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Trecchina (Basilicata): la visita al borgo sull'appennino lucano

Trecchina, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

A metà fra costa tirrenica e appennino lucano, in provincia di Potenza, si trova Trècchina. Su di un altopiano incorniciato da versanti montuosi ricoperti di boschi cedui, Trècchina si trova a 500 m s.l.m e gode di un clima alpestre, con inverni freddi ed estati fresche.

Diverse sono le cime che appartengono al territorio trecchinese, tutte di media altezza. Il Monte Coccovello, l’unico a sfiorare i 1500 m, il monte Messina e i monti le cui cime formano le cosiddette tre chine: Maiorino, Serra Pollino e Crivo.
A causa degli scarsi ritrovamenti archeologici si è incerti sulle origini del paese, tuttavia si è propensi a ritenere che i greci di Heraclea Trachinia, fuggendo dalle violenze di Serse, giunsero nell’entroterra lucano e diedero il nome dei luoghi di nascita alla loro nuova casa, dando vita a Trecchina.

Ciò che è certa è la presenza di uno stanziamento romano nel IV secolo a.C., durante la seconda guerra sannitica. Probabilmente sul finire del III secolo a.C., Pirro compieva scorribande sulle rive del fiume Noce, che bagna Trecchina, mentre intorno al 410 d.C. Alarico vi costruì una roccaforte, distrutta successivamente dai Saraceni.
Per la prima volta il territorio viene nominato in documenti ufficiali nel 1079 con il nome di Triclina, roccaforte gotica e longobarda, ricostruita poi dai Longobardi di Salerno.
Numerose culture, popolazioni e famiglie qui si incontrarono e scontrarono: i Normanni, gli Svevi, gli Angioni, Aragonesi e Spagnoli.

Oggi il dialetto locale si distingue da quelli vicini per le sfumature piemontesi dovute alla massiccia immigrazione di gruppi di eretici provenienti dalla regione sabauda fra l’XI e il XII secolo, tanto da aver portato alla formazione di un’isola glottologica.

E non a caso di origine piemontese è la famiglia degli Aleramici che a lungo governò la zona. Nel corso dei secoli numerose furono le famiglie che esercitarono la propria influenza e il proprio potere sul territorio, dai Sanseverino della Contea di Lauria ai Vitale di Tortora, per passare al Conte Michele Rizzo de Ricci di Castellammare di Stabia ed infine ai baroni Palmieri di Latronico che nel 1530 fecero costruire il castello di cui oggi rimangono esclusivamente i ruderi. A lungo fu abitato da Giovanna Zupia, duchessa di Saracena e di Trecchina che fu anche l’ultima a dimorare nel castello, il quale, dopo la sua morte, venne abbandonato e rimase gravemente compromesso dai non pochi terremoti.

Durante l’età napoleonica importante fu la presenza di briganti. Famoso fu Luca Conte, il quale fu a capo di un gruppo di cento banditi che seminavano paura e violenza nella zona. Celebre fu anche la sua compagna Caterina Maimone che uccideva per lui i prigionieri.
All’interno del paese oggi si distinguono una parte storica ed una residenziale. La prima si è sviluppata nella zona del Palazzo Baronale nel corso del XVI secolo chiamata Castello, la seconda a partire dal XIX secolo intorno a Piazza del Popolo ed è nota come Piano. L’impianto urbanistico delle due parti è nettamente differente pur risultando perfettamente complementare.

Per raggiungere il borgo occorre arrivare su di un alto sperone di roccia, circondato da tre torri. Strette viuzze delimitate da antiche case dai balconi fioriti portano ai ruderi del castello, nel punto più alto del paese. Da questa posizione privilegiata si può godere del bel panorama sottostante: la valle verde attraversata dalle acque del Noce e interrotta da piccoli gruppi di case e villaggi.

Intorno alla più recente Piazza del Popolo bellissimi palazzi in stile Liberty conservano ancora intatta l’antica bellezza e si alternano a profumati giardini che in estate ospitano diversi appuntamenti artistico-culturali, come mostre di pittura e concerti. Come in ogni paese italiano è ovviamente qui che si affaccia l’edificio sacro più importante, ovvero la Chiesa di San Michele Arcangelo, costruita fra 1840 e 1878. Finanziata esclusivamente con le elemosine e le offerte dei fedeli, è diventata una delle chiese più grandi della Basilicata. Al suo interno sono custodite tele della scuola napoletana mentre i medaglioni e la volta sono affreschi di Lanziani.

In origine la chiesa dedicata al culto del santo era quella del Rione Castello, la quale oggi è stata dedicata a San Giovanni. Fu costruita fra XI e XII secolo e presenta insolitamente l’ingresso a sud, come è tipico del rito greco, nonostante il complessivo aspetto romanico che caratterizza anche il campanile. Venne ristrutturata più volte nel corso degli anni ed infine gravemente manomessa negli anni ’60 del novecento. Oggi rimane poco dei bei colori delle pareti, degli affreschi e delle originarie decorazioni e rifiniture.

Un’altra chiesa importante è il Santuario della Madonna del Soccorso, sulla cima del Monte Santa Maria. Da qui si gode di un paesaggio incantevole e nelle giornate limpide è possibile distinguere persino le Isole Eolie, oltre alle coste della Calabria e alla costa di Maratea mentre guardando verso l’interno è possibile ammirare la verde valle del Noce e i monti che la circondano. Antichissimo, fu costruito nel IX secolo ma è stato completamente ristrutturato nel 1926.
Secondo la leggenda in origine il luogo scelto per la costruzione fu un altro ma ogni mattina il lavoro dei muratori veniva trovato distrutto fino a che, un giorno, una luce illuminò il punto più alto del monte e tutti i trecchinesi capirono che era quello il luogo destinato ad ospitare il santuario.

Poiché tutti i fedeli collaborarono alla realizzazione dell’opera trasportando personalmente le pietre ancora oggi molti compiono il pellegrinaggio portando con sé una pietra o un mattone che viene poi lasciato nel cosiddetto «Monzieddr’ e petre».
Una volta realizzato il corpo centrale, di modeste dimensioni e con abside sopraelevata, vennero realizzate la campana e le poche decorazioni, come il bassorilievo raffigurante la Madonna del XVI secolo o la scultura lignea della Vergine, opera del XIX secolo. Oggi all’interno della Chiesa sono sepolte le reliquie del Beato Domenico Lentini di Lauria.
Il percorso che porta al Santuario è molto suggestivo per il paesaggio e per le leggende da cui è avvolto: la pedata della Madonna, le cinque croci che formano il percorso, i campi di origano e noci.

Le leggende fanno parte anche della storia della Chiesa di Sant’Antonio. Costruita nella parte nuova del paese nei primi anni del XVIII secolo come cappella privata venne fortemente danneggiata dal terremoto del 1856. Successivamente sconsacrata venne venduta a dei privati e adibita ad altre funzioni. A causa degli inspiegabili avvenimenti di cui era teatro l’edificio venne abbandonato dalla famiglia e divenne una scuola ma poiché in paese si diffuse la convinzione che il demonio si stesse appropriando di quel luogo un tempo sacro, si sentì l’esigenza di esorcizzarlo e di restituirlo all’originario proprietario, Sant’Antonio. Nel 1925 venne quindi realizzata l’attuale Cappella, dall’aspetto umile e semplice e vi ripresero le funzioni religiose.

Dall’aspetto sobrio è la Cappella Forraina, realizzata in onore dell’incoronazione della Madonna del Soccorso nel 1926. L’effetto complessivo della costruzione è slanciato ed equilibrato. La facciata è caratterizzata dalle lesene e dal timpano, alleggerito dal rosone centrale rappresentante lo sguardo divino onnipresente. Affine al corpo centrale è il campanile. Al suo interno si trova un bassorilievo del 1550 raffigurante la Vergine nell’atto di cogliere un cavolo e muoverlo contro il Demonio nel tentativo di proteggere la fanciulla che le si è affidata.

Prima delle chiese realizzate al di fuori delle mura di Trecchina è infine la Chiesa del Rosario, risalente al XVII secolo ma rimaneggiata più volte nel tempo. Al suo interno conserva preziose opere come la pala raffigurante le Anime del Purgatorio o quella con la Madonna della Misericordia e i santi Francesco e Antonio, la decorazione maiolicata rappresentante la Madonna del Rosario incoronata con in braccio il Bambino e i santi Caterina e Domenico. Preziose sono anche le tombe di alcuni trecchinesi, prova dell’arte dei maestri marmorari locali.

Nel comune si trovano infine i romantici ruderi dell’antico castello, circondati dai castagneti. In realtà si tratta più propriamente di un Palazzo Baronale di due piani non particolarmente curato e lussuoso. Il suo proprietario infatti vi soggiornava saltuariamente e per brevi periodi quindi non si preoccupò particolarmente della sua cura e dopo gli anni di Giovanna Zufia, l’unica profondamente legata alla dimora, cadde in rovina.

Una nota cinematografica: Trecchina è stata protagonista, assieme ad altri borghi lucani, del film Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, che non si è fatto sfuggire le potenzialità paesaggistiche di questo borgo dell'entroterra di Maratea.

Come ogni paese italiano anche Trecchina ha una propria tradizione gastronomica. Famoso è il suo pane, mangiato dai pastori cosentini durante i periodi di transumanza, caratteristico poiché si conserva morbido e gustoso per lunghi periodi. Altri prodotti tipici sono fusilli, rasckatiedre, ciadedra, gliumariedre, funge, dorce a nosce, buccunuotte, pitta doce, castagnaccio, uov’e lupo, paste serengate, ruospe, ruspedre, ciciarata, rosette, panzaruotte de castagne, molto rinomato è il gelato alla castagna.

Trecchina è un piccolo borgo lucano di grande fascino, in cui si festeggia un coloratissimo ed antico Carnevale, in cui l’autunno porta la Sagra della Castagna e il Natale i presepi e le zampogne. Tuttavia è sicuramente la bella stagione ad offrire il meglio del paese, permettendo di godere dei fantastici panorami e di vivere appieno la sua natura. Dopo una giornata trascorsa in intense camminate sugli antichi versanti delle tre chine è possibile infatti godersi il mare della vicinissima costa di Maratea, permettendo di concentrare in una sola vacanza la pace della montagna e il calore del mare.

Come arrivare
Per arrivare a Trecchina in automobile è consigliabile percorrere la A3 Salerno - Reggio Calabria uscendo a Lagonegro Nord e proseguendo per la SS 585. Continuare per circa 15 km e svoltare infine a Trecchina.
Il comune è sprovvisto di stazione ferroviaria ma è attraversato da diverse linee di autobus. E’ consigliabile fermarsi quindi a Maratea con il treno e da qui giungere a destinazione con i bus.
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