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Loket (Repubblica Ceca), visita alla regia cittą e al castello

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Il fiume Ohre che si apre il varco nella frattura tellurica che si trova sotto le montagne chiamate Krušné hory, ha preso al cappio un remoto promontorio roccioso, strozzandolo sempre di più. Attualmente questa penisola rotondeggiante è collegata alla sua madrepatria originaria, alla Foresta di Slavkov, da un istmo strettissimo. Per millenni questa rocciosa lingua di terra è stata uno dei posti meglio protetti in Boemia. Vi venne costruito uno dei castelli cechi più antichi, che dalla metà del XII secolo sta a guardia della provincia di Cheb. Questa, all'epoca, venne annessa alla Corona ceca. Cento anni più tardi, dopo il 1234, il castello tardo romanico Loket assunse il ruolo di centro dell'insediamento slavo nella Boemia nord-occidentale. Questa fortezza in pietra che si erge sopra il massiccio più alto della penisola, è contemporaneamente la sua dominante, e questo da più di ottocentocinquanta anni. Assieme al suo borgo, situato sotto il castello, è come una specie di corona architettonica posata sul capo del rotondeggiante promontorio roccioso. Anche Goethe ammirò lo scenario locale particolarmente pittoresco, nell'anno 1823, quando a Loket festeggiò il suo 74° compleanno e nella lettera ad un suo amico chiamò il luogo del suo soggiorno un'opera d'arte paesaggistica.

Già a partire dalla sua fondazione, il castello Loket fu un castello regio e per questo venne coinvolto in molti avvenimenti della storia ceca, venne a far parte di numerosi racconti tratti dalla vita dei sovrani cechi. Questi venivano spesso a visitare la loro “merce" e vi eseguirono i più svariati interventi edilizi e ristrutturazioni. Per esempio Přemysl Otakar II fece costruire massicce mura di cinta, larghe fino a due metri, con bastioni semi-circolari. Invitò anche a venire dalla Germania nuovi coloni per far insediare questa regione semi-deserta. Col passare dei secoli il castello acquisì anche nomi in diverse lingue, ma la sua denominazione dipendeva sempre dalla sua insolita posizione nella curvatura - nel gomito (loket - gomito) del fiume. I sovrani consideravano Loket la “chiave del regno ceco" e questa sua missione viene tutt'oggi simboleggiata dallo stemma sia del castello, sia della città.

Dopo il casato dei Přemyslovci, fu la dinastia dei Lucemurští a soggiornare spesso al castello. Durante il regno di Jan Lucemburšký proprio Loket fu testimone del peggiore disaccordo tra l'irascibile Jan e sua moglie Eliška Přemyslovna, di quattro anni più anziana del marito, che più del re sentiva la responsabilità del regno ceco e del mantenimento dell'eredità dei Přemyslovci. Si ritirò per ben due volte, assieme ai suoi figli, nel suo castello più inespugnabile, Loket appunto, quando la situazione in Boemia stava per diventare insicura. La prima volta i coniugi regali abbandonarono Loket assieme, ma la seconda volta non più. Quando Jan era di nuovo a lungo in giro per il mondo ed Eliška viveva nel castello con i suoi quattro figli - due principesse, Václav (tre anni), successore al trono, e il suo fratellino di tre mesi - il signore Jindřich z Lipé, noto nella storia ceca quale guida assetata di potere dell'opposizione aristocratica, mise in scena una cospirazione contro la regina. Presso il re la accusò di aspirare al suo trono, di cui si sarebbe voluta impossessare con l'aiuto del principe Václav, e di voler regnare a suo nome. Il sovrano, furioso, ed il suo numeroso seguito attaccarono il castello ereditario della regina e, dopo uno scontro che durò alcune ore e durante il quale la sorpresa Eliška probabilmente non riuscì a capire che cosa stesse esattamente succedendo, le guardie, dietro ordine della sovrana, smisero infine di porre resistenza ed il re “espugnò" il castello.

Fece prigionieri due servi della regina e sotto tortura levò loro di bocca quello che desiderava sentire - che la regina stava preparando una congiura. Fece portare negli scantinati il figlio di tre anni Václav, il futuro re Carlo IV, e lì lo tenne rinchiuso per tre mesi, probabilmente per paura che non fosse sequestrato. Mandò Eliška con i restanti figli in esilio a Mělník. Nei mesi seguenti il piccolo Václav viveva già in libertà a Loket, curato dalle balie. Con la rottura coniugale terminò anche la felice infanzia del principino. Non rivide mai più sua madre e col fratello più piccolo si incontrò per la prima volta quando era già uomo fatto ed imperatore. Nonostante questi tumultuosi avvenimenti della sua prima infanzia, Carlo IV era affezionato a Loket. Vi veniva volentieri anche perché della proprietà del castello faceva parte un'enorme riserva di caccia, chiamata Foresta imperiale, oggigiorno di Slavkov. Secondo la leggenda, fu proprio mentre inseguiva un cervo che nella sua Foresta imperiale vide, nelle vicinanze del fiume Teplá, una sorgente calda scaturire dal terreno. Nei paraggi fece costruire una cascina da caccia, fondando così Karlovy Vary. Durante le guerre ussite, quando Zikmund, con l'aiuto dell'imperatore romano, voleva conquistare la corona ceca, a Loket si svolsero alcuni avvenimenti storici. La città assediata dagli ussiti respinse l'attacco. Durante la difesa eccelse sopra tutti il burgravio Půta z Ilburka. Questo suo merito fu però completamente cancellato dal fatto che nei riguardi dei sudditi del re era inadeguatamente crudele e che riscuoteva le imposte, con estrema durezza. Nel mezzo del furore bellico, nell'anno 1422, quasi fosse un ammonimento celeste, su Loket precipitò una meteorite grossa come la testa di un cavallo. La fantasia popolare collegò il ricordo della caduta della meteorite a quello del cattivo Půta, creando la famosa leggenda del borgomastro incantato. Per la sua spietatezza nel riscuotere le imposte, una povera vedova che abitava presso la torre Robičskà lo maledisse con le parole: “Se il tuo cuore è di pietra, di pietra diverrai tu stesso!". Nell'aria si udì un tremendo rimbombo, un lampo di fuoco fendette il cielo ed al posto del burgravio apparve un masso bollente. Era il burgravio incantato, come da allora viene chiamata la meteorite.

Quando, con la battaglia presso Lipany, le guerre ussite stavano per concludersi e quando Zikmund divenne re ceco, nell'anno 1436 cedette in ipoteca sia il castello, sia la città Loket al suo cancelliere Kašpar Šlik che durante la guerra con gli ussiti gli aveva prestato del denaro. L'anno dopo Zikmund fu cacciato dalla Boemia, ma alla famiglia Šlik il castello restò per altri cento anni circa. Nel periodo seguente il castello perdette man mano la sua funzione difensiva e verso la fine del XVIII secolo nei suoi sotterranei venne posta una prigione che vi restò fino all'anno 1948, quando già una parte dei locali ai piani superiori era stata adibita a museo.
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Al giorno di oggi Loket ospita durante tutto l'arco dell'anno numerosi eventi culturali. In estate sulla rinnovata scena naturale si tiene il festival chiamato Estate culturale di Loket e vi hanno luogo anche i concerti del festival interurbano chiamato “Al centro dell'Europa”. Ad agosto hanno luogo i festeggiamenti ispirati all'epoca di Rodolfo II, chiamati “Feste rodolfiane”.

In questa bellissima città sul fiume Ohře ogni visitatore può scegliere a proprio piacimento qualcosa della ricca offerta culturale e storica, ma per il piacere degli occhi e per una silenziosa meditazione sul mutare del tempo a volte basta sedersi in uno dei caffè in piazza. Nuovamente, dopo secoli, Loket sta diventando, anche se solo simbolicamente, una vera città regia.

Cortesia foto: sito ufficiale
Fonte: Ente Nazionale Ceco per il Turismo
Ufficio Stampa - Zuzana Rolna
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