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Itinerario nel Roero, tra vini e castelli del Piemonte

Un panorama insolito e unico; una singolarità nata dal lavorìo dell’uomo e della natura, che insieme e in modo armonico hanno modellato il territorio. Una teoria di vigneti, frutteti, noccioleti e campi di grano che si susseguono e “rivestono” colline e piane senza soluzione di continuità. Un terroir prodotto eccezionalmente da antichi depositi marini e da un microclima dovuto a quel Tanaro che tanto tempo fa piegò il suo corso inaspettatamente proprio verso queste zone, per cambiarne la morfologia definitivamente.

A chiamarlo paesaggio culturale ci ha pensato l’Unesco usando proprio questa categoria per il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità – il sito è quello dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e interessa 29 comuni nella core zone e 72 nella buffer zone – e se ne intuisce subito il motivo appena ci si inizia a muovere nei suoi spazi.

Se si programma un itinerario nel Roero – i confini sono mobili e la terra è un tutt’uno con le Langhe e il Monferrato – vi troverete poi a scoprire una singolarità in un panorama già particolare. L’orografia è più complessa, meno programmata, i paesaggi più mossi; vi muoverete tra stradine che serpeggiano fin su in collina, tra panorami anche selvaggi e boscosi tra forre, orridi, guglie e cocuzzoli. Non c’è modo migliore per comprendere le terre del Roero se non dall’alto degli spettacolari belvederi, affacci privilegiati dalle tante rocche su cui si ergono castello guardinghi e silenti o riposano i tanti paesini che punteggiano il territorio.

Le terre del Roero, spalmate nella zona nord-orientale della provincia di Cuneo, sono terre di grandi vini, il Roero Arneis primo fra tutti, ma non fatevi ingannare… per un’altra singolarità d’eccezione a dare il nome alla zona è la casata che fin dal Medioevo ha governato e dominato queste terre, i conti Roero per l’appunto; una casata con un simpatico stemma a tre ruote che ha dato il nome alla geografia del territorio e ai tanti vini che qui vengono prodotti.

Vini più amabili come il Barbaresco, o più robusti e difficili come il Barolo, vini dolci come il Birbet o inconfondibili nei loro profumi come il bianco Arneis, sono solo alcune delle eccellenze enologiche prodotte sul territorio. Per una degustazione consigliata e l’acquisto di qualche buon vino da portare a casa vi suggeriamo gli spazi raccolti e raffinati dell’Enoteca regionale del Roero a Canale, il piacevole déhor esterno è l’ideale anche per una sosta ristoratrice. All’interno dell’Enoteca è presente un ufficio di informazione turistica utilissimo per pianificare il vostro itinerario nelle terre del Roero, insieme al sito RoeroTurismo che propone un servizio di “video esperienze” per personalizzare il viaggio a seconda dei gusti personali scegliendo tra arte, cultura, enogastronomia e attività all’aria aperta.

L’itinerario nelle terre del Roero è inevitabilmente un viaggio tra panorami da vivere in un saliscendi dolce, quasi mai tortuoso, ideale anche per chi viaggia sulle due ruote; un tour tra vigneti, appezzamenti coltivati e splendide storie familiari di imprenditori che qui hanno deciso di investire. A iniziare dalla Cascina Chicco, dal soprannome del bisnonno “Chicu”, oltre 40 ettari di terra coltivata anche se non tutta vitata, due vitigni Nebbiolo e Barbaresco, 11 etichette, 350 mila bottiglie l’anno e una lavorazione che non prevede il liqueur de tirage. A mandarla avanti due enologi, Ernesto e Marco, figli di quel Federico Faccenda che negli anni ottanta iniziò la modernizzazione dell’azienda convertendo l’impresa a orientamento misto alla produzione enologica.

La visita alle cantine, interamente scavate nella collina sotto l’antica casa colonica, dove il rivestimento in mattoni crudi e le pietre provengono in parte dall’antico casolare, è un’esperienza davvero unica; oltre 1800 metri quadrati fino a raggiungere i 28 metri sotto la superficie dei vigneti, un dedalo di spazi sotterranei e gallerie, barricaie, stanze per l’affinamento, corridoi per lo stoccaggio e infernot che confuiscono nella Sala della Ruota.

Basta spostarsi di poco, verso Monteu Roero – da qui fino a Baldissero si dispiega uno dei tratti più belli e spettacolari delle Rocche del Roero – tra colline di vigneti e ciabot, le caratteristiche casine di rimessa per gli attrezzi agricoli, per incontrare un’altra storia famigliare d’eccellenza: l’Azienda Negro con oltre 60 ettari di vigneti e prestigiosi vitigni autoctoni come Favorita e Arneis a frutto bianco, Nebbiolo, Barbera, Bonarda, Dolcetto e Brachetto dal grappolo lungo tra quelli a frutto nero. Un’impresa tutta famigliare portata avanti dal padre Giovanni con la moglie Marisa e dai figli, Angelo, Emanuela e Giuseppe. Anche qui la degustazione oltre alla visita di queste splendide cantine ricavate nella terra è d’obbligo.

Tra un vigneto e l’altro, persi in un dolce e lento vagare si incontrano paesini silenti e borghi caratteristici in cui val la pena di sostare, per poi spostare gli occhi un po’ più in alto e incrociare lo sguardo con i tanti castelli che punteggiano la zona. Costruzioni difensive medievali poi convertite a residenze signorili occhieggiano dall’alto nella loro magnificenza. Il castello di Guarene è oggi un albergo di lusso – le 15 camere per gli ospiti prevedono ancora gli allestimenti originali – circondato da un magnifico giardino all’italiana. La hall dell’albergo e il corridoio che porta alla spa, antica via di fuga, hanno conservato il fascino dell’antico maniero.

Il grandioso castello di Magliano Alfieri è ricco di stucchi e decorazioni barocche e ospita il Museo Civino Antonio Adriano delle arti e tradizioni popolari; se ci arrivate per cena – ottimi e sofisticati i menu di Stefano Paganini Alla Corte degli Alfieri –, potrete godere di un romantico belvedere.

Anch’esso circondato da un bel parco dove ogni anno viene allestito lo spettacolo del magico Paese di Babbo Natale e a marzo il suggestivo evento Tulipani a corte, il Castello di Govone è proprietà del comune che ne occupa alcune sale. Oltre al Salone d’onore affrescato interamente con la tecnica del trompe-l’oeil merita una visita per le sale cinesi e le decorazioni dipinte su carta di gelso – a Guarene su carta di riso – che rappresentano un tema unico in Italia, le quattro produzioni tipiche cinesi: te seta riso e ceramica. Dove un tempo trovavano posto le scuderie reali oggi Davide Sparviero e Fabio Poppa propongono menu raffinati e corsi di cucina al Ristorante Le scuderie del Castello di Govone.

Unico a preservare dall’esterno un aspetto medievale anche se ha perso il suo ponte levatoio con i lavori di ammodernamento dell’architetto Rangoni, il Castello di Monticello d’Alba dal 1376 – a parte una breve parentesi nel ‘500 – è di proprietà della famiglia Roero che vive qui per alcuni mesi l’anno. Nelle stanze aperte al pubblico si può ammirare l’albero genealogico della famiglia Roero che contempla il suo ultimo erede, l’attuale conte, la moglie e i 3 figli. Annesso al Castello l’antica Foresteria dei Conti Roero propone soluzioni originali per il pernottamento.
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 Pubblicato da il 26/07/2017 - 361 letture - ® Riproduzione vietata

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