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Le spiagge pił belle di Karpathos, tra sabbia bianca e mare cristallino

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Gli italiani la chiamano ancora Scarpanto rinnovando il legame con questa isola, la terza per grandezza, dopo Rodi e Kos, del Dodecaneso. In effetti gli italiani sono di casa qui, dove l’Egeo e il vento Meltemi giocano a rinfrescare le acque e a scapigliare le coste. Qui si parla anche italiano e gli anziani lo hanno anche studiato perché fra le due guerre il Dodecaneso “era” territorio italiano ed oggi che i conflitti, almeno da questi lidi, sono lontani, gli italiani tornano volentieri e grazie a qualche parola in più nella nostra lingua, il “kalos elthate”, il benvenuto in Grecia, risuona ancora più caloroso. Karpathos però ha origini antiche, deve il suo nome ad una pianta selvatica, il “karpaso”, che avrebbe dato il nome anche a Cipro. Sia come sia, nei secoli Karpathos è cresciuta, a mezza via fra l’influenza della grande Creta minoica e la protezione, più tardi, della non lontana Rodi, dove ancora oggi le donne dell’isola si recano a partorire. Fama e bellezza non le mancano: il mare è blu come lo cantava Omero e regala ai pescatori dei gamberi piccoli come punta di dita che poi si leccano golosamente dopo averne mangiato in generose quantità.

La natura è magica fra foreste di pini mughi, pietraie che farebbero concorrenza alle Dolomiti, scogliere che si impennano dalle acque e villaggi morbidi, appesi a scoscesi pendii, come Olympos dove il tempo scorre lento e profuma di racconti antichi e ouzo, la saporita “grappa” dei luogh. Eppure oggi la maggior parte dei turisti arriva per le spiagge di Karpathos. E spesso vi si ferma. E in fondo di fronte a quel mare, placido a est e sottovento, robusto ad ovest e sopravento, si capisce bene il perché.

Pigadia

La capitale di Karpathos dista meno di venti minuti dall’aeroporto dove, da qualche anno, atterranno anche grossi charter. Il volo da Atene dura meno di 50 minuti, rendendo così l’aereo imbattibile rispetto al traghetto. L’aeroporto permette anche a molti abitanti ormai “expat” di fare ritorno più rapidamente all’isola: è infatti stata massiccia l’emigrazione degli abitanti di Karpathos verso gli Stati Uniti nello scorso secolo. Non deve, così, sorprendere di sentire alternare l’accento americano al vernacolo greco. La sabbiosa baia di Pigadia è un abbraccio di 2.5 km dove si concentrano anche alcune grandi strutture alberghiere, paradiso dell’all inclusive. Ma la spiaggia è così vasta che oltre a zone attrezzate con lettini, ombrelloni e beach bar, riserva ancora zone incontaminate per un approccio più libero a tuffi e snorkeling. Con il vantaggio, poi, per la sera di essere a pochi passi dal centro che si srotola lungo i due moli del villaggio, fra le luci delle molte taverne e dei lounge bar.

Axata

Alla scoperta dell’isola si può cominciare con il lato sottovento dirigendosi a nord del centro, lungo la costa est dell’isola. La strada è buona e si restringe in alcuni punti regalando scorci (e incroci) mozzafiato. Nulla che, oltre che in auto, non si possa facilmente apprezzare anche in moto o in quad. Venti minuti di viaggio, un passaggio per il villaggio di Aperi con i due campi da calcio dove oltre a giocare ogni sera al tramonto, si friggono sempre spiedini per il folto pubblico, ed ecco la prima delle baie di Karpathos. E’ Axata, protetta da una fitta vegetazione e da due quinte di roccia, offre mare cristallino e sassolini fini come materie prime, cui si aggiungono altri ingredienti come un buon servizio di ombrellone e lettino (6 euro per due lettini e ombrello) che funziona “a molletta”. Chi ha già pagato riceve in dono una pinza da tenere in bella vista sull’ombrellone. C’è anche ombra naturale offerta da qualche pianta sul retro della spiaggia ma soprattutto c’è una taverna che sforna ininterrottamente light lunch e frappe’.

Kyra Panaghia

Oltre Axata, riprendendo la strada principale, si raggiunge, con altri venti minuti di viaggio una delle spiagge più famose e fotografate di Karpathos, dietro cui cresce anche un piccolo villaggio con affittacamere e alcune taverne, di cui due direttamente sul mare. Ma la star di Kyra Panaghia è appunto la chiesetta di calce bianca con tetto purpureo (nel Dodecaneso il blu delle chiesette cicladiche lascia posto al rosso) cui conviene fermarsi anche per riflettere sull’impresa compiuta: la strada nel suo tratto finale pur ampia e asfaltata si fa ripida e tortuosa. Ma la vecchia alternativa è una strada non asfaltata oggi usata solo dai 4x4. La spiaggia è deliziosa e alterna una zona con ombrelloni (sempre 6 euro) ad una zona per la spiaggia libera. Le rocce intorno invitano allo snorkeling che premia con salpe e pesciolini che sembrano non temere l’assalto dei bagnanti.

Apela

E’ la terza spiaggia di questa cosa. Un poco più lontana e a nord di Pigadia, permette di scoprire uno dei tratti più sinuosi e selvaggi di Karpathos, fra boschi di pino e rocce strapiombanti. Poco prima del parcheggio c’è anche la piccola chiesa di San Luca con affreschi bizantini per un “dopo spiaggia” diverso e culturale. Apela ha sabbia finissima che si alterna a ciottoli. Anche in questo caso la prima metà della spiaggia è attrezzata, l’altra è libera e offre molti punti di ombra oltre allo “spettacolo” un poco circense dell’approdo, verso l’ora di pranzo delle barche che fanno servizio da Pigadia, come la Sofia My love. A pranzo una taverna con uno dei terrazzi più panoramici dell’intera isola è l’unico, ma ampio, punto ristoro con personale gentile e fluente anche in italiano.

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Aghios Nikolaos e Diafani

Proseguendo l’esplorazione del lato orientale dell’isola ecco due villaggi tipici della dimensione greca. Qui la crisi non arriva anche perchè sembra che nemmeno il tempo passi o transiti da queste latitudini. Un pugno di case bianche con serramenti blu, i portici che si trasformano in taverne e la spiaggia, protetta e sabbiosa, a pochi passi dalla strada. Ecco l’essenza di questi paesi di cui Aghios Nikolaos e Diafani (foto) sono solo due esempi sull’isola. Il primo si raggiunge dopo una panoramica discesa dall’abitato di Spoa che un tempo era la vera frontiera dell’isola. Di qui in avanti le strade non erano, infatti, più asfaltate. Aghios Nikolaos è ideale con i bimbi perché offre acque sempre tranquille, una spiaggia piccola e graziosa attrezzata e a pochi passi dai comfort della taverna e di alcuni graziosi affittacamere. Ideale anche per una mezza giornata di assoluto riposo, magari di ritorno da una escursione più lunga. Da quando lo scorso anno l’asfalto è arrivato nella parte nord dell’isola anche giungere ad Olympos e al suo “porto”, il piccolo di villaggio di Diafani, non è più una impresa leggendaria. Diafani prima si raggiungeva più agevolmente via mare: infatti sia traghetti più grossi, sia barche da diporto in servizio giornaliero da Pigadia, vi attraccano ancora. Senza però riuscire a guastare l’essenza dei luoghi, perfetti per sentirsi davvero fuori dal mondo senza, per altro, avere bisogno di altro. Già perché anche qui il (bel) copione si ripete: la spiaggia è piccola, attrezzata e gradevole, con acque calme punteggiate dalle barche dei pescatori. Taverne e affittacamere sono una sicurezza alle vostre spalle, a pochi passi dal sole e dal sale.

Amoopi

Tutta altra musica ad Ammopi (Amoopi), la baia a dieci minuti a sud del capoluogo. E’ questa una delle zone più ambite dai vacanzieri che non vogliano fare molti chilometri. Non è un vero e proprio villaggio, ma una serie di piccoli alberghi, ville di lusso o più semplici “domatia”, gli affittacamere retaggio di una Grecia che fu. Le star della baia sono però le numerose spiagge, impastate di ciottoli, sabbia e di un mare fra i più azzurri, grazie al fondale rispetto al resto dell’isola. Le baie, da Kasteli, a Mikri Ammopi, da Peri Ammos, a Votsalakia, sono tutte attrezzate con ombrelloni e spesso anche con servizio bar dalle taverne vicine. Una bella passeggiata sul litorale le collega tutte, permettendo anche una gradevole camminata mattutina per scegliere ogni giorno una spiaggia diversa. Per chi cerchi però un poco di wilderness, anche Ammopi ha i suoi segreti. Basta proseguire verso nord e verso il capo che la separa da Pigadia: qui la spiaggia di Pouliou Potami, non più attrezzata (la riconoscerete perché un gruppo di vecchi lettini e ombrelloni sono legati alle rocce ma non più utilizzati) riserva ciottoli più grossi, scogli e anche due grotte, molto ambite, dove ripararsi in ombra.

La punta sud

La zona dell’aeroporto è il regno di chi ama il wind surf ed il kite surf. E’ attrezzata, fra le baie di Pounta e Agrilaopotamos, anche per imparare questo sport con noleggio materiale e bar dal sapore “californiano”. Qui la strada può diventare un campeggio e un cantiere improvvisato fra chi ripiega le vele, chi fa stretching e chi semplicemente attende l’onda migliore o si gode il tramonto, il più spettacolare da qui. Poco oltre, la strada si fa sterrata, pur restando agevole, e permette di raggiungere alcune baie dove il vento si placa di fronte alle scogliere dell’isola di Kasos, l’isola vicina di casa di Karpathos. Una breve passeggiata lungo una strada ora inagibile ad auto e moto, conduce a Vathis Potamos, una spiaggia di sabbia e ciottoli coloratissimi, non attrezzata, che di solito resta deserta fino al pomeriggio. Qui le acque sono più mosse e freschissime, un rifugio segreto per una fuga dalla pazza folla.

Aghios Theodoros

Sempre ad ovest dell’aeroporto, bastano 15 minuti di auto per recuperare la “civiltà” senza perdere la magia: il capo di Aghios Theodoros è scavato nella roccia color miele e nasconde una spiaggia attrezzata fra le più pittoresche: vi si arriva con tre minuti di cammino e, se tira vento, resta riparata e il sole è l’ultimo ad andarsene nel pomeriggio. In cima alla scogliera la chiesa che da il nome al capo e una golosa taverna completano l’offerta di questa zona dell’isola che si inchina al mare come un tavoliere fatto di pietraia bianca e tenaci arbusti colorati, gli unici a sopravvivere quando le carezze del vento si fanno robuste.

Arkasa e Finiki

Con le spiagge di Arkasa e la tranquilla baia di Finiki (foto) si passa decisamente al lato sopravento dell’isola di Karpathos. Ma niente paura: i centri abitati principali di questo lato dell’isola sono un insieme di baie e calette orientate in modo diverso. Così può capitare che, se in una baia le onde sono un poco più grosse, basta fare pochi passi e nella caletta successiva il mare è piatto come olio. Se non ci credete date una chance al bel paesino di Arkasa diviso a metà da un fiume che d’estate scompare, lasciando posto ad una valletta che gli abitanti coltivano ad orto. Di fronte a voi il capo di Paleokastro conserva i resti dell’antica acropoli. A fare la “guardia” una piccola chiesa con mosaici antichi ancora visibili e purtroppo esposti alle intemperie. Utilizzate la chiesetta come spartiacque. Da un lato la spiaggia tranquilla di Arkasa, dall’altro, Aghios Nikolaos (si, è un’altra, spesso i toponimi in Grecia si ripetono) offre lettini ed ombrelloni e quando soffia il meltemi lo spettacolo di onde alte ma piacevole, da cavalcare (qualcuno prova anche con la tavola da surf) o solo da saltare, fino all’ora di darsi tutti appuntamento alla taverna appena dietro il parcheggio, moto apprezzata anche dai greci, a garanzia della qualità dei piatti. Poco oltre offre una bella spiaggia attrezzata anche Finiki, nota per gli ottimi ristoranti di pesce e le acque calme della sua piccola baia.

Lefkos

Mezzora lungo una costa che non avrebbe nulla da invidiare alla “Big Sur” californiana ed eccoci a Lefkos, antico centro che conserva anche una cisterna di epoca romana sulle alture dietro al nuovo villaggio, Kato Lefkos ( Lefkos bassa, diremmo noi) che offre diversi tipi di spiaggia, dalla “turbolenta” Fragolimnionas, molto ampia e sabbiosa e spesso ravvivata da onde divertenti, a Liani e Potami che invece - letteralmente girato il capo - sono orientate in modo che il vento non increspi le acque. Attrezzate e a due passi da gyros bar (la piadina ripiegata greca) e taverne, hanno ombrelloni e docce in spiaggia e sono perfette anche per i bambini.

 Pubblicato da il 13/06/2017 - - ® Riproduzione vietata

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