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Tour delle oasi in Egitto: da Al Fayoum al Deserto Bianco fino a Siwa

Egitto, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Oasi di fertilità rispetto all’aridità del deserto, ma anche oasi di pace rispetto alla frenesia della vita europea. Difficile resistere al doppio volto delle oasi egiziane, che costellano il territorio di questo paese magico e si mostrano ai visitatori nella loro primitiva bellezza, ciascuna con le proprie caratteristiche e i propri sapori. Se conoscere l’Egitto del Cairo e delle piramidi è un’esperienza emozionante e singolare, è ancora più suggestivo scivolare sulle dune del deserto spostandosi da un’oasi all’altra, alla scoperta di questi piccoli mondi fuori dal tempo.

Al Fayoum
Se dal Cairo ci si sposta verso sud-ovest di un centinaio di chilometri ci si imbatte della maggiore oasi dell’Egitto. Siamo ad Al Fayoum, in cui vivono oltre 2 milioni di persone e in cui si intrecciano centinaia di canali d’irrigazione alimentati dal Nilo, facendone un’area fertilissima. Eloquente, infatti, risulta essere il suo nome, derivato di “Bayoum”, che significa “il mare” e si riferisce a un grande lago (Birket Quarum - foto) tuttora presente nell’entroterra. A rendere famosa l’oasi sono il clima dolce per tutto l’arco dell’anno, ma anche le tante ruote per l’irrigazione, il coloratissimo mercato o “suq” e la bella moschea di Kwawand Asla-Bey, fondata nel XV secolo per volere del Sultano Qaitbey.

Le coltivazioni di ortaggi e canna da zucchero e le grandi piantagioni di agrumi, lucenti al sole come pepite odorose, hanno valso a Al Fayoum il soprannome di “giardino dell’Egitto”, ma il verde non è l’unica attrattiva: interessanti i villaggi, con le case di mattoni di fango realizzate come un tempo, e i siti faraonici tra cui l’obelisco di Senusert, la piramide di Amenmhat III e le rovine della città di Karanis, dotata di un interessante museo. A breve distanza dall’oasi si possono visitare le fonti d’acqua calda di Ain Silyin, e spostandosi verso Bahareya si incontrano le cascate di Wadi El Rayan. Per chi decide da qui di spostarsi verso sud-ovest, in direzione dell'oasi di Bahariya, non perda la visita al Wadi Heitan, un magnifico sito naturale, dove si trovano scheletri fossili di balene, uno dei meno conosciuti Patrimoni dell'Umanità dell'Egitto, ma che da solo vale un viaggio.

Bahareya (Bahariya)
Bahariya è un’altra oasi egiziana che vale la pena di visitare, anche solo per l’affascinante corona di colline nere (Black desert) che la circondano e la vivacità del suo villaggio principale, Bawiti. Il quartiere delle colline si affaccia su lussureggianti distese di palme, irrigate dalla sorgente naturale “Ain al Beshmo”, che i romani liberarono dalla roccia viva e che tuttora sgorga con una temperatura di 30°C. Recentemente l’oasi ha attirato l’attenzione di studiosi e turisti grazie alla scoperta di due tombe tolemaiche , magnificamente affrescate, piene di mummie, in cui sono stati trovati vari utensili di terracotta per i riti della sepoltura, attrezzi per la produzione del vino, gioielli di pietra, monete di bronzo e contenitori decorati dall’immagine del dio Bes, dio della gioia. Si stima che ci siano nascoste migliaia di quelle che già sono state soprannominate le Mummie d'Oro. A Bahareya sono stati riportati alla luce anche i resti del tempio di Ercole, venerato dai romani come una divinità.
Questa oasi fa parte della cosiddetta “Nuova Valle”, lungo un antico ramo del Nilo ormai esaurito, insieme ad altre che dipendono da sorgenti e pozzi di acque sotterranee. Isolate l’una dall'altra e dal resto del mondo esterno, queste oasi sono divenute più facilmente accessibili ai turist,i solamente negli anni '80

Kharga
Anche Kharga fa parte delle oasi della Nuova Valle, e tra queste è la più grande e la più sviluppata. Benché la città principale, Al-Kharga, si presenti piuttosto anonima, nelle vicinanze si possono vedere reperti storici preziosissimi e interessanti testimonianze della civiltà egizia. Fuori dal nucleo abitato si erge il Tempio di Ibis del VI secolo a.C., eretto per volere dell’imperatore persiano Dario I e corrispondente al centro della città di Hibis, che in passato fungeva da capitale. Da qui, proseguendo per circa un chilometro verso nord, si raggiunge la necropoli di Al-Bagawat, formata da un grande cimitero cristiano con centinaia di tombe, decorate dalle immagini di scene bibliche.

Dakhla
Procedendo per quasi 200 km ad ovest di Kharga si arriva a Dakhla, l’oasi costellata di laghetti naturali e alimentata da oltre 600 fonti d’acqua. I suoi villaggi in mattoni di fango affondano tra lussureggianti frutteti e campi, e i 70 mila abitanti si impegnano nella coltivazione di riso, manghi, arance, olive, albicocche e gli immancabili dolcissimi datteri. La parte vecchia della città è un dedalo di strade strette, intricate tra loro, con abitazioni caratteristiche in argilla e legno intagliato.

A questo punto ci si può dirigere verso Farafra, attraversando i panorami sconfinati e sublimi che ad est di Farafra si trasformano nella magia unica del Deserto Bianco. Ci si trova in un paradiso di formazioni rocciose erose dal vento, che assumono un aspetto magico e surreale, specialmente all'alba e al tramonto: quando la luna sorge sui dirupi bianchi è facile sentirsi circondati da candidi "iceberg e nevai", in realtà bianche rocce calcaree, oppure immaginarsi in un paesaggio lunare, invece che nel deserto. Provate a toccarle nel pieno del solleone: sentirete che rimangono fredde, a causa del loro colore bianco! Nelle notti senza luna basta sedersi attorno a un fuoco da campo per accorgersi che le stelle sono molte più di quanto avevamo sempre pensato.

Farafra
Si arriva finalmente a Farafra, che ha come città principale Qasr ed è popolata prevalentemente da beduini, legati alle antiche tradizioni della loro cultura. A rendere fertile l’oasi ci sono oltre 100 fonti d’acqua e pozzi, tra cui alcune di tipo ipotermale, e a farne un’interessante meta turistica ci pensano, oltre al giù citato Deserto Bianco, che si sviluppa anche a nord-ovest dell'oasi, anche il museo di Badr, con le opere artistiche e scultoree del geniale autore, ma specialmente gli spettacolari tramonti rosa e arancioni della zona.

Siwa
Infine Siwa, situata a 550 km dal Cairo, in direzione del confine libico. Lussureggiante e ricca di frutti, l’oasi è un paradiso in Terra ed è certamente una delle zone più affascinanti dell’Egitto, lungo l’antica via commerciale che consentiva di portare i datteri sino a Menfi. Per ragiungerla potete provare la travaersata da Farafra, che costringe ad addentrarsi in un tratto del Grande Mare di Sabbia: fu qui che il generale Cambise, con 50.000 uomini dell'esercito persiano, scomparse nel nulla, secondo le cronache. Oppure una via più facile è quella dalla costa mediterranea, dalla zona di Marsa Matrouh.

Qui gli aspetti magici sono numerosi: la lingua berbera, la cultura a sé stante diversa da quella del resto dell’Egitto, il piccolo museo detto “Casa di Siwa” con la sua esposizione di abiti e oggetti tipici e il Monte dei Morti (Gebel Al-Mawta), con le tombe risalenti all’era tolemaica e romana.
Dirigendosi verso il Tempio di Amon, fuori dal centro, ci si imbatte nei Bagni di Cleopatra, dove l’acqua si tuffa in una vasca utilizzata per rinfrescarsi e fare il bagno, mentre a ovest della città principale c’è il villaggio di Kharmisah e Bilad ar-Rum e a est zampillano altre sorgenti, come quelle di Abu Shuruf e Ain Qurayshat.
Infine Siwa è un ottimo mercato in cui acquistare vestiti, sciarpe, ceste e gioielli, da portare a casa con sé insieme a un bel bottino di ricordi indescrivibili.

Per chi fosse interessato ad esplorare in un tour le Oasi dell'Egitto, e attravarsare le zone più spettacolari del Sahara egiziano, consigliamo il tour operator milanese I Viaggi di Maurizio Levi, che propone escursioni guidate con i fuoristrada nel deserto.
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 Pubblicato da - 03 Ottobre 2012 - © Riproduzione vietata

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