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Uri (Sardegna): il complesso nuragico di Santa Caterina e cosa vedere

Uri, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Uri è un centro agricolo posto a metà strada fra le cittadine di Alghero (18 km la distanza rilevata) e Sassari (13 km), quest’ultima sua provincia di appartenenza. 3.000 persone occupano un abitato che nel nord della Sardegna si estende ai limiti della Valle dei Giunchi seguendo l’andamento di un docile pendio. Etimologicamente parlando, il curioso e brevissimo nome di questo paese deriverebbe dalla contrazione del toponimo latino Urium, termine legato all’indicazione di una particolare morfologia territoriale permeata dalla presenza di abbondante acqua melmosa. Eppure tale avversità, anziché ostacolare lo sviluppo dell’agricoltura locale, ne ha accentuato diversi aspetti cosicché oggi l’economia viaggia su binari sicuri incrementando coltivazioni di viti e uliveti, orticoltura e soprattutto carciofi; allevamento e artigianato si comportano altrettanto bene, quindi non è errato affermare che Uri gode di ottima saluta essendo peraltro favorita da un clima magnanimo in molti periodi dell’anno.

Archeologia e storia

Il Complesso nuragico di Santa Caterina proprio nel centro del borgo ci presenta una mappatura storica che si evince a partire dal 1700 a.C. fino al II secolo d.C. A quel tempo (testimoniato anche da un altro sito archeologico importantissimo, quello definito dalla Domus de Janas di Badde Dejana, più marginale geograficamente), Uri era soltanto un insediamento su area d’incipiente antropizzazione, ma nel periodo romano cominciò ad acquisire risalto urbano partendo comunque da una conformazione tipica del villaggio rurale. Prima appartenente al giudicato di Torres, poi alla Diocesi di Sassari e ancor dopo al giudicato di Arborea, Uri finì sotto dominio aragonese nel ‘300, mutò il proprio assetto definendosi feudo solo nel Settecento e in conclusione si unì al Regno di Sardegna nel secolo successivo.

Cosa vedere ad Uri

Prendiamo virtualmente per mano il turista e lo accompagnamo in giro fra le strade, le strette vie e gli accaldati sterrati alla ricerca delle attrattive di più spiccato significato. Entrando si nota subito il porsi del vecchio Cimitero, superato il quale si giunge alla prima autentica tappa del tour, la romanica Chiesa di Santa Croce eretta nell’XI secolo. Da allora ha subito molteplici modifiche che ce l’hanno riconsegnata sotto veste distinta rispetto ai primordi, con facciata a capanna, tetto in muratura e non più in legno e campanile a vela strutturato ad arco.

Stando dalle medesime parti si accede alla Chiesa di Nostra Signora della Pazienza, cinquecentesco edificio ecclesiale che si distingue per la sua bella navata centrale pavimentata in marmo grigio, coperta da volta a botte e intonacata a livello parietale da altri marmi. Ai lati si succedono la Cappella della Madonna di Paulis, la Cappella delle Anime e le altre due dedicate a Sant’Antonio e al Santo Sepolcro, in aggiunta alle quali non si dimentichi la Cappella del Battistero.

Il campanile è di forma ottagonale, ma l’interesse maggiore lo conquista la Cripta ipogea a carattere sepolcrale. La Festa di Nostra Signora della Pazienza aggrega la popolazione il 13 settembre.

La nuova parrocchiale è la Chiesa di Santa Maria di Paulis, costruita fra il 1991 e il 1995: il suo impianto, per chi vi entra, si rivela immediatamente curatissimo in ogni dettaglio, difatti notiamo una bella statua della santa titolare, la scultura del Cristo Risorto a sovrastar l’altare, l’acquasantiera di mano artigiana e il pavimento assemblato con marmo di Orosei. Non poteva mancare il campanile, che però non ricerca un filo con il passato preferendo la robustezza delle regole moderne e dunque l’uso palese del cemento armato, meno elegante e raffinato ma pragmaticamente più solido.

Ogni primo martedì dopo la pentecoste e fin dal 1584 si svolge a Uri la Festa della Madonna di Paulis, Madonna cui è dedicata anche una vetusta vestigia architettonica, l’Abbazia di Nostra Signora di Paulis, ridotta però a pochi resti ampiamente visitabili.

La storia della medievale Chiesa di San Leonardo si connette al lago di Cuga, perché la creazione di questo bacino artificiale nel 1975 ha presupposto lo smantellamento temporaneo dell’edificio, incredibilmente risorto come una copia ad altissima fedeltà, eretta con le stesse pietre in posizione più elevata. Lo specchio imbrifero, circondato da uno stuolo di nuraghi ancora ben conservati, dà adito alla pesca sportiva del persico trota ma non è idoneo alla balneazione.

Eventi, sagre e manifestazioni

Per Uri il lignaggio folcloristico è un aspetto fondamentale della propria esistenza e a tal proposito sono tante le associazioni che giustamente si arrogano il diritto di portare avanti la tradizione non mancando di mandare messaggi di preservazione alle nuove generazioni. Oltre alle sacre commemorazioni già menzionate, va citata naturalmente la Sagra del Carciofo, una due giorni gastronomica che si svolge a inizio marzo e in edizione estiva ad agosto nel contesto dell’Estate Urese, rassegna ricca di eventi.

Come arrivare ad Uri

Da Sassari si imbocchi in auto la SP 15M in direzione di Ittiri, poi dopo ca. 3 km si svolti sulla SP 41 e dopo altri 3 km si arriva a Uri; la stazione ferroviaria più vicina è a Sassari, collegata al paese da autobus extraurbani; l’aeroporto di Alghero è quello di riferimento.

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