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Palma di Montechiaro (Sicilia), vacanza nella cittą del Gattopardo

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Gli appassionati di letteratura, di cinema e di storia la conosceranno forse come ‘città del Gattopardo’, mentre altri ne apprezzeranno di più i panorami mediterranei, le vicine spiagge o le tradizioni squisite, genuine e affascinanti. Siamo a Palma di Montechiaro, città siciliana di circa 24 mila abitanti in provincia di Agrigento, da cui dista pochi chilometri. Furono Carlo Caro e Tomasi di Lampedusa a fondarla, il 3 maggio 1637, e tra i discendenti del secondo fondatore c’è proprio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del famoso Gattopardo.

Impettita su una collina della fascia litoranea, abbracciata da un territorio splendido e luminoso, Palma di Montechiaro sa fondere la meraviglia del paesaggio con il fascino della storia, dell’arte e della cultura. Panorami costieri mozzafiato, un clima piacevolissimo e atmosfere accoglienti fanno da contorno a un centro storico interessante, dove non mancano le testimonianze del passato.

Particolarmente eloquenti sono le chiese, prima fra tutte la Chiesa Madre, che sovrasta il centro dalla cima di una scalinata e incarna egregiamente il miglior barocco siciliano. Costruito al posto della vecchia chiesa di San Giuseppe, il nuovo edificio venne fondato nel 1666 su progetto di Angelo Italia: il risultato fu quello che si può vedere tuttora, con la facciata in pietra e un grande portale centrale decorato, due portali minori e due alte torri campanarie, una per ciascun lato. All’interno, suddiviso in tre navate, ci sono decorazioni preziose di stucco, dal sapore neoclassico, e due ricche cappelle dedicate rispettivamente al Santissimo Sacramento e alla Madonna del Rosario, oltre a pregevoli opere pittoriche realizzate ad esempio da Domenico Provenzani, Gaspare Serenario e Raffaele Manzelli.

Nella frazione di Marina di Palma vale la pena di visitare il castello, abbarbicato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare. Edificato nel 1353, da subito molto importante strategicamente per la postazione sopraelevata, passò in mano alla famiglia Moncada dopo la morte di Andrea Chiaramonte e la confisca di tutti i suoi averi. Fu la nuova famiglia proprietaria a cambiare il nome in Montechiaro, con il palese intento di cancellare ogni ricordo e influenza dei precedenti padroni. Dopo vari passaggi di proprietà l’edificio passò alla famiglia Tomasi, quindi ai marchesi Bilotti Ruggi d’Aragona. All’interno è notevole la cappella con la statua della Madonna, attribuita dal Caputo ad Antonello Gagini, che secondo la leggenda sarebbe stata sottratta al borgo dai vicini abitanti di Agrigento, e riconquistata faticosamente dai palmesi con una lunga e sofferta contesa.

Altri edifici interessanti sono il Monastero delle Benedettine, che sorge su una ripida gradinata semicircolare, in una piazza quadrata, e il palazzo Ducale, recentemente rimodernato dopo anni di grave degrado, con un interno prezioso suddiviso in saloni eleganti. Gli ambienti del piano terra, in particolare, contengono la Biblioteca ‘Giovanni Falcone’.

Tra le costruzioni militari spicca la Torre San Carlo, posizionata accanto alla foce del fiume Palma, fondata nel 1639 per volere di Carlo Tomasi, primo duca della città, per scopi difensivi. Fornita in passato di armi, attrezzi di guerra e un congruo numero di soldati, la fortezza si presenta oggi come un corpo quadrangolare su basamento a forma di piramide tronca, e si scorgono alcune tracce del vecchio ponte levatoio.
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Infine, per completare la visita di Palma di Montechiaro, si può visitare il Palazzo degli Scolopi, tra i più bei gioielli del tardo-barocco. Costruito nel 1698 da Giulio II duca di Parma e terminato nel 1712, l’edificio ospitò per un periodo l’istituto delle Scuole Pie, nell’Ottocento diventò una vera e propria università e oggi contiene gli uffici comunali. Bella anche la Chiesa della Sacra Famiglia, addossata al palazzo, che con esso costituisce un unico blocco.

Un poco fuori dal centro, all’ingresso dell’abitato, sorge invece la collina detta ‘Calvario’, che un tempo ospitava la chiesa di Santa Maria della Luce e rappresentava la meta di un cammino di pellegrinaggio, che voleva ricreare tra il paese e il colle un itinerario simile a quello fatto da Gesù dal palazzo di Pilato al Golgota.

Così come le chiese e i luoghi della città, anche le manifestazioni che si svolgono a Palma di Montechiaro testimoniano la forte devozione popolare e l’importanza delle antiche tradizioni. Tra gli eventi più sentiti c’è la Festa della Madonna del Castello, che si tiene la domenica successiva alla Pasqua e ripropone ogni anno un rito sacro e antichissimo. All’alba centinaia di fedeli, quasi tutti scalzi, giungono al castello per vedere la Madonna di marmo scolpita da Antonello Gangini, artista palermitano vissuto a cavallo tra Quattro e Cinquecento. Dopo l’incoronazione della statua, la si porta in processione in città e la si lascia per tre settimane nella Chiesa Madre, altre tre settimane nel monastero benedettino, e la domenica dell’Ascensione la si riporta presso la cappella del Castello, da dove era partita.

Per arrivare a Palma di Montechiaro ci sono diverse possibilità. Chi viaggia in auto e viene da Catania deve percorrere l’autostrada A19 e uscire allo svincolo per Caltanissetta, imboccare la strada a scorrimento veloce Caltanissetta-Agrigento e la SS 115 fino alla meta. Se si arriva da Agrigento basta seguire la SS 115 in direzione Siracusa, se si viene da Palermo invece bisogna percorrere la SS 189 per Agrigento, poi seguire i cartelli per la SS 640 e le indicazioni per Siracusa fino all’imbocco della SS 115. Se si preferisce il treno c’è la stazione ferroviaria di Agrigento a 25 km circa, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Catania e Palermo, rispettivamente a 160 km e 180 km dalla meta.

Giunti a destinazione ci si immerge in un clima mediterraneo piacevolissimo, con estati calde ma ventilate e inverni miti, mai rigidi. Basti pensare che in gennaio, il mese più freddo, le temperature medie vanno da una minima di 8°C a una massima di 15°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 21°C ai 30°C. Le precipitazioni, scarse in estate, toccano il picco massimo in gennaio, quando piove mediamente per 12 giorni sul totale.
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