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Visitare Reykjavik, la capitale dell'Islanda

La città è stata fondata, secondo la versione più accreditata, dal navigatore norvegese Ingolfur Arnarson intorno all'anno 874. Il nome Reykjavik deriva dal dialetto scozzese e significa «Baia del fumo», per i vapori delle sorgenti termali. Per molti secoli rimase solo un piccolo villaggio, e quando nel 1786 i re danesi le diedero la patente municipale contava soltanto duecento abitanti. All'inizio del nostro secolo quando divenne meno pesante il dominio danese (l'Islanda diventò indipendente dopo la caduta di Hitler, nel 1944) i suoi abitanti erano diecimila. Il boom demografico si verificò dopo la seconda guerra mondiale (oggi sono circa 114.000). Cosa sapere? La città principale dell'Islanda è la capitale più a nord del mondo. Per raggiungerla, con voli diretti dalla maggior parte degli aeroporti europei, è sufficiente una carta di identità valida per l'espatrio. Il periodo migliore per una visita è quello che va dal 15 di giugno alla prima settimana di settembre. La moneta è la corona islandese (Kr = Krona).

Cosa fare? Un vero islandese non comincia mai la giornata senza fare un bagno in piscina. Seguirne l'esempio può essere un'idea anche per il turista. Reykjavik, infatti, ha decine di piscine all'aperto piene di acqua calda naturale. Ai turisti è consigliato il noleggio di fuoristrada perché può capitare, anche in piena estate, di imbattersi in bufere di neve. Attenzione a non bere alcolici prima di guidare (il tasso consentito è dello 0,50%) e a non superare i 45 (nei centri abitanti) o i 70 chilometri orari (sulle strade libere).

Cosa vedere? Per visitarla bastano due giorni. Nella piazza centrale c'è l'AIthing, il Parlamento che iniziò a riunirsi 1055 anni fa tra le rocce. Quattro i musei di opere d'arte e uno, il più importante, storico, vicino all'università. Notevole è anche la chiesa di Hallgrímskirkja.

Il primo parlamento islandese (e del mondo), "Althing", fu istituito durante il solstizio d'estate dell'anno 930, nella piana del Thingvellir, sulle sponde del lago Thingvallavatn. Da allora ogni anno 36 capi vichinghi si riunirono ai margini della grande spaccatura medio atlantica (Almannagià) per emanare leggi ed amministrare, con metodi un pò sbrigativi ma efficaci, la giustizia. Grazie alla spaccatura, streghe e adultere pagavano i loro presunti misfatti con un salto diretto nelle viscere della terra. Malgrado l'imparzialità del "logsogumadhr" (colui che recita), molti contendenti preferivano risolvere le controversie facendo ricorso al metodo tradizionale vichingo allora perfettamente legale: un furioso combattimento a colpi d'ascia il cui epilogo era inevitabilmente una o più teste spaccate in due. Quando le cause abbondavano, la piana del Thingvellir si tramutava in un campo di battaglia disseminato di cadaveri. Il crimine peggiore non era l'omicidio, nei confronti del quale i giudici erano particolarmente indulgenti, ma l'ingiuria, in particolare se rivolta alla famiglia; istituzione che nella società vichinga si reggeva su legami strettissimi.

Gli attentati alla famiglia provocavano sanguinose faide che si concludevano con lo sterminio della famiglia dell'offensore o di quella dell'offeso. Di fronte a questo crimine anche l'autorità del Thing (tribunale) doveva cedere il passo a quella dell'ascia. In ogni caso i vichinghi si appassionavano molto ai processi e quando i dibattiti giudiziari erano relativi a reati minori, come appunto l'omicidio, vi partecipavano in massa compiacendosi della loro durata. La scelta della piana di Thingvellir fu indubbiamente felice, sia per lo splendore del panorama e la mitezza del clima, sia perché era situata nell'area più popolosa dell'isola, ad appena 50 km dalla "Baia dei Vapori" (Reykjavik), il punto di sbarco del primo colonizzatore d'Islanda: Ingolfur Arnasson. L'esploratore vi aveva fondato un piccolo villaggio di pescatori che, quasi nove secoli dopo (nel 1800), si sarebbe sviluppato al punto di toccare la cifra record di 301 anime!

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