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Plan de Corones una 'valle verde' tra hi tech e sostenibilitÓ ambientale

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Ogni giorno, migliaia di sciatori appassionati raggiungono le grandi stazioni a valle, con l’auto o lo skibus. Piste e impianti avvolgono la montagna… Incessantemente, cabinovie e seggiovie ultramoderne scaricano un multicolore gruppo di sciatori che sciama per i 107 km di piste, lungo ogni versante, da Riscone a Valdaora e San Vigilio di Marebbe, con la possibilità, addirittura, di collegarsi con l’Alta Badia mediante la pista Piculin…. In cima, rifugi, ristoranti e moderne stazioni di arrivo, compongono una sorta di festosa e colorata ‘cittadella dello sciatore’. Eh già, Plan de Corones, con le sue infrastrutture potenti e costantemente rinnovate, è sicuramente una delle stazioni sciistiche più hi-tech e organizzate dell’arco alpino… E a quale prezzo? L’ambiente di Plan de Corones e della Val Pusteria ‘come sta’? L’impatto dell’industria sciistica è forse dannoso? Sembra già di sentirli, i detrattori. Ma si possono facilmente zittire….

E’ proprio vero, infatti, che la Val Pusteria si può definire la “verde valle”. E non solo per i colori sfavillanti di prati e boschi che d’estate l’ammantano… La sensibilità ambientale qui è un patrimonio culturale acquisito, presente nel DNA della gente dei masi abituata da sempre a convivere (e, certamente, ad addomesticare, per la sopravvivenza) una natura selvaggia, come nelle giovani generazioni. Tanto che lo sviluppo, non solo turistico, ma anche economico (in Val Pusteria, attorno a Brunico, sono presenti anche floride attività artigianali e di piccola industria) si può ben dire che sia stato graduale e sostenibile. Secondo i dati dell’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni Rinnovabili 2010”, nella classifica dei comuni italiani che si sono distinti nel settore delle energie rinnovabili, due della Pusteria, Brunico e Monguelfo, figurano tra i primi 15. Qui, da molti anni – quindi da tempi non sospetti – si utilizzano gli scarti dell’attività forestale per il teleriscaldamento su vaste aree. Ben 9 delle 15 centrali per il teleriscaldamento con biomassa che operano in Alto Adige si trovano in Val Pusteria.

Le prime realizzazioni risalgono al 1994 a Rasun e a Valdaora. Da allora ne sono stati attivate altri 7, e presto entrerà in funzione la centrale di Brunico, che servirà 1.950 utenze grazie a due apposite caldaie a biomassa da 8 megawatt ciascuna, per un risparmio di 10 milioni di litri di gasolio. Si calcola che grazie agli impianti di teleriscaldamento a biomassa in Val Pusteria non vengano emesse circa 70.000 tonnellate di CO2 con un risparmio complessivo di oltre 23 milioni di litri di combustibili fossili. Solo per fare un altro esempio, nel comune di Terento il teleriscaldamento funziona anche un impianto a biogas, gestito da una cooperativa di 46 agricoltori, che distribuisce 1 milione di kwh calore, mentre qui, come in altri comuni pusteresi, le piccole centrali idroelettriche private o consortili (ad esempio, a Terento, la Winnebach che produce 6 milioni di kwh) e i pannelli fotovoltaici sono la norma.

In Val Pusteria si sono sperimentati anche i primi esempi di case residenziali, attività produttive, alberghi costruiti in bioedilizia e che garantiscono efficienza energetica. Un futuro ClimaHotel a Valdaora è in fase di pre-certificazione. E le uniche due CaseClima ‘Nature’ (attribuzione che, nell’ambito dei progetti certificati dall’agenzia CasaClima, tiene conto in senso globale dell’impatto ambientale dei materiali utilizzati) in provincia di Bolzano si trovano a Riscone: la nuova scuola elementare e il maso Fiber. Quest’ultimo è un progetto innovativo realizzato dall’azienda Rubner (che guarda caso ha sede a Chienes, in Val Pusteria) sul sito di una ex-fattoria è straordinario per il suo stile architettonico contemporaneo che lo pone ‘in tensione’ con il paesaggio circostante e con lo stile prevalentemente alpino ricorrente, e sottolinea la versatilità del legno come materiale ideale per progetti costruttivi complessi.
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Tornando allo sci. Noi oggi veniamo forse sorpresi dalla densità di impianti e dall’alta tecnologia messa in campo al Plan de Corones. E ci divertiamo su e giù per le piste, senza forse curarci di altro. E spesso si dimentica un altro fattore importante. L’attività di sfruttamento sciistico qui è confinata su una superficie limitata e ben circoscritta. Cosa aiutata anche dalla conformazione a ‘panettone’ della montagna, che favorisce la concentrazione di piste e impianti, e la non dispersione su troppi versanti e valli. Al margine dell’area sciabile di Plan de Corones si apre infatti una vasta area di wilderness alpina tutelata dal Parco Naturale Fanes Senes Braies, 25.680 ettari in continuità peraltro con altre ampie zone protette quali il Parco Naturale delle Dolomiti di Ampezzo e più a est con il Parco Naturale Dolomiti di Sesto, oltre che con una serie di massicci dolomitici entrati nella lista del Patrimonio Unesco (status che a sua volta fissa altri rigidi vincoli). In particolare, la società Funivie San Vigilio di Marebbe spa (che possiede e gestisce una parte consistente degli impianti di risalita del Plan de Corones) ha ottenuto nel 2009, tra le primissime del settore in Italia, importanti certificazioni ambientali e di qualità, come la 9001 e la 14001.

La società impianti di Riscone dispone di impianti tutti a bilancio 0 in termini di emissioni di CO2. Al Plan de Corones, gli amati-odiati cannoni (amati perché ci fanno sciare meglio e più a lungo, garantendo il benessere di intere vallate! Odiati perché considerati – a torto! – ecologicamente scorretti) vengono alimentati da normalissime, purissime acque piovane e di scioglimento della stessa neve intercettate durante la stagione primaverile in appositi bacini di raccolta. Contrariamente a una leggenda metropolitana molto diffusa, non vengono addizionate di alcunché e non consumano risorse idriche ex novo, ma semplicemente rimettono in circolo ‘quel che c’è’. Solo una piccola parte di acque viene captata, sotto rigido controllo, da rii secondari e dal fiume Rienza. Non solo: prima di alimentare i cannoni, queste acque vengono addirittura filtrate, fino a raggiungere una qualità potabile! La neve ‘tecnica’ a primavera si scioglie poi più lentamente e più tardi. Pochi sanno che questo protegge dalle gelate primaverili il tenero manto erboso che ricaccia a primavera sulle piste, e gli garantisce poi una crescita più rigogliosa in seguito. Quanto al delicato tema degli scarichi dei rifugi, che sopportano l’assalto pacifico di migliaia di persone al giorno, questi sono interamente canalizzati a valle mediante apposite condotte che si dirigono agli impianti di depurazione, mentre i rifiuti vengono in gran parte tenuti distinti e portati a valle per il riciclo. Anche il discusso tema dei collegamenti funiviari in realtà ha un risvolto ambientale positivo.

Per esempio, da alcuni anni, la connessione tra piste e impianti più skibus fra la zona Piz de Plaies di San Vigilio di Marebbe (Piculin) e l’Alta Badia (Pedraces) in realtà ha tolto di mezzo una consistente migrazione motorizzata lungo le strade! Nella stessa direzione va il futuro progetto di nuovi impianti di arroccamento per il Plan de Corones da Perca (fra Brunico e Valdaora), prevista per il 2011-12. La nuova direttrice di piste e impianti sarà collegata alla stazione della ferrovia della val Pusteria. Un po’ come già avviene in diverse zone della Svizzera, sarà uno dei primissimi esempi italiani di trasporto intermodale per lo sci. Nelle previsioni ridurrà il traffico stradale e la congestione dei parcheggi a valle. Plan de Corones. Ogni giorno, migliaia di sciatori appassionati raggiungono le grandi stazioni a valle, con l’auto o lo skibus. Piste e impianti avvolgono la montagna… Incessantemente, cabinovie e seggiovie ultramoderne scaricano un multicolore gruppo di sciatori che sciama per i 107 km di piste, lungo ogni versante, da Riscone a Valdaora e San Vigilio di Marebbe, con la possibilità, addirittura, di collegarsi con l’Alta Badia mediante la pista Piculin…. In cima, rifugi, ristoranti e moderne stazioni di arrivo, compongono una sorta di festosa e colorata ‘cittadella dello sciatore’. Eh già, Plan de Corones, con le sue infrastrutture potenti e costantemente rinnovate, è sicuramente una delle stazioni sciistiche più hi-tech e organizzate dell’arco alpino… E a quale prezzo? L’ambiente di Plan de Corones e della Val Pusteria ‘come sta’? L’impatto dell’industria sciistica è forse dannoso? Sembra già di sentirli, i detrattori. Ma si possono facilmente zittire…. E’ proprio vero, infatti, che la Val Pusteria si può definire la “verde valle”. E non solo per i colori sfavillanti di prati e boschi che d’estate l’ammantano… La sensibilità ambientale qui è un patrimonio culturale acquisito, presente nel DNA della gente dei masi abituata da sempre a convivere (e, certamente, ad addomesticare, per la sopravvivenza) una natura selvaggia, come nelle giovani generazioni. Tanto che lo sviluppo, non solo turistico, ma anche economico (in Val Pusteria, attorno a Brunico, sono presenti anche floride attività artigianali e di piccola industria) si può ben dire che sia stato graduale e sostenibile. Secondo i dati dell’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni Rinnovabili 2010”, nella classifica dei comuni italiani che si sono distinti nel settore delle energie rinnovabili, due della Pusteria, Brunico e Monguelfo, figurano tra i primi 15. Qui, da molti anni – quindi da tempi non sospetti – si utilizzano gli scarti dell’attività forestale per il teleriscaldamento su vaste aree. Ben 9 delle 15 centrali per il teleriscaldamento con biomassa che operano in Alto Adige si trovano in Val Pusteria. Le prime realizzazioni risalgono al 1994 a Rasun e a Valdaora. Da allora ne sono stati attivate altri 7, e presto entrerà in funzione la centrale di Brunico, che servirà 1.950 utenze grazie a due apposite caldaie a biomassa da 8 megawatt ciascuna, per un risparmio di 10 milioni di litri di gasolio. Si calcola che grazie agli impianti di teleriscaldamento a biomassa in Val Pusteria non vengano emesse circa 70.000 tonnellate di CO2 con un risparmio complessivo di oltre 23 milioni di litri di combustibili fossili. Solo per fare un altro esempio, nel comune di Terento il teleriscaldamento funziona anche un impianto a biogas, gestito da una cooperativa di 46 agricoltori, che distribuisce 1 milione di kwh calore, mentre qui, come in altri comuni pusteresi, le piccole centrali idroelettriche private o consortili (ad esempio, a Terento, la Winnebach che produce 6 milioni di kwh) e i pannelli fotovoltaici sono la norma. In Val Pusteria si sono sperimentati anche i primi esempi di case residenziali, attività produttive, alberghi costruiti in bioedilizia e che garantiscono efficienza energetica. Un futuro ClimaHotel a Valdaora è in fase di pre-certificazione. E le uniche due CaseClima ‘Nature’ (attribuzione che, nell’ambito dei progetti certificati dall’agenzia CasaClima, tiene conto in senso globale dell’impatto ambientale dei materiali utilizzati) in provincia di Bolzano si trovano a Riscone: la nuova scuola elementare e il maso Fiber. Quest’ultimo è un progetto innovativo realizzato dall’azienda Rubner (che guarda caso ha sede a Chienes, in Val Pusteria) sul sito di una ex-fattoria è straordinario per il suo stile architettonico contemporaneo che lo pone ‘in tensione’ con il paesaggio circostante e con lo stile prevalentemente alpino ricorrente, e sottolinea la versatilità del legno come materiale ideale per progetti costruttivi complessi. Tornando allo sci. Noi oggi veniamo forse sorpresi dalla densità di impianti e dall’alta tecnologia messa in campo al Plan de Corones. E ci divertiamo su e giù per le piste, senza forse curarci di altro. E spesso si dimentica un altro fattore importante. L’attività di sfruttamento sciistico qui è confinata su una superficie limitata e ben circoscritta. Cosa aiutata anche dalla conformazione a ‘panettone’ della montagna, che favorisce la concentrazione di piste e impianti, e la non dispersione su troppi versanti e valli. Al margine dell’area sciabile di Plan de Corones si apre infatti una vasta area di wilderness alpina tutelata dal Parco Naturale Fanes Senes Braies, 25.680 ettari in continuità peraltro con altre ampie zone protette quali il Parco Naturale delle Dolomiti di Ampezzo e più a est con il Parco Naturale Dolomiti di Sesto, oltre che con una serie di massicci dolomitici entrati nella lista del Patrimonio Unesco (status che a sua volta fissa altri rigidi vincoli). In particolare, la società Funivie San Vigilio di Marebbe spa (che possiede e gestisce una parte consistente degli impianti di risalita del Plan de Corones) ha ottenuto nel 2009, tra le primissime del settore in Italia, importanti certificazioni ambientali e di qualità, come la 9001 e la 14001. La società impianti di Riscone dispone di impianti tutti a bilancio 0 in termini di emissioni di CO2. Al Plan de Corones, gli amati-odiati cannoni (amati perché ci fanno sciare meglio e più a lungo, garantendo il benessere di intere vallate! Odiati perché considerati – a torto! – ecologicamente scorretti) vengono alimentati da normalissime, purissime acque piovane e di scioglimento della stessa neve intercettate durante la stagione primaverile in appositi bacini di raccolta. Contrariamente a una leggenda metropolitana molto diffusa, non vengono addizionate di alcunché e non consumano risorse idriche ex novo, ma semplicemente rimettono in circolo ‘quel che c’è’. Solo una piccola parte di acque viene captata, sotto rigido controllo, da rii secondari e dal fiume Rienza. Non solo: prima di alimentare i cannoni, queste acque vengono addirittura filtrate, fino a raggiungere una qualità potabile! La neve ‘tecnica’ a primavera si scioglie poi più lentamente e più tardi. Pochi sanno che questo protegge dalle gelate primaverili il tenero manto erboso che ricaccia a primavera sulle piste, e gli garantisce poi una crescita più rigogliosa in seguito. Quanto al delicato tema degli scarichi dei rifugi, che sopportano l’assalto pacifico di migliaia di persone al giorno, questi sono interamente canalizzati a valle mediante apposite condotte che si dirigono agli impianti di depurazione, mentre i rifiuti vengono in gran parte tenuti distinti e portati a valle per il riciclo. Anche il discusso tema dei collegamenti funiviari in realtà ha un risvolto ambientale positivo. Per esempio, da alcuni anni, la connessione tra piste e impianti più skibus fra la zona Piz de Plaies di San Vigilio di Marebbe (Piculin) e l’Alta Badia (Pedraces) in realtà ha tolto di mezzo una consistente migrazione motorizzata lungo le strade! Nella stessa direzione va il futuro progetto di nuovi impianti di arroccamento per il Plan de Corones da Perca (fra Brunico e Valdaora), prevista per il 2011-12. La nuova direttrice di piste e impianti sarà collegata alla stazione della ferrovia della val Pusteria. Un po’ come già avviene in diverse zone della Svizzera, sarà uno dei primissimi esempi italiani di trasporto intermodale per lo sci. Nelle previsioni ridurrà il traffico stradale e la congestione dei parcheggi a valle.
Fonte: Consorzio Turistico Area Vacanze Plan de Corones
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 Pubblicato da il 21/09/2010 - 2.478 letture - ® Riproduzione vietata

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