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Bacoli e la sua baia: visita alla cittą, tra mare e vulcani

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“Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti”: è questo il commento che Simmaco, in epoca romana, esprime di fronte all’impareggiabile fascino di Bauli, l’odierna Bacoli in provincia di Napoli. Fondata proprio dai romani in un’area di origine vulcanica, che racchiude il fascino sublime e drammatico della natura incontrollabile, Bacoli è oggi una località di circa 27 mila abitanti, appartenente al sistema dei Campi Flegrei e comprendente gli antichi centri greco-romani di Baia, Fusaro, Miseno e Miliscola, mitica sede della flotta pretoria degli imperatori.

Il territorio che ospita Bacoli è formato dall’allineamento di ben sette vulcani, disposti su un’unica direttiva, in cui si alternano crateri più o meno erosi dal tempo. Tra un rilievo e l’altro si nascondono preziosi reperti archeologici carichi di storia, impazienti di narrare ai visitatori le vicende passate delle gloriose popolazioni locali, che costituiscono una delle maggiori attrattive turistiche del luogo. Tra le tracce più rilevanti del tempo romano c’è la cosiddetta Tomba di Agrippina, unica struttura sopravvissuta di un’antica villa marittima: si tratta di un tipico “odeon”, ovvero un piccolo teatro, realizzato in età augustea o giulio-claudia e poi trasformato in un ninfeo a forma di emiciclo.

Da vedere anche le celebri Cento Camerelle, un complesso di cisterne noto nella tradizione come “Prigioni di Nerone”, probabilmente per la struttura intricata e quasi incomprensibile della costruzione. Costruite tra il periodo tardo-repubblicano e il I secolo d.C., le cisterne venivano forse utilizzate dalla villa dell’imperatore Ortensio Ortalo, ereditata in seguito da Antonia Minore e, per finire, da Nerone. L’edificio si sviluppa su due piani diversi, indipendenti tra loro, abbarbicati su uno sperone tufaceo affacciato verso il mare. Il piano inferiore è anche il più antico, traforato di cunicoli voltati: oggi soltanto il corridoio più a destra è visitabile, e conduce a un punto panoramico sorprendente sul paesaggio costiero sottostante. Al piano superiore c’è un’ampia cisterna suddivisa in quattro navate.

Entro i confini di Bacoli c’è la splendida frazione di Baia, ma oggi se ne può osservare soltanto la parte che in origine sorgeva in collina: la zona bassa dell’insediamento infatti, quella lambita direttamente dal mare, è stata completamente sommersa dalle acque del Tirreno e se ne sta nascosta tra la sabbia dorata e il mare cristallino, a riposo dopo secoli lontani di avventure.

Gli scavi sono stati condotti a partire dal 1941 e a poco a poco hanno portato alla luce ville e stazioni termali della tarda epoca repubblicana e di età augustea, adrianea e severa. Tra i monumenti e i resti che si possono ancora ammirare spiccano il Tempio di Diana, il Tempio di Mercurio e quello di Venere, che benché portino il nome di luoghi di culto venivano utilizzati come eleganti complessi termali.
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Di età un poco più giovane ma altrettanto interessante è il Castello Aragonese, eretto nel 1495 sulle vestigia del Palazzo Imperiale romano, in posizione panoramica a strapiombo verso il mare. Profondamente rinnovato tra il 1535 e il 1550 per volere del viceré spagnolo Don Pedro de Toledo, il maniero è oggi decorato da un grande stemma di marmo della famiglia Borbone, posizionato sull’antico ingresso ad arco. Oggi il castello è adibito a Museo Archeologico dei Campi Flegrei, e ospita vari oggetti d’uso romano rinvenuti nei dintorni oltre alla riproduzione del ninfeo ritrovato nei pressi di Punta Epitaffio. Quest’ultimo raffigura l’episodio omerico di Ulisse che, con l’aiuto del compagno Baio, spinge il ciclope ad ubriacarsi di vino per poi escogitare la fuga.

Ma Bacoli non è soltanto memoria, storia passata di tempi dimenticati: viva e presente è la voglia di stare insieme, valorizzare il proprio territorio e far conoscere ai visitatori le tradizioni locali e l’ospitalità. Tra i numerosi eventi che si organizzano durante l’anno, specialmente nella stagione estiva, va segnalata l’attesissima sagra delle cozze, che si tiene alla fine di luglio e prevede la degustazione di ottimo pesce fresco, accompagnato dai migliori vini D.O.C.

A rendere ancora più invitante la meta, insieme al paesaggio e alla ricchezza di testimonianze storiche e culturali, ci pensa il clima mediterraneo: le estati, calde e soleggiate ma sempre accarezzate dalla brezza, e gli inverni dolci, sono l’ideale per chi cerca una vacanza all’insegna del mare e della vita all’aria aperta. Le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno infatti da una minima di 4°C a una massima di 13°C, mentre in luglio e agosto si va dai 18°C ai 30°C. Le precipitazioni sono scarse nella bella stagione, mentre superano una media di 100 mm mensili soltanto tra ottobre e gennaio.

Per raggiungere Bacoli ci sono varie possibilità. Chi viaggia in auto, una volta arrivato a Napoli, dovrà semplicemente attraversare la città e svoltare nella A56 in direzione Tangenziale, quindi imboccare l’uscita Pozzuoli, superare Pozzuoli e continuare lungo la SP2 fino a Bacoli. Chi si serve del treno deve scendere alla stazione di Napoli Centrale, in piazza Garibaldi, per poi prendere la metropolitana della linea 2 in direzione Pozzuoli e scendere a Bagnoli o Pozzuoli. Una volta scesi, il collegamento con Bacoli è garantito dagli autobus di linea. Infine l’aeroporto più vicino è quello di Napoli, a 31 km circa.
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