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Castelfranco Emilia, cosa vedere e sapere della cittą emiliana

Castelfranco Emilia, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Il comune di Castelfranco Emilia si fa portabandiera di non una ma ben due culture vigenti a livello regionale, quella che impera nella provincia di Modena cui esso appartiene e quella dell’hinterland di Bologna, cui esso apparteneva rimanendo comunque legato sotto i profili idiomatico e diocesano. Il motivo è da ricercarsi nella storia amministrativa della località, che oggi conta oltre 32.000 abitanti ed è dunque a tutti gli effetti una cittadina dalla complessa organicità nonché perfettamente inserita in un territorio un tempo paludoso e attualmente foriero di grandi risorse idriche. Si spiega allora la relativa rigogliosità del circondario, arricchito dalla presenza di aree verdi quali il Bosco Albergati e Villa Sorra.

Un po' di storia

La zona, pur occupata e ridistribuita dai Romani, diede adito alla nascita di Borgo Franco soltanto in epoca medievale, precisamente all’inizio del XIII secolo. Si configurò quale avamposto di difesa fortificato, a guardia del perimetro bolognese, senonché nulla potè impedire al loco di essere espugnato dal patrizio Brandolino Conte Brandolini, una parentesi che a ogni modo non influì sul successivo destino di Castelfranco, divenuto comune nel 1542, separato nel 1929 dalla provincia di Bologna e inglobato da Modena.

Ottenuta nel 2005 la Medaglia d’Argento al Valor Civile per il sacrificio di 11 residenti passati alle armi dai nazifascisti, l’anno successivo è proclamata Città dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, portando così a compimento un percorso storico non troppo tortuoso ma certamente incisivo.

La summa dei viatici dalla fondazione all’affermazione si può (e deve) rileggere nei suoi passaggi fondamentali al Museo Civico Archeologico “A.C. Simonini”, dignitosa introduzione teorica preliminare a una visita fisica ai luoghi mutati nel tempo a Castelfranco ma conservativi in merito a una memoria che non sfugge.

Cosa vedere a Castelfranco Emilia

E’ cosa buona e giusta studiare un itinerario idoneo e completo che parta dal centro storico, là dove attendono i turisti le chiese di San Giacomo e Santa Maria Assunta.

La prima, semplice e a unica navata, è stata soggetta a molteplici restauri, fa della sobrietà un punto saldo e delle sue opere un vanto, opere che annoverano sculture, dipinti e l’olio su tela di Elisabetta Sirani in cui è raffigurata la Beata Vergine di Loreto con Santi.

La seconda, ch’è anche l’edificio religioso più antico dell’abitato, è antecedente al Cinquecento, possiede un monumentale campanile seicentesco e numerose opere, tra le quali si distingue senza dubbio l’Assunta, dipinto eseguito da Guido Reni. Altre strutture aperte al culto si dispongono nelle diverse frazioni a costellare il nucleo centrale, la Chiesa dei Santi Maurizio e Lazzaro a Recovato, la Chiesa di San Bartolomeo a Manzolino, la Chiesa di San Filippo e San Giacomo a Panzano e via via tutte le altre, da scoprire e comparare per la diversità di stili che le permea.

Dovendo localizzare con maggior precisione il censo cittadino indicando un tour che preveda l’esclusiva oscultazione culturale di Castelfranco Emilia, vale la pena concentrarsi sugli elementi architettonici più significativi incastonati entro la città. Si passi dall’ex fornace Cuccoli, casa corte duecentesca senza eguali in tutta la regione, al Forte Urbano, una grande fortezza voluta nel ‘600 da Papa Urbano VIII, costituita da un corpo quadrato fortificato assolutamente autosufficiente all’epoca, ora trasformata in casa di lavoro.

Merita attenzione il Mulino Forlani, un bacino etnografico di rilievo che custodisce macine di pietra, utensili lignei e strumenti del mestiere. In prospettiva residenziale è Palazzo Cappi ad assolvere le esigenze del genere, appartenuto a una stimata famiglia di fornai e attualmente riconoscibile per il bel portico. Assai vetusto è Palazzo Piella, risalente al Duecento e dotato dapprima di un eccezionale giardino all’italiana, purtroppo andato distrutto alla fine della Seconda Guerra Mondiale ma in parte ricreato secondo i canoni pregressi.

Villa Solimei si ammanta di eleganza, abituando gradualmente gli occhi dell’avventore alla visione esplicita e senza fronzoli di Villa Sorra, un monumento assoluto di Castelfranco Emilia, epigono di una tradizione castellare (testimoniata dal Castello di Panzano, ospitante un ricco Museo delle auto d’epoca allestito da un privato) radicata e capace di evolversi fino a contemplare veri complessi residenziali: Villa Sorra tiene fede a questa evoluzione e si compone oggi di un corpus fitto di edifici rustici, scenografiche rovine, vie d’acqua nonché di un emozionante parco pervaso dal romanticismo ottocentesco più enfatico e acuto.

E’ giusto sapere che Castelfranco Emilia si presenta come la patria reale del tortellino, creato secondo racconti popolari da un oste tenendo a mente l’ombelico di una donna nuda spiata dal buco della serratura. Immancabile allora una festa interamente dedicata alla prelibatezza nostrana, la Sagra del Tortellino, che si celebra la seconda settimana di settembre e nella quale si può accompagnare l’eccellenza gastronomica con dell’ottimo vino bianco locale e il celeberrimo lambrusco.

Come arrivare a Castelfranco Emilia

La distanza che separa Modena da Castelfranco Emilia è di ca. 12 km, colmabili percorrendo in auto la SS 9 Via Emilia in direzione Bologna; la stazione ferroviaria si trova a Castelfranco Emilia; in autobus ci si può avvalere della linea extraurbana 760 in partenza dalla stazione di Modena oppure della linea extraurbana 87 in partenza dalla stazione di Bologna; a Bologna c’è l’aeroporto cui fare riferimento.
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