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Le foto di cosa vedere e visitare a San Leo

San Leo e la Fortezza di Montefeltro prigione di Cagliostro

Chi viaggia sull’Autostrada A14 da Bologna ad Ancona vedrà stagliarsi sulla destra, più o meno a metà del percorso, le sagome impettite di due città fortificate, abbarbicate alla sommità di due monti. La più grande e conosciuta è San Marino, ma anche la più timida delle due merita uno sguardo ammirato: è San Leo, uno de I Borghi più Belli d'Italia, in provincia di Rimini, popolato da circa 3 mila abitanti e ricordato in un detto popolare romagnolo che recita “Un sol pèpa, un sol Dé, un sol fort d'San Lé”, ovvero “Un solo papa, un solo Dio, un solo forte di San Leo”. Così la tradizione popolare ama citare questa fortezza più che millenaria protesa nel vuoto al culmine di una parete a picco di 639 metri.

Sul confine fra Marche e Romagna, il borgo medievale, Bandiera Arancione del Touring Club, domina la Valmarecchia da tempi lontani, quando rubò il nome a San Leone di Dalmazia. Arrivato qui insieme a San Marino dalle coste dalmate, secondo la tradizione il santo avrebbe evangelizzato la zona e ne sarebbe diventato il primo vescovo. L’origine della cattedrale di San Leo spiega invece il nome con cui viene indicato l’intero territorio: qui, a quanto pare, c’era un tempio dedicato a Giove Feretrio, da cui il toponimo “Mons Feretri”, ovvero Montefeltro "nido di sangue e di tiranni".

Quello che oggi affascina i visitatori per imponenza e eleganza scenografica era, in epoca medievale, una roccaforte strategica dal punto di vista militare. Proprio a partire dall’anno Mille San Leo (Civitas Invicta Sancti Leonis) conobbe un periodo di grande splendore, quando la famiglia dei Montefeltro scelse il villaggio come sede della casata, e il passaggio di San Francesco e di Dante (che la cità poi nella Divina Commedia, nel IV Canto del Purgatorio), rispettivamente all’inizio del Duecento e del Trecento, lasciò alla storia locale importanti capitoli culturali, religiosi ed artistici. Anche Niccolò Macchiavelli nella sua Opere. Conteso nel corso dei secoli tra i Medici, i Della Rovere e lo Stato Pontificio, il borgo è un concentrato di testimonianze storiche appassionanti e costituisce, insieme alla fortezza di Cagliostro, una delle mete più belle della regione.

La fondazione della fortezza risale al periodo delle guerre tra i Bizantini e i Goti, intorno al VI secolo, e a Carlomagno che la donò allo Stato Pontificio. Fu poi rifugio del re d'Italia Berengario II che però capitolò dopo due anni di assedio di Ottone I di Sassonia. Successivamente il forte passò a Matilde di Canossa e ai Montefeltro che lo ristrutturarono trasformandolo in una perfetta macchina da guerra. San Leo tornò in possesso della Chiesa nel 1631.

Le mura massicce che cingono San Leo sembrano un tutt’uno con la roccia sottostante, poiché il nucleo fortificato se ne sta sullo sperone di pietra come una scultura naturale, e non è facile separare l’operato dell’uomo dalla bellezza del paesaggio… così come non è facile distinguere la storia dalla leggenda: certo è che qui morì nel 1795 Giuseppe Balsamo, meglio noto come Conte di Cagliostro, dopo avere scontato 4 anni di prigionia e sofferenze imposte dall’Inquisizione.

Nonostante l’idillio del panorama, infatti, la struttura detenne un ruolo infelice per lungo periodo: sotto il controllo dello Stato Pontificio divenne un severo carcere, e fino al 1906 la fortezza continuò ad essere una prigione. Proprio qui si concluse la storia di uno dei personaggi più enigmatici dell’illuminismo italiano, che dalla cella di Castel Sant’Angelo era stato trasferito a San Leo per volere di Papa Pio VI, timoroso che il prigioniero potesse essere liberato dai suoi adepti. Ma chi era questo detenuto tanto particolare? Nientemeno che uno stregone, un mago. Rinchiuso nella Bastiglia nel 1785, ne era uscito dimostrando la propria innocenza e addirittura prevedendone la caduta dell’imminente 1789. Accusato dalla monarchia francese di aver fatto sparire un collier, acquistato dal cardinale di Rohan per conquistare la benevolenza di Maria Antonietta, egli aveva astutamente provato che la colpa era di una contessa e di un suo amante.

Tacciato come eretico, imbroglione e truffatore, fu condannato nel 1791 a carcere perpetuo, da scontare nella fortezza. Rinchiuso per meglio dire quasi sepolto vivo, nella Cagliostrina, un'angusta cella alla quale si poteva accedere solo mediante una botola aperta nel soffitto e interrottamente sorvegliato. Così cominciò per lui il vero calvario: insultato dalle folle, deriso da personaggi di spicco come Goethe, fu ucciso dagli stenti o dagli aguzzini senza poi ricevere sepoltura ecclesiastica. La sua morte resta avvolta nel mistero, e c’è chi giura di averne incontrato il fantasma tra le antiche pietre di San Leo, anche se ormai la prigione è stata trasformata in un innocuo museo con documenti del tempo, armi, oggetti da guerra e ovviamente le sinistre celle in cui i furfanti venivano rinchiusi.

Anche la Cattedrale o Duomo di San Leo è un gioiello antico e prezioso, dedicata al santo patrono Leone, spia delle influenze romaniche lombarde databili al 1173. Il capolavoro romanico ha un interno sontuoso, abbellito da statue che riproducono i simboli tipici del Cristianesimo primitivo. La pianta, a croce latina, è suddivisa in tre navate e un transetto, e comprende una cripta e un presbiterio rialzato. Originariamente collegato al palazzo vescovile, tramite la torre campanaria, l’edificio della Cattedrale è oggi isolato e si mostra fiero in tutto il suo splendore.

Un’altra famosa torre campanaria è quella che sorge sulla cima del Monte della Guardia, una delle due cime che caratterizzano il Masso di San Leo. Isolata dal resto del borgo, la torre è senza dubbio l’edificio più solitario e per certi versi affascinante, costruita direttamente sulla roccia come se ne fosse una naturale continuazione. Un tempo la torre componeva, insieme ad altri palazzi, la cosiddetta Cittadella Vescovile che ospitava il Vescovo di Montefeltro, demolita dai Malatesta nel XIV secolo.

La Pieve è il più antico monumento del territorio del Montefeltro datato al IX secolo, espressione dell'architettura romanico-lombarda. La chiesa è costruita in pietra arenaria, calcare e pietre d'altro genere ed è fondata sulla roccia viva. Come nel caso della vicina Cattedrale, la facciata ovest non è provvista di porta d'entrata dal momento che l'affioramento roccioso ne impedisce l'agibilità. Essa è munitadi due accessi quasi frontali, uno su ogni lato dell'edificio: quello a nord si apre davanti alla Cattedrale, quello a sud, invece, vi si accede dalla piazza principale intitolata a Dante Alighieri. Sopra le porte d'entrata spiccano delle pseudologgette ornamentali a due archi, composti da pietre bianche e rosse alternate. La tradizione vuole che l'edificio fu innalzato sulla celletta dove San Leo si ritirava in preghiera.

Da vedere anche il Palazzo Mediceo, realizzato tra il 1517 e il 1523, voluto dalla Repubblica Fiorentina perché accogliesse il Governatore di San Leo e del Montefeltro. L’aspetto rinascimentale è impreziosito dallo stemma della città di Firenze, con la stilizzazione del giglio, intagliato su una pietra che reca la data 1521. Sul fronte del palazzo c’è anche il simbolo di Papa Giulio II Della Rovere: furono proprio gli esponenti di questa potente dinastia a ristrutturare l’edificio, tra Cinque e Seicento, con l’aggiunta della sala del Teatro. Oggi la struttura ospita il Museo d’Arte Sacra e l’Ufficio del Turismo.

Tra gli edifici di culto più interessanti nei dintorni di San Leo merita un accenno il convento di Sant’Igne, la cui fondazione è dovuta al’opera di San Francesco d’Assisi. Creato nel XIII secolo, situato a un paio di chilometri dal centro, il piccolo edificio ad aula unica custodisce un pregevole affresco con la Madonna in trono con Bambino e Santi dipinto nel 1535, oltre a un frammento di tronco dell’olmo sotto il quale, secondo la tradizione, Francesco predicò a San Leo, e che venne abbattuto nel 1662. Accanto alla chiesa c’è un chiostro, dall’aspetto semplice e lineare, e sul lato orientale della sala del capitolo ci sono alcune monofore trilobate che rappresentano un bell’esempio di gotico francescano.

La ricca storia di San Leo ha dato ispirazione alla nascita di tanti eventi culturali e feste popolari famose, che riportano in vita le tradizioni e le vicende di un tempo. La manifestazione estiva chiamata “Giullari in Festival – San Leo incontra Francesco” richiama la figura di San Francesco che passò nel borgo nel 1213 (si svolge l’ultimo week end di giugno (nel 2011: sabato 25 e domenica 26 giugno), mentre la rassegna “AlchimiaAlchimie” è dedicata a Cagliostro e si svolge ogni anno nell’anniversario della morte di Cagliostro e cioè il 26 agosto (nel 2011: venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 agosto), con mercatini e spettacoli di musica e intrattenimento per le vie del centro storico. Da non perdere la sagra delle ciliegie e la festa della trebbiatura, che regalano ai partecipanti i sapori e le atmosfere della tradizione popolare e contadina. Da provare, in tutte le occasioni di festa, alcune specialità culinarie locali come il digestivo alla liquerizia detto Balsamo di Cagliostro, il formaggio alle foglie di noce, il miele di San Leo e la spianata dolce.

San Leo dista poco più di 30 km da Rimini, da cui si può prendere in auto la statale 258 verso Arezzo per poi svoltare in direzione Pietracuta. Sempre da Rimini è possibile servirsi dei mezzi pubblici, con corse dirette e corse giornaliere che fermano a Pietracuta. L’aeroporto di Rimini è a soli 34 km, quello di Forlì è a 64 km, mentre quelli di Ancona e Bologna sono rispettivamente a 124 km e 140 km.

Orari delle visite:
La Fortezza rinascimentale di San Leo è aperta tutti i giorni (anche la domenica) dalle ore 9.00 alle ore 18.45.
Le Chiese romaniche: Pieve e Duomo (o Cattedrale) dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale: www.san-leo.it

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 Pubblicato da - 12 Aprile 2011 - ę Riproduzione vietata

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