definitivamente dai cristiani agli ordini di Alfonso X di Castiglia e ribattezzata per l’ennesima volta con il nome attuale. Il 1307 fu l’anno della presa della città da parte di Guzmán el Buono, che estese i propri possedimenti fino a Tarifa diventando signore e protettore dello Stretto di Gibilterra. Col passare dei secoli, malgrado diversi tentativi di ripopolamento, l’insediamento non è cresciuto dal punto di vista demografico, mantenendo sostanzialmente inalterata la propria atmosfera, le proprie antiche tradizioni ed un’aura di mistero che attira ogni anno parecchi turisti.

Da lontano l’agglomerato urbano pare una scultura di sassi bianchi, dalle linee pulite, spezzate da manciate di finestrelle blu o dai fili del bucato che si tendono al di sopra delle viuzze cittadine; questo suo fascino fuori dal tempo, di grande interesse storico e artistico, le è valso nel 1978 il titolo di monumento nazionale. Perdendosi nel labirinto del “pueblo blanco” si scoprono patii ombreggiati agghindati con vasi traboccanti di fiori e si rimane incantati di fronte ai numerosi ricordi del passato musulmano, dalle abitazioni tipiche islamiche agli antichi resti della fortezza araba.

Il centro storico di Vejer de la Frontera è delimitato da una massiccia cinta muraria che abbraccia un’area di quasi 40.000 mq. La sua costruzione risale al XV secolo e per questo rappresenta una delle più antiche testimonianze tutt’ora visibili in città. Per apprezzarla al meglio ci si può recare nel tratto compreso tra l’Arco de la Puerta Cerrada e l’Arco de la Segur, due delle quattro porte sopravvissute al trascorrere dei secoli, comodamente accessibili ai visitatori. L’Arco de la Segur, in particolare, identifica uno dei quartieri più suggestivi della città vecchia, in quanto intorno ad esso nel Quattrocento si estendeva la Juderia, ovvero il quartiere ebraico.

Tuttavia, la zona più amata dai visitatori è Plaza de España, la piccola piazzetta ombreggiata dalle palme estesa appena fuori le mura. Sul perimetro si aprono ottimi ristoranti, bar, negozi di artigianato locale e la candida facciata del municipio, ma l’elemento di maggior richiamo turistico è la fontana rivestita in piastrelle di Siviglia posizionata al centro. Qui, all’ombra delle palme, con lo sguardo che abbraccia ampi tratti di pianura sottostante fino al mare, ci si può rilassare sedendo sulle panchine, anch’esse finite in ceramica, disposte sul perimetro, in attesa di scegliere il ristorante per la cena. Per ammirare la piazza dall’alto nella sua interezza percorretene il lato occidentale e salite fino al piccolo punto panoramico accessibile da Calle de Sancho IV.

Non lontano dall’Arco de la Puerta Cerrada si erge invece la Iglesia del Divino Salvador, la chiesa contraddistinta da sontuosi interni che mescolano stile mudéjar, nella zona dell’altare maggiore, e gotico spagnolo; chi ha la fortuna di visitarla al tramonto si troverà dinanzi ai variopinti giochi di luce proiettati dal passaggio degli ultimi raggi solari attraverso le pittoresche vetrate istoriate. Altrettanto affascinante e all’incirca coeva alla basilica è la Casa del Moyorazgo, l’edificio quattrocentesco affacciato su Callejón de La Villa caratterizzato dalla presenza di un grazioso patio e di una delle tre antiche torri cittadine di vedetta. Dalla cima il panorama è particolarmente suggestivo e ripaga con gli interessi lo sforzo compiuto per salirvi.

Per concludere la visita al centro storico di Vejer de la Frontera non restano da vedere che l’antico Castillo ed il piccolo museo istituito al suo interno. Dagli spalti del forte, più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, si apprezzano altre magnifiche vedute sulla pianura sottostante, mentre presso l’esposizione si può vedere, tra l’altro, un tradizionale mantello nero che lascia scoperto solo gli occhi indossato dalle donne del luogo fino ad una ventina di anni fa.

Scendendo sulla costa si viene inebriati dal profumo di salsedine e gelsomino, immergendosi nello scenario spettacolare delle spiagge più belle e selvagge della Costa de la Luz. Conil de la Frontera, El Palmar, Los Caños de Meca, Barbate e Zahara de los Atunes distano tutte pochi chilometri da Vejer de la Frontera. Qui, oltre a crogiolarsi al sole, ci si può dedicare al surf e alla vela, a seconda del luogo, lasciandosi conquistare da un’atmosfera che non a niente a che vedere con quella incalzante e caotica della Costa del Sol.

Poco fuori dalla cittadina pascolano i tori bravi, i signori della Plaza de Toros. Ma i tori sono gli indiscussi protagonisti anche dello spettacolo più sentito di Vejer, il tradizionale “toro embolado”. L’evento, celebrato durante i festeggiamenti della Settimana Santa, consiste nel rinchiudere un toro nel cuore del centro per poi liberarlo lasciandolo correre per le strade. Sono più numerosi di quanto si possa immaginare i temerari che precedono l’animale nella corsa, rischiando spiacevoli inconvenienti ma incoraggiati dagli applausi della folla in festa. Un’altra festività che trasforma le vie di Vejer de la Frontera in un arcobaleno di colori e volti sorridenti è il Carnevale, particolarmente amato dagli spagnoli e festeggiato in grande stile all’inizio di febbraio.

Raggiunto il cuore della costa Andalusa, il clima comincia a farsi decisamente “caliente”: sul mare la temperatura è mitigata dal vento costante, ma in paese, a 10 km circa dal litorale, l’influenza della brezza perde tutto il suo effetto e il sole picchia forte. Persino in inverno è raro che la temperatura scenda sotto i 16°C, tranne nelle sere più fresche in cui si toccano i 10°C, a seconda del vento; il Levante, che spira dall’entroterra, è portatore di calore, mentre il Ponente soffia dal mare e diffonde un po’ di frescura. Durante l’anno le giornate di sole sono circa trecento e solo tra gennaio e marzo il cielo concede qualche pioggia, importantissima per l’agricoltura e la raccolta d’acqua nella zona.

Per raggiungere Vejer de la Frontera ci si può servire dell’aereo, optando per uno degli aeroporti più vicini: a 60 km c’è l’Aeroporto di Jerez, a 170 km invece sorgono quelli di Siviglia e Malaga. Chi sceglie di spostarsi in treno dovrà scendere necessariamente a San Fernando o Cadice, le due stazioni più vicine, proseguendo magari in autobus. Il terminal di Vejer si trova in Avenida Los Remedios e garantisce cinque o sei corse al giorno per la stessa Cadice (1 h) e Barbate (15 min), mentre i bus per/da Tarifa (45 min), Algeciras (1 h e 15 min), Jerez de la Frontera (1 h e 30 min), Siviglia (2 h e 15 min) e Malaga (2 h e 45 min) fermano alla Barca de Vejer, sulla N340 ai piedi della collina.

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 Pubblicato da - 06 Febbraio 2009 - © Riproduzione vietata

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