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Sardara (Sardegna): le terme, i nuraghe e cosa vedere

Sardara, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Sardara è un piccolo ma importante comune dell’attuale provincia del Medio Campidano, adagiata lungo il tracciato della Statale 131 “Carlo Felice”, quasi esattamente a metà strada fra Oristano e Cagliari. Distante una decina di km dal capoluogo Sanluri e dall’importante centro di San Gavino Monreale, la cittadina deve la sua notorietà attuale principalmente alla presenza di abbondanti sorgenti termominerali, che ne hanno fatto la fortuna sin dal più lontano passato, ma è anche famosa a livello storico come uno dei più importanti insediamenti agricoli della regione storica del Monreale, e per la bellezza dei suoi panorami fatti di piccole colline che dominano la piatta pianura disseminata di migliaia di costruzioni nuragiche, tipico della zona denominata Marmilla.

Storia

La zona in cui Sardara sorge risulta abitata sin dalla più remota antichità, e sicuramente sin dal Paleolitico, come dimostrato dalla presenza di tomba in forma di Domus de janas risalente al periodo della cosiddetta cultura di Bonnannaro, scoperta casualmente nel 1932 sulle colline di Pedralba. Sicuramente in epoca nuragica, la zona deve aver rivestito un’importanza preminente a livello economico e politico, dato che i dintorni di Sardara presentano la maggiore concentrazione di complessi nuragici di tutta la regione storica delle Marmilla, a riprova di un raggiunto livello di floridità particolarmente elevato.

Le Terme di Sardara

La zona viene colonizzata successivamente da popolazioni fenicio-puniche e dai Romani, ma tutte queste popolazioni sono con ogni probabilità attratte inizialmente dalla peculiare abbondanza di calde acque curative, che rappresentano sin da subito una fonte di medicina naturale. E’ per questo motivo che il centro di epoca romana viene denominato significativamente Aquae Neapolitanae, e successivamente, durante il Medioevo, viene chiamato Santa Maria de is Aquas, come si evince da un trattato di pace stipulato fra Eleonora d’Arborea e Giovanni I d’Aragona.
Importante centro militare inserito nell’ambito delle circuito difensivo del Monreale, nel corso del medioevo Sardara fu disputata a lungo fras i potentati locali e gli Aragonesi: al termine del dominio del Giudicato di Arborea, il marchese di Oristano ne entra in possesso sconfiggendo gli Aragonesi nel 1470, ma viene sucessivamente sconfitto nel 1478 dai medesimi nella battaglia di Macomer e verrà da allora inserita nella Baronia di Monreale.

Cosa vedere a Sardara

Divenuta famosa soprattutto in anni recenti per il grande afflusso di turisti che si recano a visitare i suoi centri termali alla ricerca di benessere e relax, Sardara deve tuttavia i suoi principali lasciti di valore storico, culturale e turistico al periodo nuragico-preromano.

Se infatti ad oggi si può fregiare di due importanti stabilimenti di cura e benessere alimentati da acqua termominerale (cioè le Antiche Terme di Sardara ed il resort Sardegna Termale), nei dintorni sono presenti ben 30 strutture nuragiche, in località Pranu Sisinni, oltre al famoso sito archeologico del villaggio nuragico di Santa Anastasia, che si trova addirittura nel cuore del centro storico, con il suo imponente tempio ipogeo a “pozzo”.

Tutti i reperti del glorioso passato di Sardara, fra cui moltissimi reperti fenici ed altri provienienti dai vari siti archeologici come ad esempio la necropoli romana di Terr’e Cresia, sono esposti ed illustrati presso il locale Museo Villa Abbas.

Anche il periodo medioevale ha lasciato nei pressi di Sardara testimonianze insigni e e sicuramente meritevoli di una visita approfondita. Prima fra tutte, il maestoso Castello di Monreale, una costruzione impressionante per il suo incombere dal cucuzzolo di una collina appuntita alta 280 metri, che spicca in maniera vistosa sulla piatta pianura circostante e rende il maniero semi-diruto visibile da grandissima distanzae minaccioso al tempo stesso. Si può raggiungere a piedi la sommità del colle, da cui si domina non solo una vista magnifica ma soprattutto si può spaziare con lo sguardo fino a intravedere addirittura Cagliari.

Straordinario esempio della peculiare commistione fra stile romanico e gotico, e del raffinato livello di architettura religiosa raggiunta in questa zona della Sardegna, vi è inoltre la trecentesca chiesa dedicata a San Gragorio Magno, facilmente riconoscibile soprattuto per l’elegante ed insolita bifora del piccolo campanile a vela che sovrasta il culmine delal facciata.

Cosa fare: attività, eventi e manifestazioni

A Sardara si tiene ogni anno una interessante manifestazione folkloristica che rinnova ogni anno le celebrazioni di Santa Maria de Is Abbas, cioè la Madonna delle Acque. Sebbene sia da secoli dedicata alla figura della Madonna nella sua veste di protettrice della salute del popolo, questa particolare festa della durata di quattro giorni, che iniziano il penultimo lunedì di settembre, presenta interessanti elementi sincretici rispetto ad un preesistente ed antichissimo culto delle acque legato alla virtù curative del prezioso fluido termale che sgorga a Sardara. La festa si anima a partire dal Santuario dedicato appunto alla Vergine delle Acque e prevede una serie di rituali religiosi, fra cui la processione con accompagnamento di divertimenti di tutti i tipi, dalla musica tradizionale agli spettacoli pirotecnici.

Oltre a questa festa principale ed alle molte altre feste a carattere religioso organizzare nel corso dell’anno (fra cui si ricorda soprattutto la festa di San Gregorio Megno ogni prima domenica di settembre, in cui gli abitanti aprono le proprie case ai visitatori e li intrattengono con dolci tipici e memorie del passato), si tiene a Sardara un’importante sagra che celebra la vendemmia e dunque l’arrivo del pregiato vino novello locale, con una sagra che prende appunto il nome di Sa Festa de su Binu Nou (la Festa del Vino Nuovo).

Prodotti tipici

Infine, i turisti appassionati di sapori di una volta e della buona tavola, si possono concedere presso Sardara un tour alla scoperta (e alla degustazione!) delle eccellenze enogastronomiche locali, dei prodotti della terra tipici e delle ricette tradizionali di questo angolo di Sardegna. E, tanto per cominciare, si può partire assaggiando ed anche acquistando facilmente il rinomato zafferano del Medio Campidano, che vede in Sardara uno dei luoghi di produzione maggiore e più pregiata di tutta Italia, oltre che un’attività ormai plurisecolare ed un’attrazione turistica a sè stante nel periodo della fioritura estiva in cui enormi distese di terreno si colorano letteralmente dell’intenso colore viola dei suoi fiori.
Le colline negli immediati dintorni di Sardara possiedono anche una interessante vocazione vitivinicola, in quanto dai vigneti di cui sono ricoperte si ottengono sia un delizioso Moscato che il rarissimo Semidano Doc, un vino prodotto in piccolissime quantità nei dintorni con un vitigno autoctono che produce grappoli molto piccoli e quindi una resa per ettaro molto scarsa, cosicchè il delicato vino che se ne ottiene risulta particolarmente prezioso. Per rimanere alle sole prelibatezze principali, non si può mancare infine di assaggiare il tipico pane del Medio Campidano, rotondo e croccante fuori, ma morbidissimo dentro, che prende il nome di Su Civraxiu, e viene prodotto con la pregiata varietà di grano duro Cappelli secondo una ricetta che risale addirittura i Romani.

Come arrivare a Sardara

Sardara si raggiunge facilmente in macchina o con altro mezzo proprio, sfruttando l’apposita uscita della Statale 131 “Carlo Felice” che serve il paese e si trova quasi esattamente a metà strada fra Oristano e Cagliari. In alternativa, si può viaggiare sia in pullman che in treno sulla linea Oristano-Cagliari, con fermata in entrambi i casi presso la Stazione dei treni di San Gavino Monreale, da cui successivamente ci si sposta sia in taxi, che con bus locale o anche a piedi fino a destinazione.


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