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Monastir (Sardegna): visita alla cittadina sulla piana del Campidano

Monastir, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

La pianura del Campidano conta entro il perimetro del sud Sardegna alcuni centri storici che racchiudono siti preistorici, castelli e luoghi di culto non suscettibili alla corrosione provocata dal tempo. Paesi dell’entroterra e cittadine accalorate dalla macchia isolana disegnano un paesaggio di cui fa parte anche Monastir, borgo incastonato nel lembo di terra compreso fra i monti Zara e Olladiri, in verità medie colline attraversate dai fiumi Mannu e Flumineddu. Il nucleo urbano dista da Cagliari appena una ventina di chilometri e conserva una spiccata vocazione agricola basata sulla coltivazione di agrumi, pesche e patate. A queste ultime è dedicata ogni anno la partecipatissima Sagra della Patata.

Storia

L’abitato annovera 4.500 persone e la sua fondazione è ascrivibile al Medioevo e all’operato fervido di un folto gruppo di monaci camaldolesi, che diedero alla località il nome Monastir, il cui significato più accreditato deriverebbe etimologicamente da muristèni, vale a dire luogo di sosta e rifornimento frequentato da viandanti e pellegrini. Sotto il Giudicato di Calari prima (testimoniato dai resti del Castello di Baratuli, edificato nel XII secolo) e di Arborea dopo, il feudo passò a Pisa e solo più tardi al Regno di Sardegna, circa nel 1324. Seguirono i domini di Aragonesi e Savoia, successivamente il Regno d’Italia fu il culmine dell’Unità Nazionale.

Cosa vedere a Monastir

La Monastir che oggi conosciamo docile accondiscende alla beltà dei suoi pochi ma significativi monumenti, in primis la centrale Parrocchiale di San Pietro, edificio cinquecentesco di stile gotico-aragonese ch’è tuttavia più recente rispetto alla romanica Chiesa di Santa Lucia, di cui si ammirano il campanile a vela e il portico su tre lati che ha necessitato di alcuni restauri. Santa Lucia riveste peraltro il ruolo di patrona del paese, per tale motivo le si dedica ad agosto una festa contraddistinta da una lunga processione alla quale partecipano i fedeli, cavalieri, gruppi in costume e carri, il tutto accompagnato dai suonatori di launeddas.

L’evento inaugurale del calendario locale è caratterizzato il 17 gennaio dai Fuochi di Sant’Antonio Abate, cui segue alla fine del mese Su Foghidoni in onore di San Sebastiano. Si comprende da tutti questi sacri appuntamenti la somma devozione degli autoctoni all’escatologia cristiana, estrapolata anche attraverso i riti liturgici celebrati nella Chiesa di San Giacomo – la più antica di Monastir ed ex parrocchiale con campanile a cuspide – e nella Chiesa della Beata Vergine Maria. D’impianto gotico la Chiesa di Sant’Antonio, appartenente al ‘300.

I dintorni

L’hinterland del borgo comprende un ricco sfondo preistorico che si fonda essenzialmente sulle parentesi prenuragiche e nuragiche: ne fanno parte le domus de janas della necropoli di Is Aruttas risalente al 2.800 a.C., le vetuste capanne dell’Olladiri, le is ogus de monti sulla cima dello Zara e l’acropoli alla quale si accede percorrendo una scala di ben 60 gradini interamente scavati nella roccia. Da vedere poi gli altari e i pozzi dell’area sacra, il villaggio di Mitza Morta e il nuraghe Su Cuccumeu, gioiello dell’archeologia.

Come arrivare a Monastir


A Monastir si arriva in auto percorrendo da Cagliari la SS 131; le navi attraccano al porto di Cagliari, città che possiede anche l’aeroporto.

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