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Poggio Mirteto (Lazio): cosa vedere nel comune della Sabina

Poggio Mirteto, guida alla visita: cosa fare e cosa vedere tra le sue attrazioni. Poggio Mirteto dove si trova? Cosa visitare nei dintorni, come arrivare e il meteo.

Fin dal conoscere la sua estasiante posizione geografica si scopre uno dei tanti motivi per i quali Poggio Mirteto è tanto apprezzato dal punto di vista turistico. Questo paese onesto e soverchiante sorge nella Valle del Tevere, sulla sommità di un fiero colle che spunta in quella Bassa Sabina culla di storie, origini e civiltà.

Rientrante nella provincia di Rieti, l’abitato osserva Roma da una distanza non superiore ai 50 km, immergendosi in un territorio splendido poiché contraddistinto da una verde campagna ricca di mirto, le cui fioriture bianche accendono precocemente un trascinante desiderio di primavera accompagnando il distendersi sinuoso di ulivi profumati.

Storia

La valle ha propiziato in tempi antichi l’incontro fra Sabini e Romani, felice intreccio di popoli che ha presagito aneliti di sviluppo, semi che hanno solo successivamente portato civici frutti. Difatti Poggio Mirteto nacque ben dopo, nel corso della prima metà del Duecento, e si può allora considerare figlio del Medioevo nonché risultato dell’unione di diversi castelli in cerca di un efficace sistema di difesa.

Fu l’Abbazia di Farfa a detenerne la proprietà fino agli albori del Cinquecento, quando si fecero avanti i Farnese e di seguito molte altre famiglie feudatarie. Legato per un certo periodo allo Stato Pontificio, il borgo fiorì economicamente e culturalmente a partire da inizio Ottocento, secolo che lo vede insignito del prestigioso titolo di "Città" da parte di papa Gregorio XVI. L’annessione al Regno d’Italia avvenne nel 1861.

Alla luce di un agile percorso storico, Poggio Mirteto oggi è un luogo ambito e gettonato per la pace e l’armonia tangibili in una complessiva atmosfera fiabesca, in cui a incidere più di tutto è indubbiamente il contatto con una natura prosperosa. Descrivere il nucleo urbano, almeno per una volta, appare secondario rispetto a tutto quell’apparato di manifestazioni popolari in grado da sole di dare una misura specifica del reale valore del paese sabino, gioiello di folklore che avvampa l’entusiasmo dal più piccolo avvenimento alla più partecipata manifestazione.

Eventi, sagre e manifestazioni

Il calendario si fa fitto a cominciare dalla Sagra della Bruschetta, appuntamento creato ad hoc per offrire l’occasione tanto agli autoctoni quanto ai forestieri di degustare il celeberrimo olio d’oliva sabino, oro verde del Lazio da secoli. Evento trainante, il Carnevalone Liberato corrisponde al ritratto della vera festa che riporta alla memoria i fatti realmente accaduti nel 1861, ovverosia le rivolte scatenate in quell’anno al fine di permettere alla popolazione di affrancarsi dal giogo pontificio. Fanno parte della tradizione anche la Sagra della Padellaccia, la Fiera dell’Artigianato e la Festa della Sacra Famiglia.

Cosa vedere a Poggio Mirteto

Lo sfondo di tutti gli avvenimenti si traduce in uno spettacolo assicurato di monumenti e testimonianze del passato incastonati in una cittadina di caleidoscopico fascino. Sommamente fastosa si presenta la superba Cattedrale di Santa Maria Assunta, eretta fra il 1641 e il 1725, un’opera veramente grandiosa in termini architettonici che affaccia sull’ampia Piazza Martiri della Libertà. La sua estetica s’impernia su una facciata in cotto meravigliosa e introduce alla ricchezza dell’aula interna divisa in tre navate costellate di affreschi, tele e statue. Fra i numerosi corredi decorativi in marmo rosso di Cottanello si dispongono raffigurazioni sacre come la Madonna in trono con Bambino, il Transito di San Giuseppe e il Battesimo di Cristo. Eclatante il quadro che rappresenta la Madonna Assunta in cielo, dipinto di Giovanni Baglione.

Lasciata la piazza, pochi passi e si raggiunge la trecentesca Chiesa di San Paolo, che concentra tutto il proprio censo artistico nel vano absidale, in controfacciata e nella terza campata sulla sinistra. Si esaltano così la Conversione di San Paolo e l’Incoronazione di Maria realizzata nel 1521 da Lorenzo Torresani. La struttura si affianca a un campanile a due livelli di bifore. L’edificio vanta la disponibilità di un bel parco che ravviva in qualche modo la sobrietà alla quale il complesso sembra rimanere sempre fedele. Coevo alla chiesa il Convento di San Valentino, mentre il Santuario della Madonna della Misericordia è del ‘700. Alla fine di quest’ultimo secolo si ascrive la costruzione della baroccheggiante Chiesa di San Rocco, sopraelevata per via della scalinata d’accesso.

Esaurito il patrimonio ecclesiale, da una virtuale finestra si entra nell’architettura civile inaugurata - lungo un possibile itinerario contestuale - da Porta Farnese, ottemperante allo stile rinascimentale ma con chiari inserti barocchi che ne impreziosiscono la postura. Oltrepassato l’ingresso si accede al nucleo medievale, dove lo stagliarsi regale della Torre dell’Orologio offre un colpo d’occhio immediato sugli antichi scenari del cuore cittadino. La torre è cinquecentesca ma custodisce nella cella sommitale un concerto di campane di fine Duecento, in origine appartenenti alla Chiesa di San Paolo.

Esattamente sulla destra esce dall’ombra la Chiesa di San Giovanni Decollato, seicentesco prodigio progettato dall’architetto Angelo Savi. La sua cupezza riflette la funzione che ricopriva, ovvero ospitare i funerali dei condannati a morte. Passando ossequiosi accanto all’imponente Palazzo Episcopale si arriva all’ex Chiesa della Santissima Trinità di stampo quattrocentesco, oggi ribattezzata Sala Farnese. Vicoli, archi e minute piazze sono quanto si incontra lungo il cammino che conduce alla Porta di Sotto, dalla quale è consentito il privilegio di ammirare un vasto panorama includente l’impetuoso Monte Soratte e la sconfinata Valle del Tevere.

Tornando sui propri passi, vale la pena spostarsi fino alla Piazza della Vetreria, al centro della quale svetta una Ciminiera, unica sopravvissuta dell’ottocentesca Vetreria. Tutt’intorno bar, ristoranti e vinerie occupano locali che al tempo facevano parte del polo industriale, oggi sapientemente restaurati e riqualificati opportunamente. Poco fuori dal centro storico, nella zona più periferica di Poggio Mirteto sorgono i resti di due ville d’epoca romana, specificamente collocati in frazione San Valentino. Una è attribuita a Marco Terenzio Vallone, l’altra era annessa ai Bagni di Lucilla, da cui proviene il mosaico ritraente Diana Efesina, ora conservato nei Musei Vaticani.

Visitabile tutto l’anno il Museo Arti e Mestieri concepito da due cittadini, i signori Guardiati e Vulpiani, che volevano fosse disponibile al pubblico una fornita esposizione di oggetti della quotidianità insieme a specifici strumenti di lavoro, tutti ancora perfettamente funzionanti.

I dintorni

Infine è da segnalare la possibilità di sposare il Turismo green percorrendo a piedi, in bicicletta o a cavallo i leggiadri sentieri della Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, prima area protetta del Lazio, istituita nel 1979 su un territorio complessivo di 700 ettari presso Poggio Mirteto Scalo. Nelle piazzole ristoro è permesso bivaccare utilizzando i tavoli in legno e i barbecue per grigliate in compagnia e ritrovi fra amici.

Come arrivare a Poggio Mirteto

Con l’ausilio dell’Autostrada A1, dirigersi verso Roma, uscire a Ponzano Romano/Soratte, superare l’abitato di Forano, immettersi sulla SS 313 e proseguire fino a destinazione; la stazione ferroviaria è ubicata a Poggio Mirteto Scalo; l’aeroporto di Roma Ciampino dista ca. 68 km ed è dunque il più vicino alla località.

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