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Douz, viaggio alla scoperta della porta del Sahara

Tunisia, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Dove c'è il deserto là ci sono le oasi. Di oasi l'Africa sahariana ne ha moltissime, in Libia, in Algeria, in Tunisia. Noi ne abbiamo scelta una in Tunisia, nel sud di questo paese caro non solo ai francesi, ma anche agli italiani.

Quando il paesaggio allucinante del deserto salato dilaga nel mare di sabbia, e il Sahara impone la sua dittatura, il carovaniere è spronato da una grande speranza: poter udire, la sera, il cigolio delle carrucole dei pozzi, poter giungere alle palme di un'oasi sovrastate dal minareto.

L'oasi più nota della Tunisia è forse quella di Douz, ricca di 600 mila palme, sede del Festival internazionale del deserto. E qui si scopre il gusto nativo dei datteri più dolci del miele, il fascino dell'invito alla preghiera gridato di persona dal muezzin e non attraverso l'altoparlante come succede ormai nelle città. Qui si scopre la purezza dell' aria viva del mattino che sferza il viso, la libertà degli spazi stando tranquilli all'ombra dei palmeti.

Le oasi vengono definite "il paradiso di Allah". Un paradiso che non è facile da guadagnare. Il deserto obbliga i sedentari delle oasi ad una incessante laboriosità. Se l'oasi non viene difesa il deserto l'aggredisce, la divora. E il benessere dell'acqua perenne ha un prezzo. Quest'acqua in genere è priva di sostanze. E i terreni mancano di humus. Il grano e il miglio, l'orzo, l'uva, crescono con modestia. Solo la palma da dattero si sviluppa senza fatica. Basta che ci sia un po' d'acqua. La palma è ombra per l'oasi e nutrimento per i giorni di magro. Ed è la palma, con il suo senso di sicurezza, che convince i nomadi ad avvicinarsi agli insediamenti stabili.

A Tunisi dicono che presto bisognerà sovvenzionarli, gli ultimi nomadi, perché conservino i loro costumi, e certe loro abitudini, a uso e consumo dei turisti esigenti.
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