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Fujiyama, pellegrinaggio sulla vetta pił alta del Giappone

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«Da quando il cielo fu separato dalla Terra, orgoglioso, nobile, divino, troneggia il Monte Fuji...», cantava un poeta dell'ottavo secolo. Il Fuji Yama, o semplicemente il Fuji, è il vulcano più famoso e la più alta montagna (3776 metri) del Giappone . La sua mole simmetrica, un cono perfetto, è insieme al Sol Levante l'emblema del paese. S'innalza nell'isola di Tokyo e con la sua cima innevata ispira da sempre i poeti e i pittori giapponesi.

Da Tokyo, che dista in linea d'aria un'ottantina di chilometri, si può vedere la sua vetta, magari a chiudere la prospettiva delimitata da una strada: una cima che ha un profilo quasi unico, perché somiglia ad un cono perfetto, tagliato al vertice con un segno orizzontale nettissimo. Quel segno è la ferita del cratere.

Un'antica poesia giapponese del VII secolo comincia così: "Fra le terre di Kai - e quelle di Soruga lambita dalle onde - sta la vetta del Fuji. - Gli alti cirri osano appena avvicinarsi, e mai - volano fin lassù gli uccelli ... vano è cercar parole, non vi è un nome - degno di lui. Che sia - un misterioso kami?". Un kami, cioè un dio, ma anche una leggenda, un mito, un simbolo, una speranza e un incubo, perché nella parola kami c'è un poco ditutto questo.

Il Fuji è anche il santuario dello Scintoismo, la religione imperniata sul culto della natura. Santuario di cosa? Della natura buona, placata.
L'ultima eruzione del Fuji risale al 17 dicembre 1707 e durò fino al 22 gennaio 1708. Tokyo, che si chiamava Edo, rimase sepolta sotto una coltre di cenere e lapilli. Da allora è inattivo, il gran monte sacro non ha più tremato, né dalla sua cima si è più innalzato il pennacchio di fumo: ora è come un gigante addormentato. E questo, nel Giappone dove, a sentire i geologi, la terra trema in continuazione per la presenza di 192 vulcani, è da considerarsi un miracolo degno dei più solenni ringraziamenti.

Ma la sua forma purissima, il fatto di essere la più alta montagna del Giappone, le collere terribili di cui era capace e la sua splendida "ambientazione" nel paesaggio lo hanno fatto diventare una specie di complessa divinità, e infine il simbolo stesso del Giappone.

Il grande vulcano, infatti, è meta di spettacolari pellegrinaggi. Vestiti con le tuniche bianche, simbolo di purezza, e muniti di bastoni intarsiati che li aiutano a sostenere il peso del corpo e dell'anima, oltre che a scalare il monte, gli scintoisti pernottano in appositi alloggi per raggiungere la cima al sorgere del sole, immagine vivente della prosperità. Poi gettano alcuni sassi nel cratere, che ha un diametro di 670 metri.
... Pagina 2/2 ... Lo spettacolo è particolarmente suggestivo durante la notte, perché ciascuno dei pellegrini porta una torcia accesa.

Alla base delle preghiere e dei pellegrinaggi c'è il timore che il Fuji torni a fiammeggiare. Il fuoco del Fuji è il tema ricorrente della lirica giapponese. «Dovrò io, come la superba cima del Fuji, bruciare per sempre con questo fuoco d'amore?», dice un innamorato all'amata «che di gel è cinta».

D'inverno il Fuji è coperto di neve fino alla pianura; ma la cima rimane innevata per quasi tutto l'anno, tranne per un breve periodo dell'estate, che in Giappone è particolarmente calda ed umida.
Una delle caratteristiche del Fuji Yama è quella di ammantarsi repentinamente di nubi o di nebbie e così di sparire in pochi attimi dietro una spessa coltre opaca. Il misticismo innato dei giapponesi ha attribuito questa facoltà a virtù divine e ne ha ricavato un ennesimo simbolo. In realtà si tratta di fenomeni meteorologici dovuti ad un particolare assommarsi di cause: la vicinanza dello sterminato oceano Pacifico, la "solitudine" della vetta (le altre montagne sono piuttosto lontane e molto più basse), l'umidità dell'atmosfera ed il respiro capriccioso dei venti, che provocano le frequenti "sparizioni" del vulcano, anche nei giorni più sereni ed apparentemente tranquilli.

Durante l'inverno il monte-dio assume anche un connotato di meta turistica classica: i giapponesi vi si recano a sciare sulle sue pendici o a pattinare sui laghi gelati che lo circondano.

Nota: fino ad un secolo fa alle donne era proibito salire sulle pendici di Fuji-san, fu la moglie di un ambasciatore inglese nel 1867, ad infrangere per prima il divieto.

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