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Favara (Sicilia): i sette cortili del Farm Cultural park e cosa vedere

Favara, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

A 10 km circa da Agrigento (distanza che ne fa un centro appendice del capoluogo) sorge la cittadina di Favara, allocata ai piedi di una collina che ombreggia l’abitato costituito di 32.000 persone.

Storia ed origine del nome

Conosciuta nell’antichità con l’arcaico nome di Fabaria, è allocata in un territorio la cui superficie reca diverse preziose testimonianze di antropizzazione e sviluppo risalenti all’età del rame, parliamo dunque del 2400 a.C.: per la maggior parte si sono individuate macrotracce di ceramica monocroma e acroma presenti prevalentemente nelle grotte di Ticchiara. All’età del Bronzo risale la Necropoli di contrada Stefano, tempestata di ben 280 loculi ad arcosolio.

Vestigia più complete e durature si rilevano nei periodi romano (Villa romana del I secolo a.C. con ambienti termali) e arabo (Favara deriverebbe proprio dall’arabo fawwāra, ovvero “sorgente”) e ancor più nell’era dell’occupazione normanna, cui si deve la costruzione di numerosi casali. L’impronta più significativa la offrì la famiglia De Marinis, sotto la quale la comunità acquisì notevole slancio specialmente a livello demografico, registrando uno sviluppo sensibile in ambito economico.

Cosa vedere a Favara

Il paese s’estende dal centro alla periferia in modo sostanzialmente uniforme a partire dal cuore del nucleo urbano, vale a dire l’ariosa Piazza Cavour la cui fisionomia completa venne raggiunta nel XVI secolo. Tassello ancorante è il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale: si tratta di un obelisco lapideo realizzato dallo scultore Cosmo Sorgi per riportarvi dal 1922 i nomi di 273 soldati sacrificatisi per la patria durante la furiosa Grande Guerra.

Piazza Cavour accoglie numerosi edifici assurti a luoghi simbolo della località, in primis il Castello Chiaramonte (commissionato dalla famiglia Chiaramonte nel 1270, ha pianta quadrata e due piani con annessa cappella) seguito dal settecentesco Palazzo Mendola in prossimità del neoclassico Palazzo Municipale che si fregia di splendide volte affrescate dall’artista Vincenzo Indelicato. All’interno impera la biblioteca museale Mendola che, insieme a una bella collezione di oltre 8.000 libri frutto di una generosa donazione da parte del barone titolare, ospita il Museo ornitologico-minerale annoverante volatili impagliati, fossili e pietre.

A sud s’apre alla vista Palazzo Fanara, eretto nell’Ottocento e spiccante per tre elementi cardine della propria struttura, cioè il portale d’ingresso, il cortile interno e la scala monumentale. Sempre all’800 risalgono i palazzi Cafisi, voluti rispettivamente da Salvatore e Giuseppe, appartenenti a un’importante casata nobiliare di Favara. Il XIX secolo ha consegnato ai posteri altri sontuosi edifici e di questi fanno parte Palazzo Fidirichello (fu Contino) e Palazzo Albergamo.

Inaugurata nel 1897, la gotica Chiesa Madre risulta un edificio davvero imponente, che deve la sua magnificenza al risalto della facciata in pietra bianca e all’elevazione preponderante della cupola, la cui altezza raggiunge tranquillamente i 56 metri. Il suo peculiare assetto rimanda ai principi risonanti dell’architettura lombarda adottata fra Trecento e Quattrocento, e a essa si rifà la disciplinata suddivisione interna in tre navate. Dentro è un tripudio di opere, dal Crocifisso seicentesco al quadro raffigurante la Vergine Assunta che consegna le chiavi della chiesa a due laici (alcuni studiosi ritengono possano coincidere con gli autori del dipinto, Giuseppe e Giovanni Giudice), dall’altare maggiore a quello ligneo che lo fiancheggia fino all’urna contenente la statua di Santa Filomena.

A proposito di statue, non si dimentichi di ammirare Sant’Antonio da Padova e la Vergine Assunta di Conrad Moroder di Ortisei. Completano il panorama artistico l’altare del Sacro Cuore di Gesù d’inizio Novecento, il coevo pulpito ligneo eseguito in stile neogotico e l’organo assemblato sapientemente da Pacifico Inzoli da Crema. Dal Duomo parte ogni anno la processione del Corpus Domini che passa dalle principali vie del paese, mentre poco prima e dopo Pasqua la chiesa apre le porte alle visite notturne dedicate alla statua del corpo di Gesù.

Il più vetusto edificio sacro di Favara rimane la Chiesa della Beata Vergine dell’Itria, il cui impianto imbastito nel 1530 segue i canoni costruttivi tardo trecenteschi. Possiede una sola navata e i suoi pezzi di pregio sono la statua lignea ritraente la Madonna dell’Itria e il crocifisso sovrastante l’altare, entrambi ascrivibili al Cinquecento. La Chiesa del Santissimo Rosario è da molti anni ormai un monumento nazionale, si affranca dal consueto neoclassicismo abbracciando linee marcatamente barocche che hanno lasciato il segno nel pavimento in maiolica e nel soffitto a cassettoni. La costruzione della Chiesa di Santa Rosalia si compie nel 1625, mentre la Chiesa di San Nicola di Bari, oggi sconsacrata, sembra esistere fin dal ‘300. Vi si celebrava il culto della Madonna della Neve, poi trapiantato nella Chiesa di San Vito.

La discordanza temporale fra gli elementi esteriori è palese nell’osservazione della Chiesa del Carmine sita in Piazza Garibaldi, in quanto pare che il campanile sia stato edificato nel Settecento, contrariamente alla facciata in pietra calcarea, databile 1810. L’edificazione della Chiesa della Beata Vergine Maria di tutte le Grazie pare si debba a un episodio miracoloso (frutto probabilmente delle mere credenze popolari) che coinvolse un bue, il quale si mise a scavare trovando l’icona della Madonna delle Grazie, laddove effettivamente il luogo di culto sorse. Se avete tempo e volontà di sgranare gli occhi, potete recarvi a contemplare la piccola Chiesa della Grazia Lontana, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova e il Collegio di Maria addossato alla Chiesa di Santa Lucia.

Farm Cultural park

Nel centro storico di Favara prende posto dal 2010 la Farm Cultural Park, sorta di casa degli artisti e sfaccettata galleria d’arte fondata da Andrea Bartoli. Rappresenta tutt’oggi il primo parco turistico culturale situato in Sicilia.

Eventi, sagre e manifestazioni

I principali avvenimenti a scopo aggregativo-celebrativo fioccano e fra di essi la preminenza maggiore ce l’ha la Sagra dell’Agnello Pasquale, un appuntamento imperdibile per chi intende gustare il famoso dolce a base di mandorle e pistacchi per il quale Favara è altresì conosciuta come “la città dell’agnello pasquale”. Il paese gode di una tradizione dolciaria profondamente radicata, tant’è che la celeberrima Pasta Elena fu inventata proprio qui dai pasticceri Francesco Butticè e Vincenzo Albergamo in onore della regina Elena di Savoia. A Favara la cucina è prodiga di ricette antiche e fra di esse compaiono la Minestra di San Giuseppe (si prepara soprattutto in prossimità della Festa di San Giuseppe che si svolge fra agosto e settembre) e il pane Chichireddu dalla caratteristica forma a ferro di cavallo. Da non perdere poi la Fiera di Ottobre e la Fiera degli Animali a Ferragosto, oltre al Fabaria Rally, una competizione automobilistica in voga dal 1990.

Da ricordare, infine, che a Favara sono state girate alcune scene di due film di rilievo entro lo spettro della caleidoscopica cinematografia italiana, ovvero "Il cammino della speranza" diretto nel 1950 da Pietro Germi (Orso d’Oro al Festival di Berlino) e "Il giudice ragazzino", datato 1994 per la regia di Alessandro di Robilant.

Come arrivare

Scegliendo di percorrere l’Autostrada A29, uscire dalla SS 189 a Favara se si giunge da Palermo, dalla SS 115 a Castelvetrano se si arriva da Trapani; la A19 si percorre qualora si provenga da Catania; a disposizione per i collegamenti extraurbani le autolinee Sais e Sal Licata in partenza dalla stazione di Agrigento, alla quale occorre preliminarmente arrivare in treno; tre gli aeroporti che si possono scegliere, sono essi il Fontanarossa di Catania, il Vincenzo Florio di Trapani e il Falcone Borsellino di Palermo.

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