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Tour in Siria della carovana di Donnavventura 2010 (9 pagine)

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La carovana di Donnavventura parte per Damasco: il Villaggio di Maalula

25.09.2010: L’obbiettivo di oggi è quello di raggiungere Damasco, capitale della Siria, una delle città più antiche del mondo o forse proprio la più antica, chissà se potremo mai dirlo con certezza. La carovana lascia Palmira ed i suoi tesori imboccando una rotta verso sud/sud-ovest. Ci si rende presto conto consultando le mappe, che il confine con l’Iraq non è poi così lontano, un centinaio di chilometri appena. La carovana incrocia poi alcuni cartelli che riportano l’indicazione Bagdad e sfila via velocemente, la meta di oggi è decisamente un’altra.
C’è anche un cartello con l’indicazione per Bagdad, da una parte e Palmira dall’altra, si opta per questa soluzione.

Il paesaggio circostante è piuttosto monotono, pianeggiante ed uniforme di colore, però si notano delle basse colline dalle pendici scure, Chiara ci dice essere manganese. La zona ne è ricca, ma sino ad ora questa risorsa mineraria non ha destato grande interesse, non si vedono né ruspe né impianti di estrazione, anche se c’è da giurarci, non tarderanno ad arrivare.

Circa a metà dell’itinerario di oggi, proprio a pochi chilometri dal bivio per l’Iraq, le ragazze notano una struttura sormontata da una pompa eolica come quelle che si vedono nei film western. Si tratta del Bagdad Cafè, un punto di ristoro che casca proprio a fagiolo, perfetto per prendere un tè alla menta. La locanda è accogliente e colorata, bassi divani damascati ed arredi arabeggianti creano un’atmosfera esotica. Spesso questo luogo è confuso con l’omonimo motel del film “Bagdad Cafè”, ambientato invece in Arizona. Non di rado le guide lasciano intendere che si tratti della stessa cosa, forse per aumentarne il fascino, anche se non ce ne sarebbe bisogno. Laura, Valentia e Chiara si alternano nel descrivere il locale, sorseggiando l’aromatico tè siriano, in cui galleggiano foglie di menta, mentre un gattino si toeletta acciambellato su di un cuscino. La sosta dura un attimo ed è già ora di rimettersi in viaggio, sfila via l’insegna del caffè e si riprende la via per Damasco.

Ana è alla guida di Jolly, il suo pick up, quello guidato anche l’anno scorso per tutto il raid americano e si vede che è di casa su quel mezzo, non sbaglia una manovra, non una sbavatura, che invidia! Ci racconta un po’ di se, di questa sua seconda esperienza. Mentre si segue la traccia fuoristrada che porta alla capitale, Chiara alla radio propone una deviazione. Poco lontano, abbarbicato su di un’altura, si trova il villaggio di Maalula, uno dei pochissimo luoghi in cui si parla ancora l’aramaico, una cosa talmente particolare che le donneavventura non possono certo perdersela. Maalula ha quasi le sembianze di un presepe, piccole case dipinte di azzurro e giallo, aggrappate alla parete rocciosa, disegnano una cornice suggestiva e sulla sommità si trova il convento di San Sergio e San Bacco.

Chiara invita le ragazze ad entrare attraverso una porta retta da travi vecchie di 2000 anni. Il convento infatti fu edificato nel IV secolo, dopo che l’editto dell’imperatore Costantino, permise la libera professione del cristianesimo. Il preesistente tempio pagano venne smantellato e con i materiali recuperati fu eretto il monastero, di cui si conservano ancora la porta d’ingresso e le travi.

All’interno trovano Georgette, una ragazza nativa di Maalula che spiega alle neo-reporter che qui l’aramaico è la lingua parlata comunemente in famiglia. Resiste una solida tradizione orale che ha permesso a questo idioma antico di essere tramandato di padre in figlio sino ad oggi. Il villaggio costituisce una sorta di avamposto della religione cristiana in medio oriente, è qualcosa di unico e prezioso, oltre che fortemente evocativo. Quando Georgette recita il Padre Nostro nella lingua in cui gli apostoli ed i discepoli lo udirono la prima volta le ragazze restano senza fiato. Un’emozione improvvisa e profonda le scuote, inaspettata e travolgente. Gli occhi si fanno lucidi ed è difficile esprimere a parole quella sorda commozione. Un momento sospeso nel tempo e carico dell’alto valore simbolico dell’aver udito la preghiera recitata con le parole del Figlio, nella sua lingua, con la sua stessa granitica forza. E’ difficile per Chiara dar voce ai suoi pensieri, con quel nodo in gola difficile da mandar giù.

Le ragazze ringraziano Georgette per il regalo prezioso di quella preghiera e Chiara ripercorre la storia del convento e della sua fondazione. Uscendo dal villaggio si notano lungo le pendici della montagna degli anfratti e degli eremi utilizzati in tempo di persecuzioni dagli abitanti della città e dai monaci. In questi luoghi si rifugiò anche santa Tecla, la prima donna convertita al cristianesimo da san Paolo. Lungo i pochi chilometri che separano il team da Damasco, Ana fa notare le caratteristiche dell’altopiano che stanno percorrendo, l’altitudine è di circa 1300 metri, non male se si considera che il deserto è proprio a due passi.

Ed ecco Damasco, la parte nuova della città, dove un monumento raffigurante una teiera sta a simboleggiare l’accoglienza della gente, cosa di cui il team ha avuto prova sin dal primo impatto con la Siria.
Il diario oggi è redatto da Chiara

 Pubblicato da il 02/12/2010 - 17.559 letture - ® Riproduzione vietata