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Kathmandu: cosa vedere e cosa sapere della Capitale del Nepal

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Kathmandu è fatta della stessa sostanza delle città immaginarie, complicata, ricca, favolosa. La notizia della sua esistenza al 27 grado di latitudine e all’85 grado di longitudine ha viaggiato nel tempo e nello spazio mutando forma e contenuto, raccontando di volta in volta una città diversa. Di lei hanno parlato mercanti, esploratori, viaggiatori. Luogo sacro, capitale del Nepal, meta prediletta della cultura hippy, metropoli, Kathmandu è un disordinato agglomerato urbano chiuso all’interno di una delle valli più remote del pianeta.

Le sue strade senza nome sono viottoli trafficati da uno stuolo di ciclisti che sferragliano fra ciottoli e pozzanghere che non si asciugano mai. Agli incroci, sparsi un po’ ovunque, sorgono numerosi templi induisti, preludio al centro storico di Kathmandu dove sono concentrati il maggior numero di edifici religiosi del pianeta. Qui, al cospetto dei templi ammassati gli uni su gli altri l’atmosfera si fa ancora più rarefatta, il sole più chiaro, e si comprende la leggenda in cui Kathamndu vive.

Si narra che Kantipur, uno degli antichi nomi di Kathmandu, fu fondata da Gunakamadeva alla confluenza dei fiumi Bagamati e Vishnumati intorno al X secolo d.C. Ma di quel periodo non rimane praticamente nulla, se non un antico documento in cui si parla dell’esistenza di un edificio in legno, il Kastha Mandap, che più tardi darà il nome alla città. L’aspetto attuale della città vecchia risale al periodo della dinastia Malla tra il XVI e il XVII secolo. Dell’antico passato di questa città non si sa niente, se non quello che riportano voci remote e leggende favolose.

Raggiungere il Nepal è un viaggio lungo e difficoltoso, una vera avventura. I voli diretti che collegano il paese agli altri continenti sono davvero pochi; spesso è necessario fare più scali e cambiare diversi aerei. Per raggiungere Katmandu in aereo è necessario fare tappa all’aeroporto di Delhi, dove ha base la Royal Nepal Airlines. I voli della compagnia nepalese in genere sono molto costosi e subiscono forti ritardi a causa delle condizioni atmosferiche, ma una volta raggiunto il Tribhuvan International Airport (TIA) è fatta: unico aeroporto internazionale del paese, il TIA dista circa sei chilometri dalla capitale percorribili con un servizio di autobus oppure in taxi.

Alcuni preferiscono raggiungere Katmandu via terra dall’India. I principali valichi di frontiera sono: Sunauli/Bhairawa, Birkanj/Raxaul Bazaar e Kakarbhitta/Siliguri. Il primo lo si attraversa arrivando da Varanasi (Benares), il secondo da Calcutta, mentre il terzo è il più indicato se si viene da Darjeeling. Il mezzo più comodo ed economico per affrontare un viaggio di questo tipo è l’autobus.

Le condizioni climatiche del Nepal sono fortemente influenzate dal ciclo dei monsoni. Il periodo invernale dura poco e non è particolarmente freddo. La neve arriva a ricoprire solo le cime più alte intorno alla città, mentre nelle valli le giornate sono per lo più miti e soleggiate. Il periodo primaverile è dominato dall’attesa della pioggia che caratterizzerà la stagione dei monsoni. Tipica di questa stagione è la costante siccità che contrasta con tassi di umidità piuttosto elevati.

Nella valle di Katmandu il monsone non arriva mai all’improvviso. Le piogge accompagnate dall’aumento delle temperature si intensificano in modo graduale fino a durare intere giornate. A cieli bassi e pesanti si alternano piogge torrenziali che gonfiano i ruscelli e creano nuovi corsi d’acqua. Il termine del periodo monsonico segna l’inizio della stagione migliore, caratterizzata da limpide giornate luminose e notti fresche. Questo è certamente il momento migliore per visitare Katmandu, ma nel caso decidiate di andare durante i monsoni non dimenticate di mettere in valigia un ombrello.

Prendendo per New road, superato il grande arco Malla, il famoso albero pipal e la statua di Juddha Shumshere Rana disperatamente pianta in mezzo al traffico, compaiono sulla sinistra le due grandi torri di Lalitpur e Basantapur del Palazzo reale: è Dubar square il centro monumentale di Katmandu.

Il primo edificio che si incontra è il Palazzo della Kumari. Costruito durante il XVIII sec. in stile bahal-buddista, presenta pregevoli intagli nel legno dei pilastri, delle cornici delle finestre e delle travi. La facciata è ricoperta di calce bianca sulla quale si aprono finestre coperte da una grata che nasconde le stanze del palazzo agli occhi dei passanti. Al suo interno, in un tempio interamente affrescato, risiede la Kumari, la giovane vergine scelta fra le buddiste del clan Sakya per essere venerata come una dea. La giovane è considerata una delle otto dee Matrika che rappresentano i principi femminili di conoscenza e potenza creatrice, ma è anche l’incarnazione di Durga, la moglie di Shiva. Avvolta in questa duplice aurea la Kumari viene incoronata all’età di cinque anni e rimane in carica finché, a causa di una ferita o di un qualsiasi altro motivo, si verifica una perdita di sangue dal suo corpo. Quella della Kumari, protettrice della nazione, è una reclusione, rimane chiusa all’interno del palazzo per la maggior parte della sua carica e le è consentito uscire solo in occasione di particolari feste rituali.
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Proseguendo verso ovest verso il centro di Maru Tole, una vasta area un tempo frequentata da asceti e mercanti, oggi dedicata al mercato ortofrutticolo, si raggiunge il Kastha Mandap. Secondo la leggenda, l’edificio, uno dei più importati della storia nepalese, è stato costruito con il legno di un solo albero celeste. E in effetti la sua struttura aperta è sostenuta da una serie di robuste colonne in legno che formano un sontuoso padiglione quadrato.

Attorno a questo edificio sorgono diversi templi e pagode. Sempre su Maru Tole si trova il tempio a tre piani di Dhansa dedicato a Visnhu e costruito nel 1673 in piena epoca Malla. Addossati a uno dei quattro lati della piazza si trovano il Tempio di bronzo dorato di Ashoka Vinayak e il più modesto tempio di Durga che contiene la statua di Mahishamardini. Ma l’attenzione sarà inevitabilmente attratta dalla pagoda di Bhimsen (o Maju Dega). Edificata durante il XVII dalla madre di Bhupatindra Malla, la pagoda s’innalza imponente da una base di gradoni da cui è possibile contemplare la città nella sua interezza. Alle finestre del piccolo tempio a tre tetti di Narayan, oltre l’immensa pagoda Maju Dega, sono affacciate le statue di Shiva e di Parvati che protendendosi verso passaggio della folla si stringono in un singolare abbraccio. La parte inferiore del tempio è decorata da cinque torana, mentre quella superore è interamente in legno e riprende la fisionomia a loggiato delle case newar. Poche decine di metri più avanti, prima di raggiungere il Palazzo reale, infine si sbuca sulla piazza di Hanuman Dhoka dove protetto da una grata si trova la statua dorata del Bhairav Bianco (Seto Bhairav), collocata dal Bahadur Shah per proteggere il palazzo dagli spiriti malefici.

Lo strano portale bianco sormontato da un gruppo di figure naives che si scorge appena superata la statua Seto Bhairav è l’ingresso del Palazzo reale. La reggia, costruita durante il XIV secolo e rimaneggiata nel XVIII, è oggi un edificio molto complesso che si sviluppa attorno a dieci cortili interni. L’ingresso si apre sul cortile del Danzatore, così chiamato per la presenza della statua di Shiva danzante, mentre al centro si trova la piattaforma sulla quale sono incoronati i sovrani nepalesi. L’anagolo nord-est del complesso reale è occupato dalla pagoda a cinque tetti circolari di Panchmukhi Hanuman (la scimmia dai cinque volti), mentre sul lato sud s’innalzano i cinque piani della torre di Basantapur, la più alta delle quattro che compongono il Basantapur Chowk. Ognuna delle torri è stata costruita in uno stile diverso secondo la maestria degli artigiani che le hanno costruite. Tra le sale del palazzo aperte al pubblico ci sono la sala del trono-letto, in passato dedicata alle udienze reali e le stanze in cui si trova il museo di numismatica e l’esposizione degli oggetti di Tribhuwan.

Su Hanuman Dhoka sorgono quattro delle più belle pagode di Katmandu. Quella di Jagannath oltre a essere la più alta delle quattro deve la sua fama ai motivi erotici che sono intagliati nel legno dei montanti del tetto. Le piccole Krishna Gopinath e Mahadev invece sono considerate il luogo più indicato per farsi leggere la mano: ciò che viene sussurrato sui loro gradini infatti avrebbe il potere di avverarsi. L’ultima pagoda, quella di Taleju fu costruita nel 1576 da Mahendra Malla e si innalza maestosa sopra la città per otto piani. Le cornici intagliate delle porte, i timpani di metallo sbalzato, la serie di figure scolpite sui pilastri che sostengono i tetti dorati, le campanelle che decorano le gronde e il gajur ne fanno uno degli edifici più impressionanti di Katmandu.

Lasciando il centro monumentale della città ci si inoltra nella parte vecchia che si estende lungo la trasversale che da Hanuman Dhoka porta a Rani Pokhhari. Lungo il tragitto, nelle piazze che si aprono fra gli edifici, si incontrano ancora templi, pagode e statue sacre, ma l’atmosfera solenne è sostituita dallo spirito popolare della città. Circondati dalla folla, nascosti dalle bancarelle del mercato, coperti da miriadi di tappeti i monumenti sembrano scomparire per lasciar posto a una contemporaneità chiassosa e disordinata. Nella città vecchia è possibile assistere a una serie di gesti quotidiani che rimandano alla tradizioni di un popolo che prima ancora di essere un fenomeno folcloristico rappresentano un’indimenticabile esperienza umana.

Gli eventi più importanti di Katmandu sono strettamente legati alle festività religiose, occasioni in cui la popolazione della città, e in particolare i monaci, si dedicano a rituali religiosi e sociali. Ogni periodo dell’anno possiede dei momenti sacri, la cui cadenza va di pari passo con l’avvicendarsi delle stagioni e dei moti astrali.

Fra le festività invernali la più interessante è quella di Holi che si svolge nei mesi di febbraio e marzo e dura otto giorni. La festa celebra la vittoria di un discepolo di Krishna sulla demone Holika. In questa occasione giovani e vecchi si lanciano secchi d’acqua e polvere colorata, in una battaglia che non risparmia edifici e monumenti. La festa termina la notte di luna piena, quando viene innalzato un palo di bambù che sarà portato in processione e bruciato nell’area delle esercitazioni di Thundikhel per onorare la morte della demone fra le fiamme. Fra le feste primaverili la più antica è quella di Seto Manchendranath Rath Jatra che si svolge nei mesi di marzo e aprile e dura quattro gironi. Questo festival consiste in una serie di processioni di carri che trasportano la statua del Moanchendranath bianco e la Kumari fino al tempio di Taleju, dove saranno svolti i riti prescritti dalla cerimonia. Secondo la tradizione la festa risale al secondo fondatore di Kantipur.

La festa più sentita dal popolo nepalese durante il periodo monsonico è Gai Jatra. Ha luogo in agosto e dura una settimana. Le cerimonie che si svolgono in questo periodo rendono omaggio a Yama, dio della morte: tutte le famiglie che durante l’anno hanno subito un lutto fanno sfilare una vacca bardata di giallo all’interno di un corteo che comprende numerose maschere di fantasmi, animali, donne e di mini che improvvisano scenette satiriche su aspetti attuali del paese. La festa più importante di tutto il Nepal infine è il Dasain, il grande festival del raccolto che si svolge durante il periodo autunnale nei mesi di settembre e ottobre. La celebrazione dura dieci giorni in cui la città è travolta da un susseguirsi di danze mascherate, cortei e rituali tantrici che non si fermano nemmeno di notte. Fonte foto, cortesia Wikipedia: Tempio di Pashupatinath, Tempio di Bodnath
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