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Biancavilla (Sicilia): la storia e la visita alla cittą alle pendici dell'Etna

Biancavilla, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

A 32 km da Catania, Biancavilla ha trovato un suo mirabile cantuccio geografico alle pendici dell’Etna lungo il lato occidentale, nel punto medio del tratto che divide le località di Santa Maria di Licodia e Adrano. L’orografia del territorio è facilmente scrutabile osservando quello che a qualunque occhio risulterà un paesaggio vivace, eterogeneo per la presenza del vulcano ma anche dei Monti Nebrodi e delle colline del Calatino, un po’ distanti ma a ogni modo riscontrabili. Siamo insomma nel cuore del Parco dell’Etna, 3.830 ettari di un sistema naturalistico sostenuto dall’incredibile equilibrio che si è instaurato fra il clima e la morfologia di un pezzo di Sicilia ad alto tasso turistico. Con i suoi 24.000 abitanti, Biancavilla vi si inserisce facilmente godendo di leggerezze ambientali uniche, e rappresenta una delle tappe della Strada del Vino dell'etna.

Biancavilla tra leggenda e storia

La cittadina ha visto la luce in seguito all’emigrazione dall’Albania di un gruppo di persone riluttanti alla dominazione turca, e qui la leggenda corre facendo della storia un elemento quasi a corredo a favore del folclore molto palpitante nell’isola. Si racconta che lo sparuto manipolo portò con sé dalla terra natia un quadro raffigurante la Madonna, un reliquario d’argento, una statuetta di San Zenone, una croce lignea e una campana. Si accampò con l’intento di ripartire, pose l’icona sacra tra i rami di un fico salvo non riuscire a rimuoverla a causa degli stessi rami che vi si erano attorcigliati attorno: tradotto tale fenomeno in segno divino, il popolino decise di fermarsi definitivamente qui.

Biancavilla venne fondata nel 1488 su concessione del conte Moncada. Non si sviluppò mai come castrum bensì come isolato borgo assiepato intorno alla venerata Chiesa Madre, l’odierna Basilica Pontificia di Maria Santissima dell’Elemosina (lateralmente alla quale si può ammirare il seicentesco Teatro Comunale La Fenice) che s’eleva sul centro storico adombrando Piazza Roma e Piazza Collegiata.

La Chiesa Madre

Risale al Settecento ma la facciata è invece del 1899 e si armonizza perfettamente al vecchio impianto data la versatilità dello stile barocco e a uno slanciato campanile che riesce astutamente a mettere d’accordo nuovi e più vetusti elementi architettonici. All’interno questa chiesa è realmente sfarzosa, con le sue tre navate lungo le quali imponenti pilastri disegnano un andamento prospettico suggestivo e un salace costrutto fatto di intrecci, archi, capitelli, lampadari in vetro di Murano e volta a botte lunettata. Ai lati chiudono la scenografia le cappelle della Madonna dell’Elemosina e del Santissimo Sacramento.

Il mitico quadro della Madonna citato nella leggenda del fico si trova incastonato al centro dell’altare dedicato alla Madonna dell’Elemosina, un marmoreo gioiello i cui filamenti dorati luccicano senza posa richiamando l’attenzione del visitatori. Magnificenza e stupore li suscita la Cappella di San Placido, omaggiato con una statua che ne riproduce le fattezze e un dipinto raffigurante San Placido in gloria e il suo Martirio, opera di Giuseppe Tamo, il quale realizzò anche la Madonna dell’Elemosina e Santi con fedele riproduzione dell’abitato.

Cosa vedere a Biancavilla

Biancavilla riserva luoghi di culto nettamente diversi fra loro, caleidoscopici per veste architettonica e curiosi per espressione artistica. La Chiesa del Cristo Re, datata 1936, possiede una concezione moderna e a ribadirlo è la facciata la cui sommità presenta un largo porticato molto raro da vedere e per questo piacevolmente desueto. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie risale invece al 1783 ed è luogo di culto a differenza della Badia, abbandonata dal 1950 ma utilizzata come collegio delle Orsoline. La sua sobrietà la fa assomigliare senza dubbio alla Chiesa di San Salvatore e alla Chiesa della Madonna di Vadalato, mentre si mostra molto più classica la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, la cui facciata evidenzia la nicchia con la statua del Santo Titolare in essa inscritta. Molto bella esteriormente la Chiesa del Rosario, che l’architetto Carlo Sada ha ornato alle soglie del Novecento con un prospetto ricco di sculture e colonne scolpite.

In prossimità del Municipio s’erge mesta la Chiesa di Sant’Orsola, plasmata dal barocco quattrocentesco. Non facciamo in tempo ad abituarci al sapore dell’antico che subito si palesa al nostro sguardo l’avveniristica Chiesa del Sacro Cuore, di aspetto squadrato e con campanile agilissimo marcato da fasce bicrome di concezione tardo novecentesca. D’altro impatto visivo è la baroccheggiante Chiesa di Maria Santissima dell’Annunziata, coeva alla del tutto simile Chiesa di Maria Santissima dell’Idria, che dispone di campanile incorporato e una finestra centrale recante la vetrata in cui si scorge distintamente la Trinità di Rublion, copia dell’originale. Semplicissime nel loro porsi la Chiesa di Montalto e la Chiesa di San Francesco, entrambe di rurale erezione. Da vedere, infine, la Chiesa di San Giuseppe con la statua in cartapesta della Madonna dello Spasimo portata in processione nel Venerdì Santo e la Chiesa di Santa Maria della Mercede.

Biancavilla ha sempre dato precedenza al sorgere di luoghi dedicati alla venerazione cristiana, ecco perché la cittadina appare costellata di così tante chiese. Non solo di esse si parla in tal sede, tuttavia, in quanto l’architettura siciliana ha costantemente considerato molteplici stili e culture che si sono incarnati in palazzi e residenze signorili di riconosciuta eleganza. Localmente entrano nel novero la settecentesca Villa delle Favare e almeno una ventina di palazzi di somma autenticità: tra di essi si menzionino Palazzo Ciraolo, Palazzo Sciacca e l’ottocentesco Palazzo Bruno.

La ricchezza di Biancavilla è tanto nel nucleo urbano quanto dispensata nell’hinterland dove regnano ancora le antiche culture agresti, ed emerge così l’energico valore bucolico che ha dato origine secoli fa a colture come gli agrumi, gli squisiti Fichidindia, ortaggi, uliveti e vigneti che fanno da fucine ai prodotti del paniere paesano, oli, vini DOC e persino frutta da agricoltura biologica. La floricoltura non è mai stata trascurata e oggi molte specie si ritrovano nell’Orto Botanico. Un museo a cielo aperto va visitato in aperta campagna ed è permeato dalla presenza di cinque vecchi mulini ad acqua che un tempo lavoravano a pieno regime.

Eventi, sagre e manifestazioni

Maria Santissima dell’Elemosina, San Placido e San Zenone sono i Santi Patroni venerati qui a Biancavilla: i primi due sono al centro dei festeggiamenti di ottobre, mentre San Zenone ha il suo giorno speciale il 14 febbraio. La Festa Popolare dedicata alla Madonna dell’Elemosina compare come evento estivo celebrato ad agosto. La Pasqua è tripudio di aggregazioni popolari che per un’intera settimana caratterizzano e incanalano la vita sociale della popolazione, orientata in questo periodo a seguire le tante processioni che infondono solennità un po’ tutto l’anno in verità. La festa porta in tavola il meglio della gastronomia e della cucina, quindi si è soliti gustare in compagnia delizie quali le paste di mandorla, i buonissimi cannoli siciliani, arancini, mastazzoli e torte in quantità.

Come arrivare a Biancavilla

Le strade extraurbane di collegamento fanno capo alla SS 284 che unisce molti comuni pedemontani a Catania, tra i quali figura anche Biancavilla; la cittadina ha una propria stazione servita dai treni della Ferrovia Circumetnea; l’aeroporto di Catania Fontanarossa è quello di riferimento.

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