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Lhasa, visitare la Capitale della Regione Autonoma del Tibet

Lhasa, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Lhasa, in tibetano “trono di Dio", è l’incantevole capitale della Regione Autonoma del Tibet. La città, che conta all’incirca 129.500 abitanti, sorge nel cuore della valle del Kyi Chu, all’incredibile quota di 3.650 metri. Punto di riferimento per buddisti e non, Lhasa è visitata ogni anno da svariate migliaia di turisti, ammirati dalla bellezza dei monasteri e degli scorci paesaggistici, ma anche dall’atmosfera magica che si respira passeggiando per le vie del centro. Buona parte degli abitanti del Tibet è soggetta ad una vera e propria venerazione nei confronti della capitale, dimora fino al 1959 della massima espressione vivente del buddismo: il Dalai Lama.

Lhasa divenne un importante centro amministrativo nel corso del VII secolo, quando Songtsen Gampo, sovrano della Valle dello Yarlung, proseguì nell’impresa di unificazione del Tibet avviata dal padre. Il re trasferì nella città la capitale e fece costruire un palazzo sul sito in cui oggi sorge il Potala. In seguito al crollo della monarchia Yarlung, che governò per 250 anni, il buddismo conobbe una graduale rinascita in vari centri monastici al di fuori di Lhasa e la sede del governo fu spostata dapprima a Sakya, poi a Nedong ed infine a Shigatse. Privata del suo status di capitale, Lhasa languì ai margini della storia tibetana fino a quando il quinto Dalai Lama, verso la metà del XVII secolo, con l’appoggio mongolo, sconfisse i re di Shigatse. Fu lo stesso Dalai Lama a riportare la capitale a Lhasa, dove venne costruita la propria dimora, il Potala, sulle rovine del palazzo di Songtsen Gampo. La città è dunque capitale del Tibet dal 1642 ed è a questa seconda fase del suo sviluppo che risalgono quasi tutti i monumenti ed i siti storici che la contraddistinguono.

L’area urbana di Lhasa si è ingrandita in modo notevole nel corso degli ultimi due decenni. La capitale è nettamente suddivisa in due parti: occidentale (cinese) e orientale (tibetana), con la linea di demarcazione rappresentata dal Potala, che sorge in una “terra di nessuno” tra le due aree. L’estremità orientale è la parte più pittoresca della città e dispone di sistemazioni economiche frequentate soprattutto dai viaggiatori indipendenti. La principale arteria della città, che si snoda lungo l’asse est-ovest, si chiama Beijing Zhonglu (Dekyi Nub Lam) e prende il nome di Beijing Donglu (Dekyi Shar Lam) nella zona orientale. Il Jokhang e Barkhor Square si trovano a metà strada tra Beijing Donglu e Jiangsu Lu e sono collegati a queste due vie principali dai tortuosi vicoli del quartiere tibetano, un misterioso dedalo di stradine fiancheggiate dalle facciate imbiancate delle case tradizionali.

La maggior parte dei turisti decide di cominciare la visita alla città con la passeggiata nel Barkhor, il kora, ovvero “circuito di pellegrinaggio”, più interessante di Lhasa. Questo quadrilatero di strade che circondano il Jokhang ed alcuni degli edifici adiacenti individua una zona senza eguali al mondo, un’area che ha resistito ad ogni tentativo di infiltrazione da parte del mondo moderno. Seguendo il flusso di pellegrini tra bancarelle colme di santini e icone, cappelli in feltro e frullatori elettrici si incontrerà il Mani Lhakhang, una piccola cappella che ospita un’enorme ruota di preghiera quasi sempre in movimento. A breve distanza ci si imbatterà anche nel Jampa Lhakhang, anche detto Jamkhang o Tempio dell’Acqua Santa, e nel Monastero di Meru Nyingba, mentre sul lato occidentale del cortile che si aprirà qualche centinaio di metri più avanti si staglia la piccola sagoma della Gongkar Chode, una cappella appartenente alla scuola sakyapa. L’edificio più conosciuto e di maggior fascino è però il Jokhang, Tsuglhakhang in tibetano. La visita a questo monastero, pervaso dall’odore intenso del burro di yak, animato dal mormorio sommesso dei fedeli che recitano i mantra e sempre pieno zeppo di pellegrini, è una delle esperienze più autentiche che si possano vivere in tutto il Tibet.

Un’altra delle principali meraviglie architettoniche di Lhasa è il Potala, una maestosa struttura paragonabile ad una fortezza nella quale risedettero ben dieci Dalai Lama. L’edificio, profondamente diverso dal Jokhang, incute una sorta di timore reverenziale. La mancanza di vita e la tranquillità che avvolge il luogo ricordano ai visitatori l’esilio del Dalai Lama, costretto a trasferire altrove il proprio governo. Tornando in ambito prettamente religioso, sono moltissimi i monasteri, anche meno conosciuti, che costellano il centro di Lhasa. Tra questi ricordiamo: lo Tsome Ling, uno dei quattro templi ling (reali) della città; il Tengye Ling, il tempio della setta Nyingmap dedicato a Tseumar, raffigurato con il classico volto rosso; lo Shide Tratsang, quasi interamente in rovina; il Rigsum Lhakhang, una piccola cappella seminascosta in un cortiletto a sud-ovest di Barkhor Square; ed il Pode Kangtsang che, a differenza dei precedenti, è situato in posizione piuttosto remota a sud della città vecchia. Molto suggestive sono le preghiere ed i dibattiti tra i monaci presso i santuari di Sera e Drepung, mentre è necessaria una gita di almeno un giorno per raggiungere il Monastero di Ganden, situato 50 chilometri a nord-est della capitale.

A causa dell’altitudine, il clima è particolarmente rigido in inverno, mentre risulta gradevole in estate. In gennaio le temperature sono costantemente al di sotto dello zero, con minime notturne che possono arrivare anche a -20. In luglio, invece, i valori si alzano sensibilmente, con massime pomeridiane abbondantemente al di sopra dei 20 gradi. L’unico inconveniente per chi decide di visitare Lhasa ed il Tibet in estate sono le precipitazioni, particolarmente intense tra giugno e settembre, mentre in inverno i fenomeni sono ben più rari e generalmente si manifestano sotto forma di nevicate.

A Lhasa si trova l’aeroporto più importante di tutto il Tibet: il Lhasa Gonggar Airport. L’aeroporto è servito da voli quotidiani da/per Kathmandu, Chengdu, Beijing o Hong Kong, ovvero le località presso le quali è necessario fare scalo prima di atterrare in Tibet. I trasporti urbani constano di autobus e minibus, anche se è molto più stimolante visitare la città a piedi. Un’esperienza da provare è salire su uno dei variopinti risciò a pedali che girano per tutto il centro.
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