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Tibet, viaggio sulle Montagne Sacre, il tetto del mondo

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Situato nel bel mezzo dell’Asia centrale, in una regione dalla definizione non univoca, il Tibet (Regione Autonoma del Tibet) è uno straordinario paese in grado di stregare i visitatori con i suoi scenari mozzafiato e con la sua antichissima cultura. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il Tibet non è uno stato così scomodo da visitare, ammesso che sia stato superato lo scoglio delle questioni burocratiche, particolarmente aspre negli ultimi tempi, e che ci si abitui a vivere in alta quota. L’altitudine media del paese è infatti di 4.900 metri, un valore inimmaginabile che ha fruttato al paese il soprannome di “Tetto del Mondo”. Oggi il Tibet è lontano parente di quello stato medievale ultraconservativo con il quale si era soliti immaginarlo, ma è ormai parte del processo di modernizzazione che ha interessato la Cina, tanto che persino i villaggi più piccoli sono dotati di un’ampia gamma di servizi, dalla connessione internet alla disponibilità di prodotti di consumo globale. La tradizione e le antiche usanze sono invece profondamente radicate nelle aree rurali, dove gli abitanti vivono ancora secondo i ritmi e le consuetudini medievali.

Nonostante siano scarse e frammentarie, le testimonianze sulla storia del Tibet risultano essere particolarmente interessanti. La nascita del Tibet come nazione avvenne nel 173 a.C., anno di nascita di Re Tho-tho-ri-Nyantsen, promotore di una religione di tipo sciamanico detta anche Bon. Nel corso dell’VIII secolo il buddismo divenne la religione di stato, grazie soprattutto alla predicazione di Padmasambhava, conosciuto anche come Guru Rinpoche, attualmente venerato in tutto il paese. Poco dopo l’anno Mille il Tibet venne inglobato nell’Impero mongolo, mentre tra il 1670 ed il 1750 il Tibet fu incorporato dalla Cina. Alla metà del Settecento risalgono anche le prime infiltrazioni occidentali nel paese, guidate prevalentemente da missioni britanniche. Dopo una breve parentesi di dominazione inglese, individuabile tra il 1904 ed il 1949, il Tibet entrò nella sfera di ingerenza della Cina comunista guidata da Mao Zedong che, l’1 ottobre 1949, invase il paese costringendo il Dalai Lama alla fuga. A testimonianza dell’irrisolutezza dei problemi politici e sociali tra i due paesi, nel 2008 si sono registrati momenti di tensione e rivolte tra gli esponenti delle due contrapposte fazioni.

Capitale, cuore e anima del Tibet, Lhasa, per due secoli residenza del Dalai Lama, è una città meravigliosa, avvolta dal mistero e ricca di attrattive. Avvicinandosi all’abitato, uno dei centri urbani più elevati del mondo, il primo edificio che si scorge a chilometri di distanza è il Potala, un’imponente fortezza bianca e ocra che preannuncia al pellegrino, ma anche al semplice turista, i fasti della città santa. Il vero fulcro spirituale della città è comunque il Jokhang, il monastero situato un paio di chilometri ad est della fortezza. Insieme al Barkhor, il circuito devozionale che lo circonda, questo tempio è in grado di incantare chiunque abbia la fortuna di visitarlo. Il vecchio quartiere tipicamente tibetano ricopre ormai solo una piccola zona di Lhasa, che è oggi prevalentemente una moderna città cinese. Malgrado questi cambiamenti, le attrattive culturali restano di primissimo piano, con i numerosi templi buddisti, come ad esempio il Monastero di Meru Nyingba o il Tengye Ling, che fanno da cornice ad una città dagli scorci paesaggistici straordinari.

Partendo da Lhasa si potranno compiere numerose escursioni. Se si è disposti a viaggiare di notte al ritorno, ci si può recare in giornata al Nam-tso, un incantevole lago che rappresenta una buona alternativa alle mete di carattere culturale e religioso. Con un paio di giorni in più a disposizione, si potrà rientrare passando per lo splendido e totalmente isolato Monastero di Reting, un luogo magico nel quale riposarsi e meditare. Se avrete ancora tempo, il consiglio è quello di inserire nel vostro giro anche il pittoresco Monastero di Drigung Til ed il Monastero femminile di Tidrum, entrambi ad est della capitale e visitabili direttamente partendo da Reting.

... Pagina 2/2 ...Per cercare di visitare la maggior parte dello stato nel minor tempo possibile, il consiglio è quello di partire da Lhasa immettendosi lungo la Friendship Highway, la principale infrastruttura del Tibet, che collega la capitale a Kathmandu, in Nepal. La prima tappa potrebbe essere Yamdrok-tso, il lago a forma di scorpione, per poi recarsi al Monastero di Samding, pregevole punto panoramico su sterminate vallate ricoperte di neve. A breve distanza dal santuario si trova il passo Karo-la, al di là del quale si trova Gyantse, una città splendida alla quale dedicare almeno un paio di giorni per apprezzare in tutta calma il kumbum, un chorten su più livelli contenente una serie di cappelle splendidamente decorate da dipinti murali, e le numerose località che la circondano. Ad un’ora e mezzo di auto sorge Shigatse, sede del maestoso Monastero di Tashilhunpo ed ideale punto di partenza per visitare il Monastero di Shalu, particolarmente interessante per gli appassionati di arte tibetana. Molti visitatori dedicano un giorno o due alla visita della vicina Sakya, una minuscola città monastica distante neanche 25 chilometri dal tracciato della Friendship Highway.

Se templi e monaci vi hanno stufato, una visita decisamente più popolare è quella al campo base dell’Everest che, con i suoi 8.850 metri di altezza, è la montagna più alta del pianeta. Il fascino magnetico esercitato dal “gigante” è solo in parte percepibile percorrendo la nuova strada asfaltata che conduce fino ai 5.150 metri del campo, reso realizzabile dalla presenza di sorgenti d’acqua e sede di svariate strutture permanenti e di una piccola base militare. Dopo aver ammirato l’Everest, si potrà pernottare nell’antica località di Tingri, da cui contemplare la vetta del Monte Cho Oyu, prima di percorrere l’ultimo tratto panoramico fino a Nyalam, Zhangmu ed al confine nepalese.

Al momento della pianificazione di un viaggio in Tibet non si potrà non prendere in considerazione il discorso climatico. La cosiddetta “Terra delle Nevi” è infatti più aspra e difficile da visitare in inverno, quando le nevicate e le temperature perennemente sotto lo zero comportano problematiche logistiche e negli spostamenti interni, mentre da il meglio di sé in primavera, all’inizio dell’estate ed alla fine dell’autunno, i periodi più indicati per partire. Da metà luglio a fine settembre, nonostante le temperature gradevoli, il clima è soggetto allo spirare dei monsoni, che comportano precipitazioni abbondanti su tutto lo stato.

Per quel che riguarda i trasporti, il Tibet non è certo la località più facile da raggiungere al mondo, ma quel minimo di problematiche legate al viaggio conferisce al paese ulteriore fascino. Purtroppo non esistono voli diretti per il Tibet, per i quale è necessario fare scalo a Kathmandu, Chengdu, Beijing o Hong Kong, da dove partono quotidianamente voli per il Lhasa Gonggar Airport. La rete dei trasporti interni è scarsamente sviluppata e, con l’eccezione della già citata Friendship Highway e della Qinghai-Tibet Highway, la maggior parte delle strade versa in cattive condizioni. Per spostarsi all’interno del paese molti turisti scelgono di noleggiare un mezzo proprio, così da avere una maggiore autonomia, mentre altri decidono di cimentarsi con l’intermittente servizio offerto da autobus e minibus.
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