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Piero Fornasetti, la mostra: 100 anni di follia pratica

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Miei contemporanei non vi accorgete che mi siete diversi?” E in effetti a fare un salto alla Triennale in questi giorni non si può che dargli ragione a Piero Fornasetti, nato ben 100 anni fa e tuttora così moderno, così stupefacente e visionario che non ci capacita del guizzo che ebbe in quell’epoca e ci si capacita invece del fatto che fu allora espulso dall’Accademia di Belle Arti di Brera per insubordinazione, perché non riusciva ad accettare che non vi si insegnasse lo studio del nudo.

E grazie alla mostra "Piero Fornasetti 100 anni di follia pratica", ancora aperta per una settimana, siamo ora a riscoprire quest’uomo, pittore, scultore, stampatore, decoratore, collezionista, designer, artigiano, attraverso i circa 700 pezzi che ci propone il curatore, il figlio Barnaba Fornasetti, che ancora gestisce lo Store di Milano, in cui volendo farci un salto a mostra finita si troveranno le riproduzioni di quel genio del padre.

Non è una mostra per tutti e immediatamente comprensibile, come testimonia un commento rubato ad un ragazzo che vicino a me diceva all’amico “Non ho capito nulla di questa mostra” e, del resto, pure Fornasetti ce lo spiega il perché: “Ho così vestito di vestigia ceramiche, mobili e cose e ho così riposto in ogni opera un messaggio, un piccolo racconto certe volte ironico, senza parole evidentemente, ma udibile da chi crede nella poesia”.
E per chi crede nella poesia e nei viaggi virtuali e reali è entusiasmante e magica la visita, assolutamente da non perdere.

Merita conoscere questo personaggio poliedrico e versatile ed averlo portato a conoscenza dei più. Appena entrati si sente di aver fatto un tuffo in un mondo paralleloOgni oggetto è una porta aperta attraverso la quale uno è immediatamente risucchiato in Alice nel paese delle meraviglie” Starck

Così ci troviamo tra portaombrelli che sembrano usciti da Mary Poppins, paraventi teatrali di stanze segrete che ogni bimbo sognerebbe di varcare, mobili forzieri che evocano prestigiatori e illusionisti, litografie su porte di legno che sembrano fiondarti nel mondo di Alice e altre litografie su tazze e teiere che sono sicuramente quelle del cappellaio matto.

Ma non solo … sete e foulard con farfalle stampate a mano in litografia, come quelle delle moderne sfilate e poi tavoli con pesci che ondeggiano come quelli nei piatti etruschi, antine di mobili decorati a mano con la tecnica del trompe-l'œil che ricordano il decoupage, tappeti e portariviste.
Incantevole la stanza dei piatti, così come quella dei vassoi a cui è dedicata un’intera sala perché “ ad un certo momento della nostra civiltà non si sapeva più come porgere un bicchiere, un messaggio, una poesia” e così si zigzaga tra vassoi colorati su cui spuntano, dipinte a mano, civette, sardine, bottiglie di champagne, prugne, mani con pistole e altre che fan Marameo.

La mostra ci trasmette tutta la sua passione, la sua curiosità, la sua ricerca inesausta, che metteva anche nelle raccolte e catalogazioni di stampe incisioni, riviste, immagini che costituiscono oggi un patrimonio di documentazione e spunto sulle arti applicate .
I suoi bozzetti preparatori di decorazioni per la Rinascente e per L’Hotel Duomo, i pannelli del cinema Arlecchino e i bozzetti con soggetti dolciari per le colonne del negozio della Motta ce lo propongono quale antesignano dei moderni visual e vetrinisti.

Affascina la sua artigianalità, la sua sperimentazione continua di tecniche di incisione e stampa, dalla litografia al monotipo che mise in opera nell’atelier del padre in via Bazzini (bellissima nella mostra la litomatrice di sole luminoso su specchio, testimonianza dell’utilizzo negli anni 50 per i processi di stampa litografica di lastre in lega di zinco poi abbandonate per la serigrafia).
E poi la collaborazione con Gio Ponti a partire dagli anni ‘40 che diede luogo tra le altre opere al Trumeau bar Architettura, all’arredo e decorazioni del Casinò di San Remo ( 1950) agli arredi delle cabine di prima classe del transatlantico Andrea Doria.
... Pagina 2/2 ... Ed in mezzo a tutto questo tourbillon fantastico di fiabe e colori, lui, Fornasetti, che appare in foto con quel piglio e umorismo che tutto lasciava intravedere fin da piccolo e di cui lui stesso disse “ nessuno vide nella mia foto a 14 anni che razza di tipo sarei diventato”.

La speranza è quella di vedere un giorno a Milano, magari nel quartiere di Città Studi laddove tutto iniziò o in zona Brera, dove aprì il suo bizzarro e caotico negozietto, una bella casa museo a lui dedicata, un viaggio, una tappa obbligata nella milanesità e nell’italianità, che rievochi il genio di questo personaggio che tanto rappresenta il nostro estro, la nostra fantasia, l’impertinenza e la visione.

Articolo di Silvia Ronconi

Piero Fornasetti 100 anni di follia pratica
In mostra fino al 9 febbraio 2014 presso la Triennale: orari dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 20.30 e giovedì 10.30-23.00- Ingresso: 8,00/6,50/5,50 euro (bellissimo il catalogo di Corraini Edizioni)
www.triennale.it

Oltre la mostra :
Fornasetti Store Milano
Corso G. Matteotti, 1/A
20121 Milano
T +39 02 89 65 80 40
store.milano@fornasetti.com
www.fornasetti.com/it/
blog.pixell.it/la-casa-museo-di-piero-fornasetti/

 Pubblicato da il 03/02/2014 - - ® Riproduzione vietata

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