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Ispica (Sicilia): le spiagge, il mare e la visita alla cittą del ragusano

Ispica, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Distante 6 km dal mare, ne conserva a ogni modo il profumo e l’atmosfera osservandolo da una placida collina dell’entroterra siciliano. Ispica, 14.000 abitanti e fiero borgo della provincia di Ragusa, era anticamente conosciuta con il nome latino Hispicaefundus e fino al 1935 veniva denominata Spaccaforno per la vicinanza alle tante tombe (a forma di forno appunto) delle quali s’infoltisce il territorio circostante.

L’impianto urbano è di chiara concezione settecentesca ma alcune aree della cittadina custodiscono ancora diversi elementi di matrice medievale che asservono alla sussistenza dei ruderi di quella fortezza fungente in passato da vivido nucleo nonché perno dell’intero abitato.

Il clou della sua ascesa, Ispica lo ottiene nel periodo rinascimentale, durante il quale diverse famiglie si alternano nel possesso e nell’amministrazione del feudo retto fino al 1812 dagli Statella. L’assegnazione alla provincia di Ragusa si verificò nel 1927. Il comune oggi si sostiene grazie a un’agricoltura molto attiva e fiorente, nonché un turismo fomentato da molteplici attrattive, l’area archeologica di Cava d’Ispica ad esempio, o il Parco Archeologico della Forza e il centro storico caratterizzato dalla cospicua presenza di costruzioni tardo barocche e liberty.

La spiaggia di Ispica

Prolungata fino al mare, Ispica mette a disposizione degli avventori vacanzieri una striscia di sabbia lunga 10 km, tutti liberi e quindi pienamente fruibili da ogni categoria di turista specialmente in frazione Santa Maria del Focallo, la cui spiaggia è stata insignita nel 2011 della Bandiera Blu. Nei dintorni s’alloca il villaggio turistico “Marispica”, che può accogliere un massimale di 800 persone per altrettanti posti letto.

Cosa vedere in centro ad Ispica

Il patrimonio architettonico della cittadina stupisce per la ricchezza e il valore storico-scenografico perpetrati con enfasi da edifici ecclesiastici perfettamente in linea con quelli che si possono visitare nel resto della Sicilia. Diventano in tal caso veri monumenti in grado di rispecchiare esteticamente e simbolicamente un’epoca scolpendone l’essenza nel proprio esporsi. La Chiesa di Santa Maria Maggiore palesa una struttura settecentesca introdotta da una facciata non del medesimo periodo ma postuma, essendo stata realizzata nell’Ottocento. Questo luogo sacro dà significativo lustro all’antistante Piazza Margherita e tanto l’esterno quanto l’interno sono il frutto di una fusione accuratissima di decorazioni, opere artistiche, stili e disposizioni d’arredo. Gli stucchi dipinti da Giuseppe e Giovanni Gianforma costituiscono il primario motivo di visita, poi si aggiungono quelli di Olivio Sozzi, utilizzatore assiduo di registri espressivi afferenti il barocco romano in ambito scenografico e illusionistico. Simulacro veneratissimo corrisponde al Cristo alla Colonna, gruppo scultoreo ove la drammaticità del Cristo flagellato legato alla colonna raggiunge toni alti e inimmaginabili, tragici e tremendamente realistici. La statua viene condotta in processione il Giovedì Santo.

Altra testimonianza di un’architettura solenne ed effervescente è rappresentata dalla Chiesa della Santissima Annunziata, coeva a Santa Maria Maggiore e anch’essa a tre navate con un campanile a fiancheggiarne la facciata. La collezione interna di stucchi evidenzia opere d’arte rivelatrici come l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi e Santa Maria dell’Itria, tutti e tre oli su tela appartenenti al XVIII secolo, cui vanno sommati per una completezza di beltà la statua di San Vito, una preziosa cassa reliquiaria in argento e una sacrestia che sfoggia una tavola comprendente l’Annunciazione, Sant’Andrea Avellino e un componente della famiglia Statella.

La Chiesa di San Bartolomeo si identifica con la Chiesa Matrice, che si distingue dalle altre per la rampa di scale bilaterale posta davanti all’ingresso e che conferisce ulteriore eccellenza all’aspetto complessivo. Seppur priva di risonanti decorazioni, non è scevra di opere d’ingegno artistico, basti segnalare le sculture raffiguranti Mosé e Aronne e le Allegorie della Virtù, oppure la Santissima Trinità con San Francesco in preghiera (tela) e il sarcofago in marmo rosso che ricopre la funzione di monumento funebre dedicato a Don Giovanni Statella.

La Chiesa del Carmine è una gemma incastonata nell’ex Convento del Carmine, che si allunga orizzontalmente sfoggiando un prospetto ricco di bassorilievi e ornamenti rinascimentali. La chiesa custodisce un totale di otto cappelle laterali, tantissimi affreschi e molte tele che circondano elementi di spiccata originalità, il pulpito ligneo e la scultura della Madonna del Carmine su tutti. Convento e Chiesa di Santa Maria del Gesù si sopraelevano in posizione panoramica e compongono un dittico recante ancora i segni del terremoto accaduto nel 1693. L’arte qui si manifesta unicamente nella pletora di altari in marmo il cui disegno si attribuisce a Tommaso Privitera di Catania.

Ispica è anche la cittadina dei grandiosi palazzi che la storia ha sapientemente consegnato ai posteri, capofila dei quali è Palazzo Bruno di Belmonte, sede municipale e in provincia di Ragusa un autentico monumento liberty che infonde a chiunque lo ammiri preponderante ispirazione. A progettarlo nel 1906 fu Ernesto Basile, che volle per la località qualcosa che richiamasse nettamente i tratti fondanti di un castello con tanto di torri angolari, logge a ambienti ad arco arricchiti con implementazioni in terracotta. L’angolo più rappresentativo di Piazza Unità d’Italia è nobilmente occupato da Palazzo Cavalier Antonio Bruno, che sprizza eleganza da ogni intercapedine e altorilievo architettonico grazie alla perizia realizzativa di Lanzerotti di Catania. Di importante volumetria, è un edificio prevalentemente classico il cui eclettismo formale incontra certamente il gusto dell’osservatore.

Il liberty è uno stile ridondante in ogni scorcio di Ispica e permea diversi attori dell’urbanità locale, il Palazzetto Modica che si trova in via Foscolo, Casa Montalbano in via Ceconato, Casa Agnello in via Procida e, ancora, Casa Lauretta in via Statale. L’ex mercato esula dal contesto perché fondato in piena era fascista, cioè nel 1932. Da vedere all’interno la lastra tombale marmorea in cui è riportata l’immagine del defunto.

Eventi, sagre e manifestazioni

L’antica città iblea trova la propria festosa apoteosi nella Settimana Santa, durante la quale il centro storico viene addobbato con luminarie, tante lunghe file di bancarelle, cortei di musici, sbandieratori e colori. È il periodo delle affollate funzioni religiose, delle processioni pasquali e di tanti altri appuntamenti che rendono fedelmente un’atmosfera di fermento culturale, popolare e tradizionale. Fra gli eventi non religiosi ci si appunti in calendario la sagra nota come Carotispica incentrata sulla valorizzazione della carota novella, la Notte dei Sapori ch’è un trionfo di gusto ed enogastronomia, e infine il Palio dell’Assunta, i cui giochi si svolgono in acqua nell’assolato agosto.

Location prediletta per molte produzioni cinematografiche, Ispica ha ospitato le riprese di alcune scene salienti tratte da celebri film come “Divorzio all’italiana” diretto nel 1960 da Pietro Germi e “Il viaggio” firmato da Vittorio De Sica con l’interpretazione di Sophia Loren e Richard Burton. Anche qui, nel 2005 e nel 2008 è arrivato il “Commissario Montalbano”, serie tv trasmessa dalla RAI e tanto amata dai telespettatori.

Come arrivare ad Ispica


Dall’Autostrada A18 si esce a Rosolini e si prosegue sulla SS 115 in direzione di Ispica; la stazione si trova sulla linea ferroviaria Siracusa – Gela – Canicattì; da Ragusa, Siracusa e Catania partono autobus AST preposti al collegamento andata e ritorno con Ispica; l’aeroporto di Comiso risulta il più vicino, distante soltanto 45 km dalla località.

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 Pubblicato da - 25 Settembre 2018 - © Riproduzione vietata

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