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Amazzonia: Viaggio nell'Eldorado minacciato

Amazzonia, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Un enorme mare verde di foreste attraversato da un fiume gigantesco: sei milioni di chilometri quadrati che danno il 25 per cento dell'acqua prodotta dalle sorgenti di tutto il mondo, che assicura la maggiore riserva di legname del mondo (con alberi secolari che possono raggiungere i 60 metri di altezza), il secondo giacimento di ferro del pianeta e una quantità imprecisabile di oro, manganese, bauxite, e che ospitano migliaia di specie animali che vivono al suolo, molte di queste sconosciute e non ancora classificate dalla scienza.
Questo "tesoro" terrestre che ha preso il nome di Amazzonia si estende in larga parte nel Brasile, e in minor misura nel Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador e Guayana.

Riserva naturale piena di meraviglie, baluardo invitante all'esplorazione, colori sgargianti inzuppati da improvvise piogge equatoriali.... attraversare l’Amazzonia significa ammirare, conoscere e scoprire la sorprendente fauna che si nasconde nella lussureggiante vegetazione nella quale risplendono fiori pregiati come le orchidee.

L'Amazzonia, con le sue piogge a la sua flora, è il polmone del mondo, segnata dal passaggio del Rio delle Amazzoni, un fiume che scorre con l'imponenza di un mare, e dei suoi affluenti, che lungo il loro tragitto creano a centinaia isole. Chilometri e chilometri di acque "violate" dai “pequepeques” (canoe a motore), sulle cui rive le comunità indigene conservano miti e leggende di un mondo antico.

Natura, mistero e magia nella foresta sconosciuta, trovarsi nell'Amazzonia vuol dire convivere direttamente con la natura più selvaggia, significa avere l'opportunità di conoscere cose uniche al mondo come i delfini rosa che accompagnano giocosi le imbarcazioni fluviali in crociera sul fiume, e ci si può lasciare soggiogare da una dimensione che è difficile da immaginare per la sua straordinaria specificità.

Ma l'Amazzonia ha anche una triste storia, che purtroppo arriva fino ai giorni nostri. I conquistadores nelle carte geografiche la indicarono con un nome mitico: Eldorado. L'oro fu la calamita che spinse i luogotenenti più audaci di Pizzarro a lasciare il Perù con piccole taskforce e a varcare le Ande per scoprire e spogliare l'Eldorado. Uno di essi, Alfonso de Orellana, sopravvissuto agli acquitrini, alle febbri e agli assalti degli indios, raccontò di aver visto squadroni di donne guerriere galoppare a seno nudo sui bordi di un fiume largo come un mare. Pizzarro decise di chiamare il fiume Rio delle Amazzoni e Amazzonia il paese attraversato dal fiume.

Sterminato forziere di ricchezze inesplorate, l'Amazzonia dimostrò di essere un autentico Eldorado con l'inizio della civiltà dell'automobile. I suoi alberi della gomma fornirono la materia prima per i pneumatici. Gli indios vennero schiavizzati e costretti a incidere la corteccia degli alberi, raccogliere la gomma e caricarla sulle navi che risalivano il fiume. Manaus e Iquitos, capitali dell' Amazzonia brasiliana e peruviana, si arricchirono, e fra alti e bassi splendettero fino alla seconda guerra mondiale.

Poi i tentativi di coltivare l'Amazzonia, di solcarla con le strade per dirottarvi i contadini affamati dell'arido Nord-Est brasiliano, hanno provocato un disastro ecologico. Il disboscamento sta uccidendo migliaia di ettari di foresta. E gli indios che si oppongono a questo delitto vengono eliminati, una tribù dopo l'altra. La coscienza ambientalista però un po' alla volta sta prendendo piede, aumentano le aree protette come è il caso del Parque Nacional do Jaú, una riserva integrale di 23.000 kmq, circa 1/13 dell'Italia, decisamente poco rispetto alla vastità dell'Amazzonia ma sicuramente una importante fetta in cui l'uomo non può mettere piede.

Oggi però la minaccia della deforestazione non è affatto scomparsa, calata forse, ma sempre presente. Basti pensare che tra agosto 2004 e luglio 2005 altri 18.900 chilometri quadrati di foresta amazzonica sono svaniti, e quindi la guardia deve rimanere alta perchè la pressione dell'industrie e dell'agricultura è ancora ben lungi da essere scongiurata.
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