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Deserto Bianco, Egitto: alla scoperta del Sahara pił affascinante

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Ogni deserto ha una magia nuova da raccontare, questo perché ogni area desertica del mondo è in realtà un viaggio dentro l'anima delle persone: questi luoghi ti si radicano dentro, è come avere dentro sé un sistema carsico inesplorato: ogni volta che vedi questa immensità, questo spazio senza confini, ti si apre dentro una nuova galleria, si rivela un nuovo percorso sotterraneo che ti scava dal di dentro e ti fa vedere le cose in un modo diverso da quello che avevi conosciuto prima. Quindi ogni deserto è un mondo a sé, ma non perché sia tanto diverso dagli altri, sono le stesse rocce, a volte, le stesse sabbie, i medesimi cieli, ma dentro di te il panorama viene elaborato in qualcosa di completamente diverso, di grande e di unico che ti fa sperimentare un momento indimenticabile della tua vita.

Ma ci sono deserti che sono più deserti degli altri, bastano pochi chilometri percorsi al loro interno per poter rivivere sensazioni ancestrali da uomini primitivi, cioè di persone che si sentono nude al cospetto della meraviglia della natura, ed in certi luoghi questa sensazione è così immediata che si è trasportati in un altra dimensione, in un modo quasi incontrollabile, e fino alle lacrime. Cioò accade quandio si entra nel Deserto Bianco, quando ci si viene a trovare avvolti da queste rocce dalle fogge improbabili, con i gialli delle sabbie, il nero dei minerali sparsi come chicchi d'uva, tra le dune di sabbia... rimanere senza fiato...toccare quelle rocce così gelide nel cuore del Sahara, tutte cose e senzazioni che turbano e ti fanno sentire piccolo, in balia di un di un universo misterioso. Così ci si sente, quando si entra nel Deserto Bianco, spettatori di un palcoscenico costruito era dopo era dal contributo di ogni singolo granello di sabbia, ciascuno scultore di un mondo di fiaba, cesellato ai nostri occhi tra rocce bianche che sembrano tante statue di un presepe congelato dal tempo.

Il deserto bianco fa parte del cosidetto Deserto Libico (o deserto occidentale), ma che in realtà si trova ampiamente dentro il territorio dell'Egitto. Più in particolare rimane compreso, grosso modo tra le oasi di Bahariya (a nord) e Farafra che rimane invece a sud del deserto bianco, e si distribuisce su di una supericie di circa 60x60 kilometri. La strada asfaltata che unisce le due oasi divide il deserto bianco in due settori, quello orientale, più noto e forse più ricco di ambienti diversi, e la parte occidentale, visitabile unicamente con permessi speciali, essendo area militare. Dal punto di vista morfologico il Deserto Bianco è compreso nella depressione di Farafra, e la sua posizione ribassata consente la presenza di alcune oasi (Ain Khadra e Ain el Serw) come anche qualche uadi in cui si possono trovare cespugli e qualche acacia.

La geologia del deserto bianco è davvero unica: nella parte meridionale, diversi strati di calcari marnosi (formazione di Khoman) ricoprono la zona e sono noti per contenere molti fossili di invertebrati e denti di squali estinti. Le rocce comprese alcuni tipi di arenaria, sono erose in maniera particolare, a creare strutture a forma di funghi o colonne I funghi bianchi devono la loro morfologia particolare all'erosione del vento, detta deflazione: nella parta basa vengono colpiti dalla sabbia più grossolana ed abrasiva, che non riesce però a raggiungere le parti più alte. Ne consegue, quindi, che le rocce si erodono di più nella parte inferiore, creando appunto i funghi che alla lunga verranno distrutti quando collasserà il loro piede. Ricordiamo che queste caratteristiche forme colonnare colonnari si sono formate in milioni di anni di lavoro, grazie ai venti del deserto ed alle tempeste di sabbia.

L'origine Deserto Bianco
Alla fine del periodo Cretaceo, 60 milioni di anni fa, un mare poco profondo copriva lo strato più profondo di arenaria nubiana di questa zona. Durante i successivi 30 milioni di anni, circa 300 metri di calcare marnoso si sono accumulati sul fondo del mare. Meno di 30 milioni di anni fa, è invece cominciata la regressione del mare Mediterraneo (allora una propaggine dell'oceano della Tetide) esponendo quesi sedimenti all'erosione atmosferica. L'azione di milioni di anni di venti e tempeste di sabbia hanno portato all'attuale risultato di un deserto mozzafiato di colore bianco nelle zone più ricche di calcare. Oggi, troviamo ancora molti depositi marini su strati calcarei, ricchi di molluschi, crostacei, pesci, tracce si barriera corallina, tutti fossilizzati. Tra la sabbia e la pietra calcarea, il pavimento è coperto da alcuni minerali neri con varie forme: rotonde, allungate, ed a forma di stella. Si tratta di solfuri e di ossidi di ferro, ed a seconda della loro composizione, possono essere chiamati Marcassite, Pirite ed Ematite. I pezzi di ematite sono stati usati, nel passato, come pigmento rosso.
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La zona del deserto bianco rappresenta quindi un museo a cielo aperto di geologia, paleontologia e di storia naturale. I viaggiatori non solo possono godere della bellezza della geologia, ma vivere l'esperienza di percorrere un deserto di rara bellezza. L'area è anche riccad di manufatti antichi, come anche selci lavorate, che testimanionano di un periodo meno arido durante il neolitico. ma anche con tracce lasciate dalle civiltà egiziane e romana, come ci testimonia il vicino tempio di Deir El Hagar, a sud est di Farafra.

Il deserto bianco. per essere apprezzato nella sua interezza, richiede almeno 3 giorni di tempo, anche per vivere i momenti più toccanti della sua visita, rappresentati dai momenti magici dell'alba e del tramonto. Oltre la miriade di rocce scolpite dal vento, non perdetevi la collina dei cristalli, una paleo grotta carsica, ricoperta da croste ricche di minerali e cristalli, e la valle delle sfingi, una distesa a perdita d'occhio di rocce che sembrano possedere la forma di tante sfingi, rivolte nella stessa direzione.

Il periodo migliore per visitare il deserto bianco è probabilmente l'autunno e l'inverno. D'estate le temperature possono risultare troppo elevate, anche se, a dire il vero. le rocce bianche del deserto riflettono molto bene la luce del sole, tenendo i valori termici mediamente più bassi rispetto ad altre zone desertiche. Potete fare voi stessi la prova: toccate le rocce con le mani e scoprirete una inaspettata senzazione di fresco! I mesi migliori sono quindi ottobre e novembre, e la tarda primavera.L'inverno può riservare temperature fredde durante la notte e la prima mattinata. Per quanto riguarda la primavera ricordiamo però che il periodo è quello in cui sono più frequenti le tempeste di sabbia. Le piogge sono rare, e in genere di breve durata, e di solito accadono in inverno. Per le fotografie l'autunno e l'inverno concedono la luce migliore, per via della minore altezza del sole.

Per raggiungere il deserto bianco è necessario aggregarsi ad una spedizione organizzata con fuoristrada 4x4, oppure partecipare ad una escursione con cammelli, un modo più lento ed altrettanto bello per scoprire questo luogo meraviglioso. La redazione de ilTurista.info consiglia i tour organizzati dall'operatore milanese I viaggi di Maurizio Levi, specializzato in deserti che effettua con regolarità itinerari nel deserto occidentale dellEgitto, che hanno come pezzo forte, la visita del Deserto Bianco. Il link da seguire: wwww.deserti-viaggilevi.it
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