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Bagan (Pagan): tour tra i templi dell'antica Capitale della Birmania

Bagan, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

La cittadina di Bagan (ex Pagan anche conosciuta con il nome d Arimaddanapura) e il suo incredibile patrimonio archeologico sono una delle attrattive più affascinanti della ex Birmania (oggi Myanmar) e di tutto il sud-est asiatico. In appena una quarantina di chilometri quadrati di terreno, partendo dalle rive del fiume Ayeyarwady (Irrawaddy), si possono ammirare migliaia di templi e stupa quasi tutti risalenti al periodo compreso tra il 1000 e il 1200 d.C. Ovunque giriate lo sguardo vedrete rovine di ogni dimensione, da templi grandi e gloriosi come quello di Ananda a edifici piccoli e solitari in mezzo ai campi. Purtroppo, nonostante i numerosi tentativi compiuti negli ultimi anni, l’UNESCO non è ancora riuscita ad inserire il sito tra il Patrimonio dell’Umanità a causa dell’ostruzionismo della giunta militare (SPDC) attualmente al potere in Myanmar, la quale ha anche apportato barbari interventi di ristrutturazione non tenendo conto dell'archiettura originale e usando materiali moderni.

All’origine della costruzione dell’insediamento di Bagan c’è lo straordinario fervore religioso che pervase la regione all’inizio dell’XI secolo. Il periodo di gloria della città cominciò nel 1057 con la conquista di Thaton, mentre un paio di secoli dopo ebbe inizio il lento declino culminato, nel 1287, con l’invasione da parte dei mongoli guidati da Kubilai Khan. Passato l’assedio mongolo, Bagan inaugurò una fase di progressivo decadimento, tanto da essere considerata il capoluogo di una regione cupa e sinistra, frequentata da banditi e nat (spiriti guardiani). Solo con l’arrivo degli inglesi la zona tornò a popolarsi, gettando le basi per l’incredibile ascesa che ha reso Bagan una delle località turistiche d’eccellenza del sud-est asiatico.

Old Bagan (Vecchia Bagan) è attualmente disabitata, fatta eccezione per il personale degli alberghi e gli impiegati; qui si trovano la maggior parte dei templi, le mura storiche ed il museo archeologico. Benché a Bagan si possano distinguere diversi stili architettonici, anche un occhio non particolarmente esperto sarà in grado di ricostruire lo sviluppo del modo di concepire l’architettura religiosa attraverso gli oltre 200 anni di vita della città. Innanzitutto si possono suddividere gli edifici tra zedi (stupa) senza spazi al loro interno e pahto cavi, ovvero grandi costruzioni di forma quadrata con passaggi porticati chiamati comunemente templi.

Di questa seconda categoria fa parte l’Ananda Pahto, il più bello e meglio conservato di tutto il sito nonostante i danni arrecati da un terremoto nel 1975. La sua costruzione risale al 1105, anno che fa da spartiacque tra il periodo stilistico antico e quello medio. Il quadrato di base misura 53 metri per lato e il punto più alto supera di poco i 50 metri, dimensioni che fanno subito cogliere la ricerca di proporzioni perfette. A conferire la forma di una croce all’edificio sono gli ingressi disposti sui quattro lati, ognuno dei quali è sormontato da un pinnacolo. Ad attirare l’attenzione dei visitatori sono soprattutto le decorazioni della base e delle terrazze, dove sono state disposte più di 550 mattonelle invetriate che compongono scene tratte dal jataka (storie della vita del Buddha) derivante da testi mon. All’interno, al centro del cubo, si trovano quattro Buddha alti quasi 10 metri che rappresentano il raggiungimento del nibbana (nirvana) da parte dello spirito. L’Ananda Pahto è particolarmente affascinante durante le celebrazioni del plenilunio di Pyatho, celebrato tra dicembre e gennaio, quando presso la sua paya si svolge una grande festa di tre giorni.

Sebbene di dimensioni ridotte rispetto al precedente, lo Shwegugyi Pahto è un tempio elegante ed eccentrico, con il suo sikhara (pinnacolo) a forma di pannocchia che ne slancia la figura verso il cielo. Lo Shwegugyi è degno di nota anche per le belle decorazioni in stucco e per le lastre di pietra situate al suo interno, dove viene raccontata la storia dell’edificio. Uno dei pahto più alti di Bagan è il Thatbyinnyu Pahto, il “Tempio dell’Onniscente”, costruito intorno al 1150 con una guglia che tocca i 61 metri. Per garantirne una migliore tutela, nel 1994 la terrazza principale del tempio è stata chiusa al pubblico, che potrà consolarsi ammirando il panorama qualche metro più in basso. A nord-est del monumento si nota un piccolo edificio comunemente chiamato “tally zed”, ovvero “zedi del computo”, realizzato utilizzando un mattone ogni 10.000 che venivano sovrapposti nel tempio principale. Poco distante ci sono anche il Ngakywenadaung Paya, uno stupa a bulbo del IX secolo, e soprattutto il Pitaka Taik, costruito sulla base della semplice struttura del gu (grotta) del periodo antico per conservare manoscritti su foglie di palma molto sensibili alla luce.

Costruito nel 931 d.C. dal re Taunghthugyi, il Nathlaung Kyaung è l’unico tempio hindu sopravvissuto a Bagan. Situato poco ad ovest del Thatbyinnyu Pahto, l’edificio ha una forma squadrata dominata da una cupola e da un malandato sikhara che una volta conteneva numerose statue di Vishnu. Nelle vicinanze si possono vedere il Gawdawpalin Pahto, uno dei più imponenti di Bagan coi i suoi 55 metri di altezza, il Pahtothamya o Thamya Pahto, un complesso ad un solo piano decorato da belle pitture, ed il Bupaya, uno stupa in stile pyu dalla forma cilindrica situato proprio sulle sponde del fiume Ayeyarwady.

Dopo la conquista di Thaton del 1057, re Anawrahta ordinò di costruire il magnifico Shwasandaw Paya, uno stupa circolare ornato da cinque terrazze in precedenza decorate da lastre di terracotta raffiguranti scene del jataka. Nonostante l’incuria e alcuni maldestri restauri abbiano in parte compromesso le sue antiche finiture, questo stupa è uno dei migliori di Bagan, nonché il primo ad essere stato realizzato con delle scalinate che dalle terrazze quadrate portavano direttamente al basamento rotondo. Lungo la parete sud-orientale che lo circonda c’è lo Shinbinthalyaung, un edificio in mattoni dal soffitto voltato nel quale è conservato un Buddha reclinato dell’XI secolo lungo quasi 20 metri. Di epoca più recente sono il Sulamani Pahto, all’interno del quale erano allineate centinaia di celle monastiche, ed il magnifico Mimalaung Kyaung, preceduto da una coppia di chinthe, statue raffiguranti bestie mitiche per metà draghi e per metà leoni.

Il clima presenta due stagioni distinte e regolate dai monsoni. Il monsone di sud-ovest spira dalla fine di maggio a ottobre inoltrato accompagnato da un tasso di umidità molto alto e abbondanti precipitazioni, sebbene lo schermo creato dalle alture della Rakhine Yoma, la “catena dell’Arakan”, tenda a bloccare le perturbazioni facendo crescere le temperature. Al termine della stagione delle piogge ha inizio il periodo asciutto, che prosegue fino a maggio con temperature relativamente basse a causa del monsone di sud-est.

L’aeroporto più vicino a Bagan è il Nyaung U-Bagan Airport, situato a una manciata di chilometri di distanza dalla città e quotidianamente collegato a Yangon, Mandalay e Heho. Una volta atterrati, per gli spostamenti più lunghi ci si può muovere comodamente in autobus, mentre per visitare i luoghi più centrali è meglio girare a piedi o noleggiare una bicicletta. Una prospettiva molto affascinante di Old Bagan e dei suoi templi è quella che si ammira dal corso dell’Ayeyarwady a bordo di un’imbarcazione che potrete noleggiare al molo vicino a Bupaya, alle porte della città storica.
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