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Militello in Val di Catania (Sicilia): cosa vedere nella cittadina Patrimonio UNESCO

Militello in Val di Catania, guida alla visita: cosa fare e cosa vedere tra le sue attrazioni. Militello in Val di Catania dove si trova? Cosa visitare nei dintorni, come arrivare e il meteo.

Militello in Val di Catania non può dirsi esattamente un paese qualunque e fa fede un bagaglio talmente importante di monumenti, chiese, palazzi, musei e ricchezze artistiche da convincere senza remore l’UNESCO a inserirlo nel 2002 nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità. Caspita, davvero un gran bel biglietto da visita per un centro urbano esponente orgoglioso del tardo barocco in terra siciliana e fino al 1862 chiamato Militello in Val di Noto.

Geostanziato alle estreme propaggini dei Monti Iblei, questo piccolo ma significativo comune di 7.200 abitanti ha origini in bilico fra leggenda e aloni storici.

Storia

La sua fondazione, secondo alcuni studiosi, sarebbe da imputare a un gruppo di legionari romani impegnati nel 214 a.C. nell’assedio di Siracusa agli ordini del console Marco Claudio Marcello. Salubrità dell’aria e acque limpide avrebbero spinto i soldati a formare una comunità primigenia, Militum Tellus, cioè “terra di soldati”, ipotesi non poi così assurda o campata in aria. Altri insigni storici parlano di insediamento miceneo, non escludendo però l’alternativa teoria delle radici normanne in epoca feudale. Nella discussione entrano inoltre i bizantini. A prescindere da ciò che forse non verrà mai stabilito con esattezza, si sa che a influire decisamente sulle sorti economiche e politiche di Militello furono le due più potenti famiglie protagoniste della sua storia, i Barresi e i Branciforte, complici nella crescita artistica e architettonica del borgo.

Le due casate occuparono in tempi distinti uno dei simboli assoluti di Militello, e cioè il Castello Barresi-Branciforte che vide la luce nel XIV secolo collezionando da allora fatti leggendari che sarebbero avvenuti all’interno del fortilizio, fra tutti l’arrivo improvviso di Bianca di Navarra, in fuga dal Gran Giustiziere del Regno Bernardo Cabrera, e l’uxoricidio compiuto da Antonio Piero Barresi ai danni di Aldonza Santapau, sospettata di adulterio. Prima del devastante terremoto del 1693, che martoriò il maniero riducendolo a pochi ruderi, aveva forma quadrangolare e imponenti torri cilindriche angolari. Di questo monumento si possono tuttavia ammirare alcune parti sopravvissute, la Porta della Terra, due torri, la vecchia Fontana della Ninfa Zizza con la sua vasca ottagonale e la Porta del Bastione posta sul lato sud.

Cosa vedere a Militello in Val di Catania

Il castello è soltanto uno dei tanti tasselli integranti la monumentalità vigente nel paese. Il corredo di palazzi è a fatica quantificabile, inscrivendo meraviglie di un’edilizia d’amarcord come Palazzo Baldanza (entità architettonica distinta rispetto a Palazzo Baldanza-Denaro affacciato su Piazza Benedetto), settecentesco unicum la cui superficie occupa un intero isolato mostrando balconi dall’estetica ricercata e serbando un giardino lussureggiante delimitato da un muro fatto erigere dai vecchi proprietari, i Caruso. Di indubbia bellezza Palazzo Iatrini, dimora gentilizia del 1717 che sfoggia anch’essa un balcone scenografico, una corte con cisterna e un giardino molto curato.

Notevoli intagli barocchi identificano Palazzo Liggieri che si estende per un lato di Piazza Vittorio Emanuele II, poi dirimpetto alla Chiesa di Santa Maria della Stella s’erge Palazzo Majorana della Nicchiara, rara testimonianza della concezione edilizia cinquecentesca. All’architettura aristocratica post terremoto appartiene Palazzo Niceforo, il cui gioiello è rappresentato dal ricco portale a telamoni. L’elegante finestra in stile manierista di Palazzo Oliva non passa certo inosservato, ma nemmeno la severità di Palazzo Guttadauro di Reburdone né gli accenni neoclassici di Palazzo Rejna dell’Aere del Conte. Da ricordare infine Palazzo Tineo per i suoi intagli barocchi, Casa Guzzone che fu residenza del noto pittore Sebastiano Guzzone e Palazzo Sciannaca, che nel 1936 diede i natali al famoso presentatore Pippo Baudo.

Ostenta sublime maestosità la Chiesa Matrice di San Nicolò e del Santissimo Salvatore, conseguenza architettonica della distruzione della vecchia Chiesa Madre dopo il terremoto del 1693. Eretta nel 1721, ospita le attività cultuali dal 1740 disponendo di una pianta basilicale a croce latina e a tre navate pilastrate (e non colonnate) introdotte da una facciata riccamente decorata per opera dell’estroso architetto Francesco Battaglia, autore pertanto del campanile dominante la skyline cittadina parallelamente all’alta cupola ecclesiastica di 30 metri. L’aula interna è tutta da vedere, costellata di capolavori che spaziano dalla scultura alla pittura, dagli stucchi all’intaglio ligneo. Arduo elencare tutto ciò che andrebbe contemplato unicamente con gli occhi, ma si rende doveroso almeno citare la pala d’altare ascrivibile al 1761 in cui viene raffigurata da Vito d’Anna la Predicazione di San Nicolò; meritano accenni l’effige lignea del Santissimo Salvatore e le vecchie cripte sepolcrali che attualmente sono sede del Museo San Nicolò.

Di pari blasone è la Chiesa di Santa Maria della Stella, riconoscibile per la massiccia torre campanaria leggermente staccata dal corpo di fabbrica principale. La facciata, disegnata da Giuseppe Ferrara da Palazzolo Acreide, ammalia i visitatori prima dell’ingresso in aula, laddove si dispone un novero di ben dodici altari. L’ambiente è esaltato da stupendi affreschi fra i quali si evidenziano la Presentazione al Tempio, l’Annunciazione e l’Incoronazione di Maria Vergine, oltre alle esaltanti pale d’altare di Olivio Sozzi e Andrea della Robbia, la prima raffigurante la Natività di Maria, la seconda la Natività di Gesù. Cuore del santuario la Sacrestia-Tesoro. Chiesa ed ex Abbazia di San Benedetto vanno a comporre il Monastero di San Benedetto di fattura seicentesca. Molto più vecchia (XI secolo) la normanna Chiesa di Santa Maria La Vetere.

Un marcato gusto tardo barocco investe le opere racchiuse nella Chiesa del Santissimo Sacramento, in prevalenza statue (vedere il Sant’Antonio Abate in cattedra del 1575) e affreschi. Nel 1503 venne edificata la Chiesa di Sant’Antonio di Padova, rimaneggiata nei secoli al punto che delle sei cappelle in stile rinascimentale ne rimane visibile soltanto una, ma ci si rifà osservando il particolarissimo cupolino la cui lanterna cieca esagonale sovrasta il presbiterio. Sembra essere coeva la Chiesa del Santissimo Crocifisso al Calvario, collocata in posizione elevata rispetto all’abitato per esplicitare il rimando devozionale al Golgota. Il pittore Giovanni Meli ha provveduto a realizzare le tele che agghindano la navata, Cristo al Calvario, Cristo deriso, Cristo flagellato e Cristo nell’orto.

Miracolosamente sopravvissuta al terremoto di fine ‘600, la Chiesa della Madonna della Catena sfoggia un apparato decorativo sontuoso di cui si fregiano in particolare il registro inferiore e quello superiore, un tripudio di nicchie, statue, motivi scultorei determinati da angeli, putti e sante che definiscono un pantheon femminile di raffigurazioni artistiche incredibili. Cotanta esuberanza viene smorzata dalla sobrietà del soffitto ligneo, ogni modo di eccezionale pregio.

Lo stile rococò si intravede finalmente nella Chiesa degli Angeli Custodi, intitolata ai protagonisti di due affreschi irruenti che raffigurano gli Arcangeli Michele e Raffaele. Si tratta di un monumento confraternale, categoria nella quale è ascrivibile anche la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Il pavimento in maiolica calatina custodito nell’ex Monastero benedettino di San Giovanni Battista è qualcosa che non si può dimenticare. La Chiesa di San Domenico è stata da tempo convertita in Auditorium Comunale, mentre entro l’ambiente conventuale convivono la Biblioteca comunale, l’Archivio Storico, la Pinacoteca e il Museo Civico. Della Chiesa dei Frati Cappuccini si segnala la visione del paliotto in cuoio dorato e dipinto raffigurante Santa Maria degli Angeli e sei Santi, opera del 1612 attribuita a Filippo Paladini.

Nelle campagne circostanti trovano posto la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa della Santa Croce con l’affresco che ritrae il Trionfo della Santa Croce e la Chiesa del Santissimo Crocifisso in cui è custodita l’usurata immagine del Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo. La rupestre Chiesa dello Spirito Santo si contraddistingue per il suo essere stata creata scavando la roccia, il che le infonde anche un ingente valore archeologico. Del cinquecentesco Conventazzu rimangono solo alcuni resti.

Eventi, sagre e manifestazioni a Militello in Val di Catania

Militello in Val di Catania si è fatto conoscere nel tempo come borgo fucina di scintille gastronomiche di lustro, entrate nel gota nazionale. Il ficodindia costituisce il prodotto più diffuso e copioso, presente in diverse qualità coltivate e impiegate nella preparazione della succulenta mostarda cui è dedicata una partecipatissima sagra nel mese di ottobre. Vertici di bontà li raggiungono anche le cassatelline di Militello, la granita di mandorle tostate e i cannoli di ricotta a trionfare su dolci “minori” quali moscardini e mostaccioli.

Come arrivare a Militello in Val di Catania

Dalla Tangenziale di Catania uscire alla SS 115 per Siracusa, immettersi conseguentemente sulla SS 194 Ragusana che prosegue sulla SS 385, infine al bivio SP 28/I dirigersi verso Militello come da indicazioni; il paese è provvisto di stazione ferroviaria autonoma; gli aeroporti più vicini a Militello risultano essere il Catania Fontanarossa e l’aeroporto di Comiso, che distano rispettivamente 40 e 45 km dalla località.

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