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Le foto di cosa vedere e visitare a Carignano

Carignano (Torino):gli eventi e cosa vedere

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Se l’hinterland di Torino appare oggi tanto ricco e florido di meraviglie, lo si deve nella giusta percentuale anche alla fiabesca Carignano, rappresentativo comune piemontese di 9.210 abitanti a 20 km dalla Città della Mole.

Per anni la località ha prosperato e quasi vissuto di rendita, trascinata economicamente dal proficuo Lanificio Bona e, per ironia della sorte, afflitta dal lanificio stesso a seguito del suo fallimento.

La storia di Carignano e le sue chiese

Il territorio in cui sorge ha “zampillato” per secoli riconsegnando alla luce numerosissimi reperti archeologici doverosamente accumulati in musei e similari edifici in quanto preziosissime testimonianze di viatici storici indubbi, viatici che registrano in primis il passaggio dei Romani a lungo presenti con insediamenti e colonie dei quali anche Carignano fece parte.

Scandita dal trittico di chiese costituito dalle Pievi romaniche di Madonna degli Olmi, San Remigio e San Vito, l’area comunale è stata calcata dai Longobardi prima (alcune necropoli ritrovate avvalorano questa asserzione) e dai Carolingi poi.

Sotto il Marchesato di Saluzzo, Carignano comincia a prendere forma acquisendo, sebbene molto lentamente, un’identità sottoforma di Castello citato in un documento del 1064, punto di riferimento per la formazione di un nucleo fortificato, nella fattispecie un borgo murato delimitato da cinte perimetrali destinate ad allargarsi venendo dotate della Porta di Po, del Rivellino, dei Meinardi e del Mercato.

Nel Seicento un radicale cambio di conformazione non sacrifica il potenziale difensivo ma favorisce un agevole sviluppo urbanistico e, di rimando, il proliferare di luoghi di culto e organizzazione ecclesiastica come la nuova Parrocchiale di San Giovanni, il Monastero delle Clarisse di San Giuseppe e la Chiesa della Misericordia, a cui si aggiungono la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Sant’Agostino (custodisce l’altare di San Nicola di Bari scolpito da Pietro Somazzi) e la Chiesa di Santa Maria Maddalena nel medesimo sito della Cappella della Madonna di Loreto.

Il territorio carignanese si evolve di pari passo alle epoche storiche e alle turbe del Settecento, il secolo che assiste alla moltiplicazione delle cascine rurali (Cascina Gabbia) e delle ville (Sesseno, Rivarolo, la Ca’, Cantalupa) alle quali si aggregano ulteriori cappelle, meno sparse rispetto a croci, piloni e cappelle più piccole quali San Rocco, San Grato e Pilone Virle.

Le maggiori edificazioni di natura religiosa si hanno quasi tutte in questo periodo contraddistinto dalla sistematica applicazione del barocco, di cui recano testimonianza palese il Santuario del Vallinotto (con cupola a tre piani e affreschi interni del pittore Pier Francesco Guala), la Cappella dell’Ospizio di Carità e la già citata Parrocchiale di San Giovanni.
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Il ruolo del Lanificio Bona

Nell’Ottocento Carignano paga caro il grande slancio industriale profuso dal Lanificio Bona che, modificato profondamente l’abitato per l’inserimento prepotente dell’opificio a scapito di chiese e monasteri, pretende ora di allungare la mano capitalista su vetusti palazzi signorili come Palazzo Provana del Sabbione, Palazzo Rasino e casa San Martino della Morra. Lo stabilimento, sempre più distaccato dal centro e sempre meno competitivo sul mercato, fallisce negli anni ’80 del Novecento risultando ancora oggi un caso per certi aspetti controverso. All’interno del fabbricato i locali sono stati adibiti in modo tale da ospitare in pianta stabile l’Ecomuseo del Tessile e il Museo Civico "Giacomo Rodolfo").

Un po’ malandata e con i vestiti sgualciti, Carignano beneficia della politica fascista inerente la promozione ed esecuzione dei lavori pubblici (costruiti lavatoi comunali, bagni pubblici, abitazioni plurifamiliari e case popolari), proseguiti nel secondo dopoguerra (ma ovviamente non più dal regime fascista) con la realizzazione di imprese fondamentali come l’acquedotto, la rete fognaria, l’asfaltatura delle vie e persino l’illuminazione pubblica.

Cosa vedere a Carignano

La Carignano della contemporaneità è un luogo dall’irresistibile fascino turistico, urbanisticamente eterogeneo ma comunque pervaso da tante chiese che fanno in sostanza la storia della cittadina, così come se n’è parlato finora.

Principessa incontrastata dell’intero apparato ecclesiastico rimane la Chiesa dei Santissimi Giovanni Battista e Remigio con il suo campanile neobarocco, ovvero il Duomo simbolo della località, progettato nel 1755 dal famoso architetto Benedetto Alfieri. Si ammirino di essa l’anticonvenzionale facciata convessa e all’interno a navata unica gli altari e la molteplicità di cappelle, ben sei equamente divise a sinistra e a destra del presbiterio. L’edificio è adornato da magnifiche opere d’arte, vedesi il marmoreo altare maggiore plasmato da Rossi e Bottinelli, la quadrilogia scultorea dei Dottori della Chiesa di Carlo Giuseppe Bollina e l’altorilievo raffigurante il Padreterno Benedicente e i Santi patroni della Città di Giovanni Battista Bernero. La chiesa possiede un proprio organo, che si fregia di una cassa intagliata nel 1771 da Giuseppe Antonio Riva.

Eventi e manififestazioni a Carignano

In Piemonte sono in migliaia a recarsi a Carignano per assistere al folcloristico Carnevale, articolato in quattro sfilate di carri allegorici (realizzati dagli abitanti dei quattro borghi storici, che sono Borgo Torre, Borgo dei matti, Borgo Piazza e Borgo Fuori Mura) di scena nelle due domeniche (pomeriggio) antecedenti il Martedì Grasso, in un sabato in notturna e naturalmente nel Martedì Grasso stesso.

In autunno si festeggia il topinambur, detto rapa tedesca, ma che in dialetto locale è chiamato Ciapinabò, uno degli ingredienti della bagna cauda. La Sagra del Ciapinabò, che si svolge ad ottobre, è quindi il momento giusto per scoprire i prodotti e la cucina tradizionale di queste terre.

Come arrivare a Carignano

In auto percorrere l’Autostrada A6 Torino-Savona, uscire a Villanova d’Asti e proseguire per Poirino-Carmagnola-Carignano; in tangenziale sud uscire a La Loggia e immettersi nella ex SS 20; in autobus disponibili tre autolinee ATI: da Torino, Saluzzo-Torino, Alba-Bra-Carmagnola-Torino; le stazioni ferroviarie più vicine sono Torino Lingotto, Torino Porta Nuova, Villastellone e Carmagnola; l’aeroporto di riferimento è l’internazionale “Sandro Pertini” di Caselle Torinese.


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