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Roccamonfina (Campania): il paese nel cratere del vulcano estinto

Roccamonfina, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Roccamonfina ha un’ubicazione particolarissima, venendosi a trovare al centro della conca craterica formata dall’omonimo vulcano inattivo ormai da 70.000 anni circa. Siamo, per chi ancora non lo sapesse, nell’area dell’alto casertano in Campania, ampiamente caratterizzata dalla presenza di folti castagneti che vanno a comporre armoniosamente il Parco regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano.

L’intera zona reca vive tracce di antichissimi insediamenti umani e resti di mura facenti parte di un sistema di fortificazioni atto a contrastare le dinamiche belliche creatasi nel corso della famigerata guerra latina anteponente Roma alle città di Ausona Aurunca e Capua, queste ultime sconfitte e rassegnate così alla lunga egemonia esercitata dall’Impero.

Storia

In epoca medievale, Roccae Monfini prese corpo come feudo dapprima normanno e poi svevo, soggetto al controllo di influenti famiglie quali i Gallucio, i Marzano e i Caiano, tutt’altro che deleterio data l’importanza commerciale acquisita rapidamente dal borgo e tenuta strettamente salda praticamente fino a oggi perpetrando gli antichi valori senza cedere anche urbanisticamente alle lusinghe della modernità. Perciò Roccamonfina è ancora un paesello sobrio e originale, bellissimo in molteplici aspetti e ricco in virtù di un patrimonio artistico e architettonico certamente notevole per una località di appena 3.500 abitanti.

Cosa vedere a Roccamonfina

Molto rappresentativi risultano essere in primis gli edifici religiosi, pittoreschi e monumentali allo stesso tempo, eleganti per come si presentano e fieri per il loro trovarsi in posizioni geografiche peculiari. C’è il Santuario della Madonna dei Lattani, ad esempio, eretto nel XV secolo dopo che un pastore scoprì all’interno di una grotta l’immagine della Madonna, evento ritenuto dalla popolazione un autentico miracolo. In origine il santuario nacque come semplicissima cappella, ampliata man mano e doverosamente restaurata fino ad assumere la veste odierna. Il complesso, elevato a dignità di basilica minore nel 1970 da Papa Paolo VI, conta una chiesa, un convento e l’ormai famoso Romitaggio di San Bernardino. La chiesa, in particolare, possiede un eccezionale censo all’interno costituito da diversi affreschi, vetrate policrome e una cappella dedicata alla Vergine dei Lattani che possiede una cupola dipinta e contiene la statua della Madonna con Bambino. Il convento ha invece un bel cortile e un chiostro alquanto suggestivo.

Nella piazza centrale di Roccamonfina – in tempi passati ospitante il mercato settimanale con annessa fiera e nell’800 intitolata al senatore Nicola Amore - sorge la stupenda Chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore, il cui elemento di maggior pregio consiste in un campanile di fine Settecento alto 40 metri, avente un orologio decorato a maioliche che rappresentano le quattro stagioni: insomma, decisamente inusuale per forma ed estetica. Questo monumento ecclesiale risale all’XI secolo e l’ambiente interno è strutturato secondo il percorso delle sue tre navate. Tutti gli arredi sacri trovano collocazione nell’adiacente Museo parrocchiale. Per inciso, sulla piazza s’affaccia anche Palazzo Colletta, ascrivibile al Quattrocento.

L’hinterland del borgo si può dire brulichi letteralmente di luoghi sacri, come la Chiesa di Ognissanti posta in località Ciccioni. Risale al XII secolo ed è una sopravvissuta alle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Si presenta così come una secolare chiesa di culto che sfoggia un po’ tronfia uno scenografico arco trionfale ogivale gotico e all’interno ben quattro altari, il centrale sovrastato dalla nicchia contenente la statua della Madonna di Costantinopoli. A lato dell’altare di sinistra si prende il proprio spazio una teca lignea dorata con la settecentesca effige statuaria della Madonna Addolorata. Sulla parete destra va contemplata la tela della Madonna col Bambino tra Sant’Antonio da Padova e San Vincenzo Ferreri; la Morte di San Giuseppe è posta specularmente all’opera. Il dipinto più recente lo si scorge nella lunetta del portale d’ingresso, raffigura la Madonna col Bambino tra angeli e reca la firma dell’artista locale Angela Petteruti Anseimo, che la dipinse nel 1937.

La lunga sequenza di vestigia sacre è per il turista un intrattenimento che prende ben più di una giornata ma stimola certamente cultura e una buona dose di immedesimazione nelle epoche di erezione di tali edifici: in località Gallo si staglia la Chiesa di San Michele Arcangelo con il valente fonte battesimale marmoreo di fattura seicentesca; la duecentesca Chiesa di San Giovanni Battista, fedele al puro stile romanico, appartiene alla frazione di Torano-Filorsi e possiede una magnifica volta che però, complici due terremoti e sistematica incuria, ha visto scomparire negli anni i suoi affreschi; completano il quadretto la settecentesca Chiesa di Santa Maria della Carità in località Fontanafredda e la barocca Chiesa di San Nicola in località Garofali. Anche le cappelle non si contano e fra queste possiamo menzionare quelle di Sant’Antonio Abate e di San Lorenzo, in località Tuoro di Tavola l’una, località Tuorisichi l’altra.

L’architettura ha a Roccamonfina molte voci e diverse sfaccettature, evidenti nella presenza di altri punti di lapalissiano interesse, vedesi il cosiddetto Orto della Regina, che sul Monte Frascara a quota 928 metri s.l.m. si mostra nelle fattezze di recinto megalitico costituito da grossi blocchi di pietra disposti a secco e formante un complesso murario lungo 180 metri e largo 35. Per rimanere nell’argomento, suggeriamo agli avventori di recarsi conseguentemente alla Ferriera borbonica del Savone, che si trova in prossimità del fiume e di una cascata naturalisticamente ineccepibile il cui salto è di 30 metri. Il Lavatoio dell’Acquarotta è stato di recente ristrutturato e lungo il sentiero diretto a Gallo offre uno scorcio di passata esistenza.

Ai margini dell’abitato se ne sta quieto il vecchio borgo medievale di Cerquarola, i cui ruderi testimoniano che qui c’era vita finché, a causa del terremoto, seguì un irreversibile abbandono. Non un borgo fantasma ma piuttosto un borgo assimilato pian piano dalla natura che lo ha avvolto lasciando affiorare comunque i suoi resti. Nelle immediate vicinanze, dunque in località San Domenico, ecco sorgere l’omonima chiesa, che colpisce gli occhi affascinandoli con la sua maestosa facciata sulla quale s’inscrivono tre nicchie contenenti le statue di San Giuseppe, San Pietro e il Sacro Cuore di Gesù. Il coro ligneo settecentesco a 25 stalli corrisponde a una di quelle magnetiche meraviglie artistiche che impediscono le palpebre di chiudersi.

Eventi, sagre e manifestazioni

I principali eventi che si svolgono nel territorio di Roccamonfina sono due, la Festa patronale dedicata a Sant’Antonio l’ultimo martedì di maggio (con la statua condotta in processione dal Santuario dei Lattani alla Chiesa di Santa Maria Maggiore attraverso il rito della Calata di Sant’Antonio, poi riposta nel naturale alloggiamento con la Salita di Sant’Antonio l’ultima domenica di agosto) e la Sagra della Castagna e del Fungo porcino di Roccamonfina, organizzata per ravvivare ben quattro weekend di ottobre celebrando i prodotti tipici del paese.

Come arrivare a Roccamonfina

Si percorra l’Autostrada A1 uscendo a Caianello, si svolti sempre a sinistra negli incroci che seguono e si presti attenzione alle indicazioni per Roccamonfina; la stazione di Sessa Aurunca-Roccamonfina è posta sulla linea ferroviaria Roma-Formia-Napoli; linee autobus extraurbane collegano la stazione ai centri abitati; l’aeroporto di Napoli Capodichino è quello di riferimento.

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