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Le zone sismiche nel Mediterraneo, dove i viaggi sono a rischio terremoti e tsunami

Il succedersi di alcuni intensi eventi simici che periodicamente colpiscono anche l'Italia ci ricordano come il Mediterraneo sia un bacino sottoposto a grandi tensioni geologiche e, di conseguenza, che i paesi affacciati su questo mare debbano abituarsi a convivere con le violente manifestazioni dell'energia che si accumula sotto i nostri piedi.
Negli anni abbiamo visto foto e filmati provenienti da tutto il mondo di città rase al suolo e di coste spazzate via dalla forza dell'acqua: tra gli esempi più impressionanti ricorderete lo tsunami del 2004 che colpì l'Oceano Indiano, o quello del 2011 che generò il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, ma anche restando in Italia non è andata molto meglio in tempo recenti. Le immagini del terremoto del 2009 a L'Aquila, di quello dell'Emilia nel 2012 o, ancora, di quelli che hanno distrutto cittadine come Amatrice e Accumoli tra il 2016 e il 2017, sono impossibili da dimenticare.

Certo, quando pensiamo a una vacanza di solito ci preoccupiamo di altre cose, soprattutto legate agli aspetti logistici o a eventuali pericoli e contrattempi, ma conoscere i luoghi che presentano un elevato rischio sismico può sempre essere utile.
In questo articolo cerchiamo di capire quali sono le zone potenzialmente più pericolose intorno al Mediterraneo, nelle cui località costiere o nelle aree interne terremoti e tsunami possono abbattersi con grande intensità.

Il Mare Nostrum è sismicamente attivo per il movimento verso nord della placca africana rispetto alla placca eurasiatica, con spostamenti medi di circa 1 cm l'anno, che nel corso degli ultimi 50 milioni di anni hanno determinato la formazione di imponenti montagne, dai Pirenei alle Alpi, dagli Appennini alle montagne della Grecia.
Ovviamente la compressione ha avuto in passato - e ha tuttora - la conseguenza di provocare la fratturazione delle rocce in grandi sistemi di faglie, le quali isolano delle microplacche secondarie come quella adriatica, ellenica e anatolica, ma soprattutto sono capaci di rilasciare improvvisamente enormi quantità di energia. Centimetro dopo centimetro le faglie bloccate dagli attriti accumulano energia fino all'evento improvviso di rottura con rilascio di tutto il potenziale immagazzinato.

Viaggi nelle zone a rischio sismico nel Mediterraneo


Se pensiamo a questi fenomeni in ottica viaggi, allora è utile segnalare che i più alti tassi di sismicità nella regione del Mediterraneo si trovano lungo la zona di subduzione ellenica della Grecia meridionale, che si muove dall'isola di Cipro fino alle coste ioniche della Grecia. Quasi collegata a questa fascia troviamo la zona di subduzione calabra del Sud Italia e le faglie del Tirreno meridionale. Più a nord-est troviamo le zone coinvolte dalla Faglia Anatolica Settentrionale (in questo casto faglie di tipo transformi e distensive), che si muove dal Mare di Marmara (zona di Istanbul) fino ai confini con l'Iran.

È proprio in Grecia e in Turchia che si riscontrano, non a caso, i più alti tassi locali di movimento delle placche, che arrivano fino a 3,5 cm all'anno nella Grecia meridionale e fino a 2,5 cm nel nord della Turchia.
Laddove le placche più pesanti si infilano sotto a quelle più leggere si formano i piani di subduzione; qui una serie di vulcani attivi si vengono a formare sopra i terremoti di profondità intermedie, come nelle Cicladi del Mar Egeo e nel Sud Italia. Gli esempi più famosi in questo senso sono quelli di Santorini, l'Etna e Stromboli.

Nella regione del Mediterraneo una traccia scritta, lunga diversi secoli, documenta la sismicità pre-strumentale, ovvero quella antecedente il XX secolo. Tantissimi terremoti, storicamente, hanno causato danni diffusi nella Grecia centrale e meridionale, sull'isola di Creta, a Cipro, nel nord della Libia e fino al Delta del Nilo. Altri eventi hanno scosso Calabria e Sicilia, tutto il nostro Appennino fino alle Alpi Friulane, l'Adriatico lungo la costa della Croazia, la penisola iberica e, a sud, fino alle montagne dell'Atlante del Nord Africa.

I più forti terremoti della storia nel Mediterraneo


Se invece ci limitiamo alle misure oggettive effettuate dai sismografi, le strutture potenzialmente più pericolose si trovano nel sud della Grecia: con una magnitudo di 8,2 nel 1903 l'isola di Kythira (Citera) subì la scossa più intensa di tutta la storia recente del Mediterraneo, seguita dal sisma di magnitudo 7,8 che nel 1926 colpì Rodi.

Anche la Faglia Anatolica Settentrionale non scherza: tra il 1939 e il 1999 una serie di devastanti terremoti tra la settima e ottava magnitudo della scala Richter ha scosso grandi aree della Turchia, con un evento di magnitudo 7,8 a Erzincan, nell'est del paese, e il devastante terremoto del 1999 a Izmit (non lontano da Istanbul) di magnitudo 7,6 che causò più di 17.000 vittime.

Per quanto riguarda le coste meridionali del Mediterraneo, anche se i tassi di sismicità sono relativamente bassi lungo il margine del continente africano, terremoti distruttivi sono stati registrati e riportati in tutto il litorale, dal Marocco alle coste orientali del bacino, fino al Mar Morto. L'evento del 1980 con un sisma di 7,3 Richter a El Asnam in Algeria, infatti, è stato uno dei terremoti più forti e distruttivi dell'Africa nel XX secolo.

I grandi terremoti nella regione del Mediterraneo sono famosi anche per la produzione di grandi tsunami. Uno dei terremoti storici più importanti ai confini della regione mediterranea è certamente è il terremoto di Lisbona del 1 novembre 1755, che uccise circa 60.000 persone. In quell'occasione non fece danni solo il sussulto della terra, ma anche il relativo maremoto, che travolse le coste portoghesi inondando i villaggi costieri.

In tempi remoti un terremoto di grado 8 (circa) si verificò al largo della Sicilia nel 1693 generando una grande onda di tsunami che distrusse numerose città lungo la Sicilia orientale. In questa zona su tutti domina tristemente l'evento di grado 7,2 Richter del 28 dicembre 1908, quando il terremoto colpì Messina e Reggio Calabria, con il più letale evento sismico europeo mai documentato. La combinazione del sisma con uno tsunami generato da una frana sottomarina uccise un numero imprecisato di persone, con valori che si attestano tra le 90.000 e le 120.000 vittime.

Cortesia foto: Underwood & Underwood, Pubblico dominio, wikipedia
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 Pubblicato da il 11/03/2021 - - ® Riproduzione vietata

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