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Le foto di cosa vedere e visitare a Gyantse

Gyantse, Tibet: la cittą, il Kumbum e il Monastero Palkhor Chode

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Nella travagliata storia del Tibet, in particolare quella degli ultimi decenni, dove l'intervento cinese si è fatto sempre maggiore e via via più opprimente, la cittadina di Gyantse si distingue dalle altre per una relativamente scarsa presenza cinese.
Nonostante gli appena 20000 abitanti (60000 se si considerano anche i villaggi limitrofi), si presenta come una delle città più importanti del Tibet, assieme a Lhasa, Shigatse e Chamdo. Gyantse sorge su una pianura – o meglio, un altipiano – a quasi 4000 metri di quota nella valle di Nyang-Chu, in una posizione storicamente strategica sulla rotta commerciale tra la Valle del Chumbi, dove si trova la città di Yatung, e la regione dello Sikkim, in India. Probabilmente per questa ragione, e forse anche per la sua posizione geografica “estrema”, Gyantse ha tutto il sapore della città di frontiera, nella quale i cavalli e gli yak girano pacifici lungo la strada.

L'origine della cittadina è molto antica, tanto è vero che si attribuisce la prima fortezza della località a Pelkhor-tsen, figlio del re Langdharma, vissuto nel IX secolo.
Furono però i secoli successivi a portare Gyantse alla ribalta, quando vennero costruiti i primi templi e divenne una roccaforte della scuola Sakya. Il traffico di legno e lana tra il Tibet, l'India ed il Bhutan permise alla città di mantenersi ricca nonostante un declino iniziato nel XV secolo, ed è soltanto a principio del Novecento che è tornata a fare parlare di sé quando nel 1904 subì l'attacco delle forze britanniche durante l'invasione indiana. La strenua resistenza dei tibetani all'interno della fortezza gli valse il titolo di Città Eroica, ma con il conseguente al Trattato di Lhasa divenne una guarnigione militare britannica, rimanendo tale per tutta la prima metà del XX secolo.

Gli anni Cinquanta sono stati particolarmente turbolenti per Gyantse: il 16 agosto del 1954 è stata distrutta da una terribile inondazione causata dal fiume Tsangpo, mentre nel 1959, a seguito della rivolta tibetana, la repressione cinese costrinse le industrie a chiudere e molti dei suoi abitanti a rifugiarsi altrove; chi non riuscì a fuggire, fu imprigionato e messo nei campi di lavoro forzato, mentre molti monaci furono imprigionati nei monasteri.
La Rivoluzione Culturale cinese fu anche la principale responsabile dei saccheggi e delle devastazioni alla fortezza e ai templi durante gli anni Sessanta, che oggi sono stati in parte recuperati e resi visitabili al pubblico.
I viaggiatori che giungono a Gyantse trovano ad attenderli, oltre ad una popolazione accogliente e ad un paesaggio suggestivo, alcuni tra i più bei capolavori che l'uomo abbia creato: stiamo parlando ad esempio del Monastero Palkhor Chode, struttura unica nel su genere in quanto ospita i rappresentanti dei tre diversi ordini del buddismo in Tibet. Come risultato di questa fusione, lo stile architettonico e gli ornamenti risultano davvero particolari.
La sua costruzione avvenne al principio del XV secolo, e fu fin da allora il luogo di vita e di preghiera di oltre mille monaci; qui si trova anche la Sala delle Assemblee del monastero una struttura a tre piani dove si trova una statua di otto metri in bronzo del Buddha Maitreya del peso di 1,4 tonnellate.
Al secondo piano del monastero si trovano le cappelle degli "Bodhisattva Manjushri" e degli "Arhat", della dinastia Ming, mentre all'ultimo piano sono conservati, oltre ad oggetti sacri, anche quindici murales mandala.
Nel complesso del Monastero si erge anche una torre, conosciuta con il nome di Torre dei diecimila Buddha; qui sono ospitate quasi 100 sale familiari per l'adorazione del Buddha, disposte una sopra l'altra, e al suo interno presenta diecimila figure di Buddha divise tra i santuari, i murales e le sale di famiglia.
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Una delle strutture più famose del monastero è il Kumbum, una stupa di 35 metri d'altezza (il più grande chörten del Tibet) capace di ospitare 108 cappelle e migliaia di rappresentazioni del Buddha, alcune delle quali originali del XV secolo. La sua particolare forma conica con terrazzamento esterno disposto su nove piani e base ottagonale lo rende uno degli edifici più caratteristici del mondo.
I murales al suo interno si susseguono nelle sale accompagnando l'intero percorso spirituale dei devoti; qui sono rappresentati Buddha, Bodhisattva, Arhatt ed altri discepoli e adepti dei diversi ordini del buddismo tibetano.
In passato il monastero fu anche un importante centro della scuola Sakya ed è ancora considerato uno dei luoghi più sacri del Tibet.

L'altro grande punto d'interesse storico e culturale di Gyantse è il Forte, in lingua locale conosciuto con il nome di Dzong, già luogo della celebre resistenza dei monaci contro gli invasori britannici nel 1904. Nonostante il paradossale tentativo del governo di Pechino di far passare l'eroica resistenza dei monaci tibetani come esempio e caparbietà del popolo cinese (all'epoca, tra le altre cose, la Cina non esercitava ancora la propria sovranità sul Tibet), e tralasciando le efferatezze che ancora oggi i buddhisti tibetani devono subire per mano del governo centrale, la rocca che domina la valle dall'alto dello sperone roccioso rimane un simbolo di orgoglio e tenacia. L'attacco dei soldati gurka ad inizio secolo e quello dinamitardo per mano cinese in piena Rivoluzione Culturale, oltre cinquant'anni più tardi, hanno danneggiato irrimediabilmente la struttura, costruita tra il XIII ed il XIV secolo nel luogo dove sorgeva una precedente fortezza a cui abbiamo accennato nell'introduzione.
All'interno del Dzong ci sono oggi manichini che dovrebbero ricreare la vita di un tempo nel forte e alcuni testi esplicativi che racconta gli avvenimenti del 1904; se da un lato la visita può non essere all'altezza delle aspettative, è altrettanto vero che l'ambientazione e la vista sulla valle e la città sottostante è davvero impagabile. La salita alla fortezza si compie a piedi, generalmente sotto il Sole e, complice l'altitudine, comporta un discreto sforzo fisico.

Gyantse può essere visitata in qualunque periodo dell'anno, ma la stagione di punta è quella estiva, quando cresce il numero di turisti provenienti da ogni angolo del mondo. In città è possibile pernottare grazie ad una buona gamma di hotel e ristoranti che sono sorti negli ultimi anni.
Ricordiamo infine che Gyantse si trova circa 260 km a sud-ovest di Lhasa, lungo la cosiddetta Autostrada dell'Amicizia (Friendship highway) che collega il capoluogo tibetano a Kathmandu, in Nepal.

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