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Le foto di cosa vedere e visitare a Fenis

Fenis (Valle d'Aosta): il castello e visita alla cittadina

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E’ risaputo che fra le regioni italiane, la Valle d’Aosta ricopre un ruolo del tutto particolare sia per morfologia, orografia e assetto urbano concernente i suoi comuni sparsi entro un tessuto territoriale polisfaccettato ad alta concentrazione turistica per ciò che riguarda prettamente l’aspetto montano. Non la si ritenga, tuttavia, una mera culla per sciatori: essa offre ben più di piste lineari, paesaggi innevati e rilievi in attesa di essere scalati.

A rafforzare il lato meno famoso ma fortemente colto è Fènis, paese di quasi 1.700 abitanti che occupa una porzione piccola ma altisonante, ovviamente “contaminata” (ma in accezione assolutamente positiva) dagli influssi della vicina Francia, che contraddistingue parte degli usi, dei costumi e della lingua. Predominante in tal senso uno speciale patois appartenente al gruppo dei dialetti franco-provenzali relazionati alle lingue gallo-romanze di ceppo latino: è il fun-uhèn, idioma codificato e regolato da una fonetica estremamente adattabile al contatto con gli altri patois, un elemento che insomma contraddistingue Fènis e la parlata degli autoctoni.


La storia di Fènis

L’organigramma comunale attuale correlato all’amministrazione della località si deve specificamente la famoso Règlement pour l'administration économique du Duché d'Aoste voluto dai Savoia nel 1762 nella persona di Carlo Emanuele III per regolamentare, appunto, l’assetto politico e le condotte di elezioni afferenti: il consiglio comunale di Fènis con segretario annesso videro la luce il 24 gennaio 1963, una data da considerare per questo motivo storica e memorabile. Dal 1789, anno dello scoppio della Rivoluzione Francese, il Ducato d’Aosta e le cittadine a esso legate subirono di rimando i condizionamenti di uno sconvolgimento in atto, di un profondo cambiamento il cui maggior dazio riguardò essenzialmente la messa a disposizione delle truppe occupanti di derrate alimentari e ingenti risorse da impiegare: il contraccolpo economico e le ricadute sulla popolazione pervasero anche gli anni successivi al compiersi rivoluzionario, acciocché solo con l’inizio del nuovo secolo, il Novecento, si rese possibile un risollevamento complessivo destinato, tuttavia, a uno svilimento addotto alla Prima Guerra Mondiale e poi ai dictat fascisti, tali da imporre a Fènis l’accorpamento a Nus, un episodio che ancora oggi gli abitanti sentono vicino quale onta subita ma senza acquiescenza.

Certo è che il patrimonio architettonico reso dai diversi accadimenti non ha potuto che giovarne e per sua fortuna ha altresì beneficiato di nuova linfa e impulsiva energia fomentante un desiderio di visita roboante. Fènis si trova proprio nel mezzo di un comprensorio ambientale sintetizzante le massime bellezze di valli concatenate ma distinte, ovvero la Val Clavalité, la Valle di Champorcher e la Valle di Cogne, tutte aventi quale punto di riferimento la Punta Tersiva, cima montuosa che raggiunge i 3.513 metri d’altezza risultando seconda per tale valore soltanto al Monte Emilius.


Il Castello di Fènis

Avviluppato da cotanta bellezza naturale, il Castello di Fènis impera ergendosi a maniero più rappresentativo fra quelli presenti in Valle d’Aosta, vero monumento ottimamente conservato che incarna in tutto e per tutto il Medioevo valdostano (caratteristica la doppia cinta muraria merlata e la sua struttura comprendente un edificio centrale e le molteplici torri) conferendo valore al paese e al suo hinterland frequentato non soltanto in inverno ma, invero, tutto l’anno.

Il fortilizio, voluto dalla famiglia Challant, è il risultato di modificazioni e ampliamenti susseguitasi dal 1242 per renderlo appieno centro di un potere emblematico racchiuso fra le maglie di vanti signorili tipici per una residenza nobiliare di questo tipo, che nel 1896 venne proclamato monumento nazionale per la solidità dell’unicum, l’ordine settoriale, il piccolo cortile quadrangolare, le sale, le enormi stanze ed eleganti affreschi d’estrazione mitologica, tra i quali spicca San Giorgio che uccide il drago, opera realizzata nel 1415 dalla bottega di Giacomo Jaquerio.


Altre cose da vedere a Fènis

A far flebile concorrenza alla tenuta castellare vi sono la casaforte Challant, quella di Chenoz, la Casa dei nobili De Tillier e la Casa dei Ramein, similari ma incapaci di attirare maggior attenzione, limitandosi dunque a offrire una sorta di conclusione naturale post visita clou.

Giusto altresì tessere le doverose lodi della Chiesa di Fènis, documentata solo a partire dal XV secolo ma presumibilmente molto più antica considerando la veste esteriore. La storia non le ha concesso il lustro talare, mantenendo all’interno un basso profilo in linea con i dettami ecclesiastici imperanti in zone rurali e campagne, ancor più nelle zone montane.
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Niente ori, argenti o gemme preziose a contraddistinguere gli arredi e gli elementi liturgici, bensì due grandi crocifissi, una bella statua raffigurante San Maurizio, una Madonna con Bambino, altre classiche iconografie sacre e un misterioso crocifisso ligneo ritrovato nel 1991 dentro il sottotetto della chiesa, oggi conservato nel Museo del Tesoro della Cattedrale.

Parlando di esposizioni museali, non ci si può esimere dal citare, sebbene in un contesto ben diverso dal culto religioso, il Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione, inaugurato nel 2009 e attualmente installato in Villa Montana: vi prendono posto ca. 800 oggetti, in particolare manufatti e sculture che testimoniano il dinamismo di attività artigiane radicate nel passato ma conservate in un presente che seguita a rendere omaggio all’antico fare.

Uscendo, è ancora l’apparato ecclesiastico a far parlare di sé svelandosi completamente all’avventore, che si ritrova da subito nel bel mezzo di un crogiuolo di singole cappelle disposte a tappeto lungo il territorio comunale: ritroviamo splendenti e raccolte la Cappella di San Grato sul Monte Saint-Julien, la Cappella della Sacra Sindone a Cuignon (con affreschi che raffigurano scene bibliche riprodotte magnificamente dal pittore Joconde Gnifeta), e ancora le cappelle di San Rocco a Misérègne, di San Bernardo di Mentone a La Cerise e di Santa Barbara a Barche, escludendo dalla trattazione almeno altre 6-7 cappelle di grande bellezza e valore artistico.

Inutile dire che in un territorio come quello che circonda il borgo, gli itinerari spuntano come funghi e si stagliano scandendo un’area dove divertirsi diviene usuale abitudine di cui difficilmente si può fare a meno: escursioni, gite, camminate in mezzo ai boschi, scalate, sciate ed esplorazioni fanno di ogni vacanza trascorsa qui un sogno a occhi aperti ma accessibile proprio a tutti.


Come arrivare a Fènis

In auto si arriva percorrendo l’Autostrada A5 Torino-Aosta-Curmayeur e uscendo a Nus per imboccare la SR 13; la stazione ferroviaria si trova a Nus, 2 km da Fènis, collegata al centro abitato dalla linea bus SAVDA Aosta-Saint Marcel-Nus-Fènis.


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