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Sciare tra Bulgaria, Romania, Russia e Georgia: le piste pił belle

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Di pista in pista, di discesa in discesa, dopo il grande nord, il passaggio ad est, rivela nuove emozioni da vivere sulle piste da sci d’Europa. Se i paesi della ex Jugoslavia e dei Balcani sono i nuovi palcoscenici per lo sci del futuro (linki al pezzo tre), continuando la nostra carrellata nella “nuova” Europa che vuole sciare, ci sono Paesi come la Romania dove lo sci è ancora uno sport di nicchia che rappresenta però uno “status symbol” per le nuove generazioni, un po’ come accadeva da noi negli anni Cinquanta e Sessanta.

Poi c’è anche chi è andato oltre, come in Bulgaria, dove si guarda al mercato internazionale, quello anglosassone innanzitutto e, come testimonial, si è perfino scomodato Alberto Tomba, l’ AT nazionale, oggi più ricercato all’estero che osannato in patria. Ma il più grande esempio degli investimenti dell’est del mondo vien dalla grande madre Russia che ha voluto organizzare a tutti, ma davvero tutti, i costi gli ultimi Giochi olimpici invernali, nel febbraio 2014, a Sochi, sul mar Nero, portando l’inverno sulle coste dove di solito ci si crogiola al sole. Poco oltre l’Europa, anche nel suo concetto più allargato, finisce davvero, e ancora una volta nella neve: è quella del Caucaso e delle Georgia che con le sue piste rinnova la sfida ed invita alla scoperta delle sue meraviglie.

Bulgaria

Sofia non è lontana, 160 km e nemmeno due ore di viaggio eppure a Bansko non dovete stupirvi se vi sentirete lontanissimi dal cuore bulgaro di questo paese. Ancora 100 km e sareste, infatti, in Grecia e i sapori lo confermano. Yogurt e cetrioli sembrano il celebre tsatiski e invece qui si fondono nella zuppa fredda chiamata tarator. E gli hot dog più alpini qui assomigliano ai celebri gyros mediterranei, da gustare nei tipici mehana, localini che punteggiano la via principale di Bansko, vero spartiacque fra la città vecchia e la zona nuova degli hotel e del divertimento. A rincuorarvi di fronte a questa bellissima commistione di gusto e sapori, sono loro: le montagne. Aguzze e sempre ben innevate, culminano nel monte Todorka, nella catena e nel parco dei Pirin che sfiora i tremila metri. Bansko è una delle “giovani” promesse dello sci ed è oggi la principale località sciistica bulgara, grazie ad un sapiente restyling degli impianti. Un’ovovia moderna, chiamata “gondola”, collega il paese, a quota 1000, alle piste: dalla stazione intermedia partono già buoni tracciati per la discesa. Il comprensorio sciistico si sviluppa anche oltre, fra i 2600 e i 2000 metri. Grande ampiezza, esposizione a Nord, la ski area presenta 12 impianti e 70 km di piste di ogni difficoltà, disegnate proprio per lanciare la località nell’empireo del Circo bianco che qui ha già fatto sosta diverse stagioni, l’ultima nel 2015. Al nostro Alberto Tomba è dedicata una delle piste più impegnative e divertenti, di quelle su cui gli sarebbe piaciuto vincere, fra boschi e arditi cambi di pendenza. Ed è proprio qui che gareggiano anche gli atleti del Gotha dello sci. E’ una pista nera, si chiama, ovviamente, Tomba, e sia allunga dal monte Todorka, nel cuore del comprensorio, per oltre 2.5 km. (www.bulgariaski.com).

Romania

La battuta nasce spontanea: in Romania sarà come sciare a casa di Dracula. E in effetti la fantasia non è così lontana dalla realtà. La Transilvania è proprio dietro l’angolo se il castello del conte Vlad è a soli 23 km da Poiana Brasov, la principale località sciistica del paese. Bucarest, invece, dista 173 km a sud, ma quassù già ci si immerge nell’atmosfera “noir” dei boschi della Romania. Ai piedi dei Carpazi meridionali, la città, il cui nome vuol proprio dire “radura”, lambisce, a mille metri di quota, le pendici del massiccio del Postavarul che svetta a quota 1802. Grandi hotel dal fascino antico, un lago e il pattinaggio sul ghiaccio sono gli ingredienti del dopo sci, ma il viaggio vale per le piste.
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... Pagina 2/2 ... Che quassù non sono moltissime, ma il superlativo serve semmai per descriverne la bellezza. Dodici impianti, con robuste funivie d’antan e skilift leggendari, servono 25 km di tracciati per la discesa. Il comprensorio è molto amato anche dagli snowboarder che “stazionano” sulle piste rosse o sulla panoramica baby, lunga ben 4 km. I più esperti però, per completare il proprio carnet, devono provare le piste nere: sono solo due, ma non si dimenticano facilmente. Su tutte la Lupului, e il nome, per gli sciatori italiani, è già un programma: un tuffo di 2800 metri in un brivido caldo, pensando al conte più famoso del mondo e alle sue lusinghe. (www.poianabrasov.com).

Russia

Dopo i Giochi olimpici invernali del 2014 lo sci alpino in Russia fa rima solo con Sochi. Spazzato via ogni confronto precedente, il “must” per la nuova aristocrazia sovietica è sulle acque del “Ciornie more”, il Mar Nero. Sogno di Putin, divenuto realtà, la città di Sochi che ha fatto da “brand” all’evento si allunga sui ciottoli della spiaggia di questo “lago” profilato di palme. Spesso nevica anche sulla costa, ma i fiocchi durano poco. Ad Adler poco lontano Sochi, sempre sulla costa, sorgono i palazzetti a cinque cerchi degli sport indoor, ma per cercare le montagne bisogna inoltrarsi per una sessantina di km verso nord ed est ai confini con la Georgia, al cospetto del Caucaso. In auto o col nuovo treno veloce, ecco Krasnaya Polyana, la “terra rossa” dove si sono disputate le gare di sci e degli altri sport outdoor. Esto Sadok, Alpika, Rosa Khutor e Laura - Gazprom: nomi di piste e località che plasmano, con i loro 120 km di tracciati per la discesa, questo immenso “parco giochi” che è destinato, in un futuro prossimo, ad ospitare ancora altri eventi sportivi di rilievo, ma intanto si è aperto al grande pubblico. Forse la cittadina di Krasnaya Polyana, nata ad hoc per atleti e visitatori, fra hotel di lusso, anche di catene occidentali, e atmosfera da grande outlet, potrebbe non incontrare il gusto europeo del popolo dello sci, maggiormente a caccia di atmosfere più autentiche. Eppure, e non è poco, Sochi e la sua “depandance” montana valgono il viaggio. Le piste del comprensorio sono meravigliose e disegnate, dall’ex campione svizzero di discesa Bernhard Russi, con l’intelligenza moderna di chi ha potuto “costruire” dal nulla un’area sciabile che sia adatta a tutti e preveda anche rapide vie di fuga in caso di incidente, attraverso stradine adatte anche per ciaspole e passeggiate. Artificiale? Forse, ma emozionante. Un nome su tutte? Quella Rosa Khutor che scende, classificata come “rossa”, dai 2320 metri del gruppo dei Monti dell’Aibga. Il Mar nero in lontananza, da un lato il confine di stato e di fronte la vertigine olimpica di un tracciato mozzafiato lungo 1400 metri. Per sentirsi tutti un po’ campioni. (www.rosaski.com).

Georgia

Storia e geografia ora sono concordi: l’Europa finisce qui, nel Caucaso dove Prometeo rubò il fuoco agli dei e lo regalò all’umanità e dove gli Argonauti vennero a cercare il vello d’oro. La cima dell’Europa sarebbe dunque nel Caucaso e non sulle Alpi, fra Italia e Francia, ma il fascino di queste montagne va oltre i record di una cima. Se la vicina Russia ha fatto investimenti mastodontici per guadagnarsi gli ultimi Giochi olimpici invernali, la Georgia prova a diventare grande dopo l’indipendenza dall’ex unione sovietica, attraverso un rapporto “dialettico”, talvolta non senza tensioni con l’ex madrepatria, “mamma e matrigna”. Il paese di Tbilisi è però uno scrigno di tesori che merita di essere scoperto. A partire anche dai suoi monti, così vicini alla Russia, cosi lontani dai recenti fasti olimpici. Gudauri e Bakuriani sono i due indirizzi dove lo sci è già una realtà sviluppata, mentre il futuro è nello Svaneti con lo sviluppo di Mestia, già ottima meta per il trekking, ma ancora “in fieri” come resort invernale. E allora tutti a Gudauri: servono buone gomme e 120 km di pazienza da Tbilisi per raggiungere la ski area. Il viaggio è fascinoso, lungo l’antica strada militare, la M3, che attraversava il Caucaso e punta al confine settentrionale con la Russia. Tappa obbligata lungo il percorso è Mtskheta, antica capitale della Georgia e ancora oggi centro spirituale imprescindibile dell’ortodossia cristiana. Due ore dopo si calzano gli sci, ricompensati da una cornice di cime che somigliano all’Oberland senza averne l’altezza e la severità, restituendo così sole e leggerezza ai giorni sugli sci. Si scia all’ombra dei monti Sadzele che da 3200 metri regalano l’emozione di una neve sempre buona anche ad aprile quando nel resto d’Europa si pensa a chiudere i battenti e a riporre gli sci. Su tutti i tracciati, da provare sono la pista nera Sadzele 1 che si tuffa in un ampio vallone. Gli impianti sono più moderni che altrove in Georgia, gli hotel direttamente sci ai piedi, con 16 km di piste, prevalentemente rosse, ed alcuni percorsi lasciati “wild”, oltre alla possibilità di fare heliski. Questo comprensorio “boutique” è adatto alle famiglie e per l’ampiezza delle piste anche agli snowboarder. E allora il grand tour dell’Europa sugli sci sarà davvero completo. (www.gudauri.info).
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 Pubblicato da il 23/02/2015 - 3.218 letture - ® Riproduzione vietata

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