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Sciare 10 mesi l'anno sul ghiacciaio dello Stubai

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Il paradiso (sugli sci) non può attendere soprattutto, ora che la primavera si avvicina, e soprattutto se è a poco più di mezzora dal confine italiano del Brennero. C’è un solo luogo dove si può toccare il cielo con un dito, sci o snowboard ai piedi, senza aver mai paura di “cadere di nuovo sulla terra”: benvenuti in Tirolo (Austria), sul ghiacciaio dello Stubai, il più grande “mare di ghiaccio” sciabile austriaco.

Qui si scia 10 mesi l’anno grazie a 26 impianti di risalita e 34 piste. Praticamente si chiude solo a luglio ed agosto, il tempo di una capatina al mare e poi si torna in pista. Gli austriaci hanno intuito prima di altri che, nel terzo millennio, a volte le discese più varie, gli impianti più moderni – presto arriverà una nuova cabinovia - e perfino la neve, non bastano più a solleticare l’emozione. Serve di più.

Stubai per ogni età

Già, non bastava studiare pacchetti per bimbi che sciano gratis fino a 10 anni (se accompagnati da un genitore), quando di solito la media europea si ferma ad 8 anni. Non bastavano nemmeno piste dedicate agli over 50 e alle famiglie – un unicum nel paese - , dove si scende fra una chiacchiera ed un gossip, senza la paura di essere “speronati” dallo spericolato di turno. Fra la Schaufelspitze che, con i suoi 3333 metri, è il “top of Tyrol” e la stazione di Mutterberg, oltre 1500 metri più in basso, si continua a costruire un “regno bianco” che strizza l’occhio a tutti, grandi e piccoli, neofiti e provetti. Ed ora anche ai freerider che quassù trovano un universo fatto anche a loro misura . Mettendo infine d’accordo due mondi che sembravano destinati a non incontrarsi mai.

In pista o fuori: dubbio amletico

C’è, infatti, chi ama lo sci da discesa in pista su tracciati tirati a lucido dai gatti delle nevi. C’è chi poi rifugge la “pazza folla” dei discesisti e degli impianti, ama le sveglie antelucane, mastica l’abc dell’alpinismo, e usa pelli di foca sotto gli sci per guadagnarsi la vetta e la sua “discesa”. Una volta in cima, via le “pelli”, si blocca la caviglia all’attacco e giù a valle, centellinando l’emozione: si perchè quella sarà l’unica discesa della giornata. Ore per salire. Talvolta, solo minuti per scendere. Liberi, in compenso, di scegliere la traccia.

“Un giorno chi ama “solo” scendere ha intuito che spesso il manto “fuori pista” è ancora più esaltante. E chi, invece, sale per scendere, ha capito che, facendosi dare un passaggio dagli impianti, magari di discese se ne può concedere anche più di una al giorno”, spiegano le guide dello Stubai. In una parola, c’era una volta il freeride, l’ebbrezza di scendere fuori o accanto alle piste, utilizzando però in salita tutti i comfort di una ski area. Così, esclusi gli irriducibili dell’una o dell’altra disciplina - “pistaioli” da una parte, “alpinofili” dall’altra -, c’è tutta una fascia intermedia e trasversale di sciatori che oggi insegue l’emozione di una neve sempre diversa.

Un fiocco, mille nevi

C’è la mitica powder che da noi diventa “la fresca”: “La più bella, ma anche la più rara, - spiegano le guide -, dato che, come dice il nome, è una polvere che tende a trasformarsi subito, scaldata dal sole o raffreddata dalla notte”. C’è la “firn” più compatta e cristallizzata e via discorrendo fra la consistenza di croste, crostoni, nevi bagnate, ventate, mosse, riportate, primaverili.
Domarle tutte è una grande soddisfazione e sempre un divertimento in cui magari la grinta prevale sullo stile, ma non certo sull’emozione. Sono bastati negli anni sci un po’ più larghi, corti e leggeri per galleggiare sul “non battuto” et voilà, tutti ci siamo riscoperti capaci di curvare su terreni dove mai avremmo pensato di avventurarci, ritenendo certi pendii, appannaggio solo di chi conosce l’alpinismo e le sue regole. In realtà alcune regole vanno conosciute e rispettate. Al “debutto” è sempre meglio affidarsi ad una guida o ad un maestro di sci per farsi condurre off piste. “In ogni caso – precisano dallo Stubai - è sempre d’obbligo informarsi sulle condizioni della neve e il livello di pericolo valanghe. Le piste sono costantemente “bonificate” e monitorate, gli altri pendii no”.

A scuola di "Podwer"

Detto fatto, sul ghiacciaio dello Stubai si sono attrezzati: inutile vedere frotte di sciatori lasciare la via “vecchia” per la nuova e finire magari in qualche pasticcio per una curva di troppo. Ecco l’idea: favorire il freeride in sicurezza, offrendo a tutti la possibilità di praticarlo con la giusta competenza di base.

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Che non sta solo nel livello di sciata. Ma passa anche attraverso un utilizzo consapevole dei tre attrezzi fondamentali che fanno parte del kit del “bravo freerider”, dalla pala, alla sonda, alla ricetrasmittente Artva per localizzare chi venga coinvolto in una valanga. Loro lo chiamano il Powder department (www.powder-department.com) ed è una specie di scuola “en plein air” dove a lezione, però, non ci si annoia mai. Intanto chi lo desidera può seguire dei corsi completi: maestri e guide insegnano ad utilizzare l’Artva e a montare la pala e la sonda telescopica che devono sempre stare nello zainetto.

Come a nascondino

Pala e sonda si montano in pochi secondi mentre l’Artva, con il nuovo sistema digitale, permette di individuare in pochi minuti i segnali della ricetrasmittente “sepolta”. Nella più classica delle lezioni di ricerca tutto si volge come giocando a nascondino, magari un poco macabro, ma pur sempre utile: si seppellisce uno zaino con all’interno la ricetrasmittente accesa in trasmissione. Gli altri, i “cercatori”, mettono la ricetrasmittente in funzione di ricezione ed allora il display prende a funzionare come un vero navigatore. Lo schermo indica attraverso le frecce in che direzione muoversi, seguendo l’intensità del segnale dello zaino “sepolto” che in pochi minuti viene identificato. “Certamente ripetere gli stessi movimenti dopo un incidente può non essere facile, ma partire con la giusta conoscenza degli strumenti di ricerca può fare la differenza in caso di vero pericolo”, spiegano le guide Raimund e Peter.
Nei fornitissimi negozi da sci, lungo le cabinovie che salgono a monte, si possono anche prendere a nolo gli zaini di nuova generazione dotati di air bag che “esplodono” in caso di emergenza contribuendo a far galleggiare lo sciatore che venga travolto da una valanga.

Check point e via

Chi già conosca la materia e possegga i propri attrezzi ha a disposizione due check-point per l’Artva, uno ad Eisgrat, quota 2900 metri, all’arrivo del secondo troncone dell’ovovia ed uno più in basso a Gamsgarten, quota 2620. “L’idea è quella di informare senza reprimere la giusta voglia di libertà che poi è il sentimento alla base del freeride”, spiegano dal consorzio dello Stubai. I check point sono una sorta di “gateway” alla libertà, una “porta” fisica e mentale, oltre la quale si scia a proprio rischio, ma che permette ancora di fermarsi se non si è sicuri e soprattutto di verificare che umore e strumenti funzionino perfettamente. Al check point si fa tappa intanto per controllare il segnale del proprio Artva e verificare il livello di pericolo valanghe, classificato in una scala da 1 a 5 e costantemente aggiornato. Inoltre una grande mappa fornisce “consigli” sui percorsi e sul tipo di terreno che si incontrerà fuori pista.

Libertà dietro l'angolo

Sono oltre 15 i percorsi suggeriti e segnati. Il resto poi è fantasia. Prendi uno dei percorsi più lunghi: è il numero 14 sulle grandi cartine, e riporta in poco meno di 10 chilometri alla stazione di valle dove si lascia l’auto. Il bello dello Stubai è proprio questo: si può uscire dalla “realtà” degli impianti, solcare spazi reconditi e vertigini incontaminate per poi ritrovarsi, in sicurezza al parcheggio. Insieme a tutti gli altri. “Fuori dal mondo, senza esserne mai troppo lontani”, chiosa Raimund, pronto a far scoprire i canalini o i traversi più divertenti. Il segreto è proprio qui: le piste restano dietro ad una cresta, mai lontane se si cambia idea. Così tutti, anche chi muove i primi passi “free” può lanciarsi in queste discese, sapendo che la “civiltà” con le sue lusinghe e i suoi skilift, resta comunque a portata di mano, dietro la prossima duna di neve, o cresta di rocce. I pendii più esaltanti sono intorno alla Jochdohle, il punto più alto della zona sciabile. Qui si può scegliere se lanciarsi in campo aperto verso le pendici della Stubaier Wildspitze o se rientrare piuttosto sul versante di Eisgrat, attraverso una serie di canali dove in poche curve ci si ritrova isolati, a tu per tu con il silenzio, il sole e la powder, tanto bella quando è davvero soffice come talco.

Come un walzer

Le curve allora sono una danza, si sprofonda fino al ginocchio ma i piedi trovano sempre il grip giusto per curvare. Pendii più arditi, da affrontare solo a manto davvero assestato, sono invece quelli all’ombra della Daunkogel e del Rotadlkopf. La neve si “disegna” sotto le lamine, qualcuno ci ha preceduto, disegnando la propria linea, ma qualche metro oltre possiamo ancora lasciare la nostra traccia. Di pura felicità.
A valle ancora due curve fra “gli altri” che sembrano ingabbiati nelle piste battute. Ma non hanno tutti i torti: in fondo all’ora di pranzo siamo tutti di nuovo uguali, davanti alle leccornie del ristorante che può vantare il pastificio più alto d’Europa.

Pasta d'alta quota

Quassù, a 2900 metri, la grande stazione di arrivo dell’ovovia è il vero ombelico dello Stubai: negozi, aree relax e punti ristoro, fra cui questo insolito laboratorio dove mastri pastai preparano paste a mille fogge che gentilissime cuoche sono pronte e condire, con una linea espressa, secondo i nostri gusti, accontentando anche i più diffidenti palati italiani. “Freeride”, anche nel condimento, insomma. Per dare un ulteriore tocco di magia, fra una discesa e l’altra si può visitare la nuova grotta scavata nel ghiaccio proprio sotto alla stazione dell’ovovia.

Grotte Valli e benessere

l’Ice grotto (www.stubaier-gletscher.com) è lungo 150 metri di puro stupore dove scrutare, 30 metri sotto la superficie del ghiacciaio, tutti i segni che il passato ed il tempo hanno lasciato immersi in questo ghiaccio, trasmettendolo nei secoli fino a noi, dalla sabbie del deserto agli insetti. Pochi minuti di cabinovia e ritroviamo l’abbraccio senza ghiaccio della valle dello Stubai. In bus o perfino in tram, in 45 minuti si è di nuovo ad Innsbruck. Fuori e dentro il mondo nel raggio di poche curve.
La valle dello Stubai, però, serba anche altri meravigliosi segreti: i suoi paesini, da Neustift a Fulpmes sono degli affreschi di tranquillità ed eleganza. La cura dei dettagli nelle chiese e nelle case più antiche è la migliore alternativa al brusio della grande città. Il nuovo centro termale e di benessere della Stubay (www.stubay.at) arricchisce l’offerta e le coccole di questa valle incantata. Anche i freerider più duri e puri possono concedersi una sosta fra le sue piscine, certi di ripartire con più slancio l’indomani.

L'altro sci

La valle dello Stubai può vantare, infatti, oltre al ghiacciaio, altri tre comprensori sciistici: fra l’Elfer (www.elfer.at) amato anche dagli amanti dello slittino, e il Serles (www.serlesbahnen.at), perfetto per le famiglie, l’indirizzo giusto per la “seconda lezione” di free ride è lo “skizentrum” dello Schlick 2000 (www.schlick2000.at giornaliero euro 35,50), tutte aree coperte, fino al 28 marzo 2015, dalla Stubai card (cinque giorni euro 91) che permette di avere sconti e “mobilità” sulle varie destinazioni dello sci. Al cospetto di queste piccole “Dolomiti” del Tirolo, fra 20 piste collegate sci ai piedi con Fulpmes e in futuro anche Neustift, si possono scegliere due tipi di percorsi ben distinti per il freeride: i boschi e il Nature Park. I primi sono tanto amati dai locali che spesso ne custodiscono i segreti. Preservare qui la neve è un’arte fra grandi gobbe dove sentirsi come a bordo di montagne russe di neve. Ampio e “wild” è il Nature Park, un’area di morbidi dossi che confluiscono in un piccolo half pipe naturale accanto agli impianti e sotto lo sguardo severo dell’anfiteatro formato dallo Schlicker Scharte e dalla cime Ochsenwand. E’ proprio questa vetta a dare il nome ad uno dei percorsi più estremi, quel “canale del bue”, che il 99% degli sciatori (occorre saper arrampicare per raggiungerlo) si limita solo a guardare ed individuare. Il consiglio è di fare come loro. Il divertimento è comunque assicurato. Ed è free.
www.stubai.at Giornaliero 43 euro, 36,50 dalle 12.

 Pubblicato da il 04/03/2015 - 2.305 letture - ® Riproduzione vietata

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